C'erano una volta tre fratelli, nati praticamente con il pallone fra i piedi: Diego Armando, classe 1960, Raúl, detto Lalo, di 6 anni più giovane, e il più piccolo dei tre, Hugo Hernán, soprannominato 'El Turco'.
Cresciuti, assieme agli altri 5 figli di Don Diego e Doña Dalma, nel barrio di Villa Fiorito, diventeranno tutti e 3 calciatori, ma il loro destino calcistico sarà molto diverso. Il primo diventerà il più forte giocatore del Mondo, il secondo avrà una discreta carriera, il terzo, invece, deluderà profondamente in Europa, scoprendosi stella in Giappone.
Parliamo, naturalmente, dei tre Maradona. Se Diego fin da ragazzo eccelle e ci sono pochi dubbi sul fatto che diventerà un grande campione, gli altri due crescono nel mito del loro fratello maggiore e, soprattutto Hugo, con pressioni e aspettative sempre molto alte fin da quando sono poco più che bambini.
Nato come il Pibe de Oro a Lanús, città a Sud di Buenos Aires, facente parte dell'area metropolitana, il 9 maggio 1969, il più piccolo dei tre fratelli ha appena un anno quando Diego entra a far parte delle Cebollitas, il Settore giovanile dell'Argentinos Juniors, per incantare in breve tempo tutti e venire spesso chiamato nelle trasmissioni televisive. Il futuro numero 10 del Napoli stravede per il suo fratellino ed è convinto che possa diventare più forte di lui e non lo nasconde.
Un giorno, mentre palleggia con Raúl nel cortile della nuova casa di famiglia, nel quartiere Paternal di Buenos Aires, Hugo, che in quel momento ha appena 10 anni, ed è entrato nelle Giovanili dell'Argentinos Juniors, è raggiunto da una troupe televisiva che vuole intervistare i fratelli minori di Diego, definiti "bambini normali". Diego in quel momento ha già superato i 100 goal segnati con
"Turco - gli dice a un certo punto l'intervistatore - tu giochi con l'Argentinos Juniors?".
"Sì", risponde il fratellino di Diego.
Colui che lo intervista a quel punto lo incalza: "E che ruolo giochi?". "Da nove", risponde Hugo.
"Speri di diventare come Diego?", gli chiede ancora. Ma lui, in palese imbarazzo, lo spiazza: "No, mai. Diego è un marziano e non si può discutere".
In quella sua risposta c'era una profonda verità, perché il livello di Diego e Hugo non sarai mai lontanamente comparabile. Ma in tanti pensano invece in quel momento che, come dice il Pibe de Oro, Hugo possa ripercorrerne le orme.
DAI MONDIALI UNDER 16 AL FLOP IN ITALIA
Hugo Maradona inizia dunque a giocare nelle Giovanili delle Formiche Rosse, e in tanti prospettano per lui un futuro radioso. Centrocampista dalla tecnica raffinata, come suo fratello è particolarmente dotato nel tiro e, grazie anche al baricentro basso, ha un buon dribbling e una buona conduzione di palla.
Diversamente da suo fratello è però un destro naturale. I suoi limiti sono fisici (è alto un metro e 70 centimetri per 68 chilogrammi), e atletici: Huguito infatti corre poco ed è tendenzialmente pigro.
Nell' estate del 1985 è convocato con l' Argentina Under 16 per giocare i Mondiali di categoria in Cina. La qualificazione del resto è il frutto della sua spettacolare doppietta qualche mese prima contro il Brasile nella finale del Sudamericano sub-16. Il primo goal è un delizioso assolo personale, chiuso con un tiro basso e angolato che non dà scampo al portiere, il secondo arriva con una punizione a due battuta d'astuzia, con il numero 10 che castiga il portiere verdeoro, uscito dai pali.
Ai Mondiali Under 16 l'Albiceleste perde la gara inaugurale con l'Australia e pareggia 1-1 con la Germania Ovest. Hugo gioca da regista di centrocampo e fa il suo, ma per qualificarsi ai quarti di finale serve una larga vittoria nella terza partita contro il Congo, e al contempo che l'Australia batta (possibilmente con qualche goal di scarto) i tedeschi.
Il piccolo Maradona gioca una gran partita, condita da due goal : un calcio di rigore e un calcio di punizione che si infila all'incrocio dei pali e che denota le sue doti balistiche. Sarà un grande inganno: l'Argentina è comunque eliminata per differenza reti e il giovane Maradona viene oltremodo incensato, fallendo l'obiettivo di vincere il titolo Mondiale nello stesso anno del fratello maggiore.
Diego, tuttavia, non ha dubbi: "Diventerà più forte di me", assicura ai giornalisti che gli chiedono informazioni. E dopo i Mondiali vinti in Messico aggiunte: "Tra due anni mi scade il contratto con il Napoli. Potrei rinnovarlo solo se la società prenderà mio fratello Hugo. Mi piacerebbe tanto giocare con lui".

Il Pibe de Oro è di parola e l'anno seguente, nell'estate del 1987, convince il presidente del Napoli Corrado Ferlaino ad acquistare Hugo, reduce da due stagioni in Prima squadra con l'Argentinos Juniors, nelle quali aveva collezionato complessivamente 19 presenze e un goal.
Il Napoli, che paga 400 milioni di Lire per assicurarsi il cartellino del fratello minore, non può tuttavia tenerlo in rosa, in quanto gli slot per gli stranieri sono solo due e dal San Paolo è stato preso Careca per 4 miliardi in vista della Coppa dei Campioni.
