GOALCi sono giocatori che verranno ricordati sempre e per sempre. Non importa se siano stati campioni o no, non importa se abbiano vinto trofei o meno, non importa neanche se abbiano segnato caterve di goal o pochissimi in tutta la loro carriera. Ecco, Stephane Dalmat è uno di questi. Non è stato un giocatore vincente, non ha segnato montagne di goal, non è stato continuo; eppure è impresso nei ricordi di tantissimi appassionati di calcio.
Ma come mai? Semplice, davvero basilare. Perché toccava il pallone come pochissimi altri hanno fatto nella storia. Non aveva la mentalità per sfondare ad alti livelli, poca cattiveria e probabilmente anche una grande dose di sfortuna con qualche acciacco fisico di troppo. Ma i lampi di genio di Dalmat sono indissolubili, tra goal da fuori area inaspettati e dribbling secchi come oggi quasi non se ne vedono più.
In Italia lo abbiamo conosciuto con la maglia dell’Inter, ma prima di arrivare a parlare della sua esperienza a Milano, ripercorriamo brevemente gli inizi della sua carriera. Nasce e cresce nelle giovanili dello Châteauroux, squadra con la quale debutta in Ligue 1 nella stagione 1997-1998. Subito un anno da titolare, con un goal messo a segno in campionato. La classe è già palese e per questo ci crede il Lens campione di Francia, che l’anno dopo lo porta tra le sue fila. Altra ottima stagione per il giovane Dalmat, che esordisce in Champions league e vince il primo trofeo della sua carriera, la Coppa di Lega francese nel 1999.
Altro scatto in avanti nella carriera: l’anno dopo gioca nel Marsiglia, l’anno successivo ancora nel Paris Saint-Germain. Qui comincia ad evidenziarsi una grande pecca di Dalmat: non riesce a stare per più di un anno nella stessa squadra, trova scarsa continuità ed i passi in avanti degli anni scorsi non si vedono più. Segna solo un goal con il PSG e solo uno anche con il Marsiglia. Sono le due grandi squadre del calcio francese e lui manca l’appuntamento con la gloria in patria.
Ed ecco che al suo soccorso arriva Massimo Moratti. Nel gennaio del 2001 il presidente dell’Inter si innamora del talento di Dalmat. Non importa che il giocatore abbia fatto vedere molte lacune in termini di personalità, il numero 1 nerazzurro crede fortemente in quel talento limpido palla al piede. Forse gli ricorda anche il suo più grande amore calcistico, ovvero Alvaro Recoba.
L’Inter lo preleva dal PSG in cambio della metà del cartellino di Marcos Vampeta. Era una squadra, quella nerazzurra, davvero disastrata. Allenata da Marco Tardelli, si apprestava a chiudere quel campionato al quinto posto. Dalmat fa il suo debutto in Serie A il 28 gennaio 2001, nell'incontro Inter-Bari terminato 1-0. Segnò la sua prima rete in nerazzurro il 21 aprile, nella gara vinta 4-2 contro la Fiorentina. Un bolide di destro dalla lunghissima distanza, che si va ad insaccare esattamente nel sette, con Francesco Toldo (poi nerazzurro) che si tuffa senza riuscire nemmeno a sfiorare la sfera.
Ma dopo questo goal, Dalmat vive uno dei momenti più bassi della storia dell’Inter. A maggio arriva il Derby contro il Milan, è la prima stracittadina milanese per il calciatore francese, che diventa uno degli sfortunati protagonisti del 6-0 inflitto dal Milan e passato alla cronaca mondiale. Anni dopo, raccontò così quel suo primo Derby in Italia, con Gattuso come incubo:
"Durante il mio primo derby milanese, il compito di Gattuso era quello di marcarmi a uomo. Mi sembrava di avere un cane dietro di me. Quel giorno abbiamo perso per 6-0, è stato complicato... Era cattivo. Lo vedevo dai suoi gesti, dalle sue parole, ringhiava, ti affrontava per dimostrare che era lui il capo, e ammetto che in quella partita è stato davvero difficile".
Intanto il campionato 2000-2001 si appresta a finire e contro la Lazio, il 27 maggio, Dalmat firma la sua seconda perla in nerazzurro. L’Inter perde 1-0 ma a tempo scaduto, Recoba batte una punizione corta, il francese praticamente da fermo, dai 25 metri, scarica un’altra sassata verso la porta avversaria. Ma questo goal ha una storia molto curiosa dietro…
Con quella rete Dalmat divenne un idolo dei tifosi della… Roma! La Lazio stava lottando per lo Scudetto, ma quel pareggio alla terzultima giornata di campionato mise i biancocelesti fuori causa. A vincere quel titolo fu proprio la Roma, che quindi deve una parte dello Scudetto anche al genio di Dalmat.
