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Jose Mourinho Inter barcelona 2010 Champions LeagueGetty Images

Il discorso di Barcellona, Ibrahimovic, Sneijder: i retroscena di Mourinho sul Triplete

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Vincere la Champions League è uno dei traguardi più grandi che un calciatore possa raggiungere nell'arco della carriera, farlo al culmine di una stagione perfetta con Coppa Italia e campionato già in saccoccia è, però,  l'apoteosi più pura del trionfalismo. Nel caso dell' Inter, l'attesa era di quelle importanti: 45 anni dall'ultima volta, quando in tv c'era ancora il bianco e nero e la competizione in questione si chiamava Coppa dei Campioni. Solo questi dettagli bastano per far comprendere quanto fosse stata importante quella vittoria.

Guarda l'intervista di Mourinho a 'Linea Diletta' su DAZN

L'ultimo acuto prima dell'addio per il condottiero, per José Mourinho, in lacrime durante l'abbraccio a Materazzi nei parcheggi del 'Bernabeu' che segnò l'inizio di un periodo più nero che azzurro per la 'Beneamata': nessuno, infatti, sarebbe poi riuscito a rinverdire i fasti di 'mourinhiana' memoria e i successi in Supercoppa Italiana e Mondiale per Club con Benitez non furono altro che i frutti della semina fatta dallo 'Special One' mesi prima.

Un percorso vincente e caratterizzato da tappe dal sapore epico: come la semifinale di ritorno a Barcellona contro 100mila tifosi catalani con in corpo il fuoco della 'remuntada' che non avverrà mai, una strenua resistenza con relativo picco di intensità nei dieci minuti finali dopo il goal dell'illusione di Gerard Piqué, non sufficiente a ribaltare il 3-1 dell'andata.

Jose Mourinho Inter barcelona 2010 Champions LeagueGetty Images

Momenti che segnano, che forgiano il carattere anche di professionisti navigati come quelli su cui poteva contare l'Inter, 'punti' nell'orgoglio proprio nel momento decisivo da Mourinho che seppe toccare le corde giuste per spingerli verso l'infinito e oltre, come raccontato ai microfoni di 'Linea Diletta' su DAZN qualche tempo fa.

"Dal punto di vista umano quello era un gruppo speciale, loro hanno tirato fuori il meglio di me come io ho fatto con loro, aiutandoli individualmente ad arrivare al punto più alto della loro carriera. Il discorso prima di Barcellona-Inter? Mi è uscito dal cuore, perché quando ho vinto la mia prima Champions mio figlio, innamorato del calcio, aveva 4 o 5 anni e non si ricordava. In quella stagione lì mio figlio mi diceva sempre: 'Voglio vincere una Champions e ricordarla per sempre'. Abbiamo parlato di questo con i giocatori ma non di mio figlio, di quelli di tutti: magari per tanti di loro era l'ultima opportunità di vincere una Champions, perché più della metà della squadra era composta da gente 'now or never'. Abbiamo provato lì, tutti insieme, quella sensazione che il Barcellona non avrebbe vinto mai nella vita nemmeno giocando tre, quattro o cinque ore, perché noi avevamo qualcosa in più".

Zlatan Ibrahimovic Jose Mourinho InterGetty

Della truppa blaugrana faceva parte Zlatan Ibrahimovic, il grande ex volato in Spagna per tentare l'assalto alla coppa dalle grandi orecchie che all'Inter sembrava una chimera. Sì, sembrava, tempo imperfetto di nome e di fatto: fu proprio grazie alla cessione dello svedese che l'alchimia del gruppo nerazzurro raggiunse vette inesplorate fino a quel punto, quando la sensazione generale rispecchiava un pessimismo cosmico sulle possibilità di un'affermazione anche in Europa, dopo anni di dominio in Italia che ormai non bastavano più a soddisfare la fame di vittoria dei tifosi.

"Nello spogliatoio abbiamo ricevuto la notizia che lui andava via e Ibra, che è un ragazzo fantastico ma con una grande autostima, ha detto: 'Io devo andar via perché voglio vincere la Champions'. I n quel momento lì mi è uscito, spontaneo: 'Magari non sei tu che vinci, magari vinciamo noi'. Penso che la squadra abbia trasformato la 'paura' di perdere un giocatore come Zlatan in un obiettivo, provare a vincere senza di lui".

Jose Mourinho Wesley Sneijder Inter Serie A 29082009Getty Images

Eto'o sbarcò a Milano come 'contropartita' per l'affare Ibrahimovic ma, probabilmente, fu un altro l'acquisto più azzeccato dell'estate 2009, sulla quale vennero gettate le basi per il 'Triplete': quello di Wesley Sneijder, arrivato - come vuole la leggenda che poi tanto leggenda non è - su consiglio di un barista di Forte dei Marmi a Massimo Moratti. L'olandese era l'anello mancante, l'ultimo tassello per completare il puzzle del 4-2-3-1 di Mourinho.

"Io volevo Sneijder ma non era facile. Lui voleva rimanere al Real Madrid, il club voleva venderlo un giorno sì e l'altro no. Con Branca e Oriali abbiamo sempre insistito, decidendo di rischiare fino all'ultimo momento: abbiamo messo una buona pressione ad un innamorato dell'Inter com'era il presidente che era prima di tutto un tifoso e alla fine Sneijder è arrivato. Due giorni dopo già giocava contro il Milan".

Julio Cesar, Maicon, Samuel, Lucio, Chivu, Zanetti, Cambiasso, Eto'o, Sneijder, Pandev, Milito: musica per le orecchie del popolo interista, che ha imparato a memoria questa formazione come la 'filastrocca' celeberrima che ha reso immortale la Grande Inter di Helenio Herrera. Ah già, quasi ci stavamo dimenticando dell'allenatore: José Mourinho da Setubal ovviamente.

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