La stagione seguente arriva all’Inter Hector Cuper . Dalmat doveva essere uno dei titolari indiscussi di quella squadra, ma nel 4-4-2 dell’argentino trova poco spazio, anche perché continua ad essere incostante e spesso infortunato. E’ la stagione però che vede il ritorno dall’infortunio di Ronaldo, con Dalmat che lo guarda estasiato in allenamento (dirà sempre che per lui il Fenomeno è stato il calciatore più forte di tutti i tempi). E c’è un aneddoto sul brasiliano che Dalmat ha raccontato dopo aver lasciato l’Inter.
"Ogni martedì mattina ci dovevamo pesare e Ronnie non voleva mai salire sulla bilancia. Per lui era un problema psicologico, gli dava fastidio vedere il suo peso. C’era tensione e spesso poteva anche finire male. Il mister [Cuper] era rigido su questo, ma Ronaldo non ne voleva sapere e su quella bilancia, alla fine, non ci è mai salito ”.
E’ la stagione del famoso 5 maggio, ma in generale è la stagione dove l’Inter sfiora un po’ di tutto ma non porta a casa nulla. In Coppa UEFA arriva in semifinale ma esce per mano del Feyenoord, che poi vincerà la competizione. In campionato è una galoppata gloriosa, o almeno lo sembra. Dalmat, purtroppo per lui, sarà protagonista anche di un altro momento molto triste della storia nerazzurra.
Quel 5 maggio, contro la Lazio, lui era in campo. Gioca mezz’ora della ripresa ma non incide, anzi, è un’ombra come spesso gli capitò in quella stagione. E pensare che qualche giornata prima, contro il Chievo, era stato autore di un goal da cineteca , fondamentale per il punto guadagnato al Bentegodi.
Nel mentre per tutti i tifosi dell’Inter era diventato “Joystick”, un soprannome che è tutto un programma. Era capace di fare giocate e dribbling da videogioco, come se avesse appunto un joystick a comandare i suoi piedi. Gli spettatori sapevano che prima o poi Dalmat avrebbe fatto una giocata delle sue, anche fosse solo un dribbling inutile in mezzo al campo. Lasciava comunque a bocca aperta per lo stile unico delle giocate.
L’anno dopo non trova molto spazio, finirà la stagione senza goal e lascerà l’Inter con grande rammarico nell’estate del 2003. Anni dopo dichiarerà che abbandonò Milano per un cattivo rapporto con Cuper e per via degli acquisti di Kily Gonzalez e van der Meyde, suoi competitors per lo stesso ruolo.
Da questo momento comincia a girovagare per il mondo, tra Inghilterra, Spagna e Francia. Senza trovare però fortune. Uno dei pochi squilli della sua restante carriera lo riserva per il periodo del Bordeaux . In una partita di Champions League contro il PSV (vinta per 1-3) segnò una rete con un pallonetto da oltre 20 metri. Una traiettoria pazzesca che lasciò tutta la squadra avversaria di sasso. Erano le sue giocate, quelle che valeva la pena aspettare anche per un anno intero. In quella stagione vincerà anche il suo secondo e ultimo trofeo, un’altra Coppa di Lega francese .
Ritiratosi nel 2012 al Nimes, a soli 33 anni, senza per altro mai giocare una partita in quest’ultimo anno della sua carriera. Prese molto male la fine della sua avventura con il calcio giocato.
" Dopo la mia carriera ho sofferto di depressione. Ho avuto dei problemi personali. Noi giocatori viviamo in una bolla, in più il fatto di dover tagliare completamente con il passato… Per sei anni non ho fatto nulla".
Un racconto straziante, che si lega ad un incidente avvenuto qualche anno dopo. Mentre era in Francia, senza nessun ruolo nel mondo del calcio, Stephane Dalmat ha un incidente con la moto. Vivo per miracolo, passò sei giorni in coma.
"A Bordeaux ho avuto un incidente in scooter. Ho trascorso sei giorni in coma, sono stato su una sedia a rotelle per sei mesi. Solo la mia famiglia lo sapeva, non avevo più niente. Mi sono fratturato il bacino, ho avuto delle viti fissate per tre mesi, ho subito una trentina di operazioni. Dopo l’ultima ho ricominciato a vivere come prima. Al momento mi diverto, viaggio, ma prima o poi dovrò trovare un’occupazione, un progetto serio. Qualcosa da fare quando mi alzo la mattina".
Adesso l’ex calciatore francese si è ripreso, vive sempre in Francia e all’età di 44 anni appena compiuti, vorrebbe un qualsiasi ruolo nel calcio per tornare ad essere parte del suo vecchio mondo. Intanto i tifosi dell’Inter non lo dimenticano mai, per loro sarà sempre “Joystick”.