Hugo, che intanto va a vivere a Napoli con il fratello, nell'appartamento di Via Scipione Capece, deve necessariamente essere ceduto in prestito. Ma il problema è in quale squadra. Si intavola unta trattativa con l 'Avellino, tuttavia gli irpini alla fine dicono di no.
"Vinicio può dire di mio fratello ciò che vuole, - tuona Diego - ma dopo averlo visto giocare, non prima".
Si tenta allora con l'Empoli, ma l'idea sfuma presto, e con il Pescara, con cui si ipotizza uno scambio con Rocco Pagano. Galeone però si oppone e l'affare non si concretizza. La soluzione più probabile appare dunque il Pisa: spunta anche un controdiritto di riscatto in favore del Napoli, che in caso di introduzione del 3° straniero avrebbe potuto riaverlo, schierando in squadra i due fratelli Maradona.
Ma il patron dei nerazzurri toscani boccia l'ipotesi: non se ne fa nulla se non in prestito gratuito. Alla fine ad accollarsi il fratello minore di Diego è così l'Ascoli di Costantino Rozzi, che oltre al centrocampista argentina prende anche, sempre a titolo temporaneo, Celestini e Carannante. Decisiva per lo sblocco dell'operazione è l'amicizia fra il presidente dei marchigiani e Luciano Moggi, ai tempi General manager dei partenopei.
Il 18 agosto 1987 Hugo Maradona può così unirsi all'Ascoli. Assieme al brasiliano Walter Junior Casagrande forma la coppia straniera della squadra bianconera, affidata al tecnico Ilario Castagner con l'obiettivo di conquistare la salvezza.
"Sono Maradona, ho un nome da rispettare. - dichiara il giorno della sua presentazione ufficiale, dopo esser arrivato a bordo di una mercedes nera in compagnia della fidanzata napoletana - Sono molto contento e devo dimostrare che posso giocare in Serie A. Farò di tutto per fare goal al Napoli e dribblare mio fratello".
"Paragoni con Diego è inutile farne, - aggiunge - lui è troppo bravo. Io cerco solo di conquistare il mio spazio nel campionato più bello del mondo".
Eppure tutti sembrano smaniare dalla voglia di fare un confronto fra lui e Diego, incluso il vulcanico presidente Rozzi.
"Hugo non è una scommessa ma un grande giocatore, - assicura parlando ai microfoni de 'La Stampa' - abbiamo fatto un affare a prenderlo e vedrete che in campionato farà faville. Maradona è un giocatore di classe superiore, potenzialmente simile al fratello Diego, intanto il nostro Hugo è più bello: anche i nuovi compagni di squadra sono tutti con lui".
GettyNonostante l'affetto dimostratogli da compagni e tifosi, l'ambientamento di Hugo Maradona con il calcio italiano si rivelerà tuttavia più difficile di quanto lui avesse preventivato. L'esordio assoluto arriva in Coppa Italia a Catania (vittoria marchigiana ai rigori) il 23 agosto 1987, ma Castagner, dopo averlo schierato da titolare, lo sostituisce nella ripresa. Identica sorte gli tocca nella seconda partita contro la Reggiana. I cambi saranno un po' il trade union di tutta la sua stagione.
Il 13 settembre debutta anche in Serie A, entrando in campo al 67' al posto di Domenico Agostini nella sfida interna con la Roma (1-1).
"Il baby Maradona si è installato in un appartamento con un’amica napoletana. - scrivono - Ha diciotto anni, la faccia imberbe, una tecnica semi-squisita che sciorina al debutto ma nessuna voglia di soffrire".
Nella seconda giornata, al San Paolo, c'è il confronto diretto fra i due Maradona. Ma al contrario di quanto aveva dichiarato nelle sue intenzioni, Huguito, come lo chiamano di frequente i tifosi ascolani, non riuscirà a dribblare suo fratello Diego. Sono anzi i partenopei a imporsi 2-1.
L'argentino non riesce a incidere, i ritmi alti sembrano metterlo in grossa difficoltà. E anche i giudizi dei giornalisti sui quotidiani iniziano a mettere in dubbio le reali qualità del fratello minore di Diego.
Quest'ultimo si preoccupa per Huguito, tanto da andare a parlare con il tecnico ascolano.
"Ogni tanto veniva per chiedermi come stava andando suo fratello. Un giorno mi disse: "Perché lo cambi sempre?".
Castagner lo alterna in campo e in panchina, lui a un certo punto si stufa e litiga con l'allenatore, che dopo l'11° turno lo spedisce costantemente in panchina o in tribuna.
"Di Ascoli ho bei ricordi, sono arrivato giovanissimo. - ha dichiarato in un'intervista a 'Rai Sport' - Non giocavo molto, è vero. Volevo giocare di più e il mister non voleva rischiare di bruciarmi. Mi arrabbiai molto ma ora che alleno lo capisco".
L'Ascoli comunque si salva, ma per Hugo, dopo 19 presenze complessive, di cui 13 in campionato e 7 in Coppa Italia, l'esperienza italiana è già finita.
"Aveva una buona tecnica e dei colpi geniali. - dirà di lui Castagner ai microfoni di 'Dribbling' per 'Rai Sport' - Certamente non era formato atleticamente e fisicamente, quindi faceva fatica a reggere i 90 minuti. Ma forse un'altra possibilità l'avrebbe meritata".
La Liga
LE AMICHEVOLI IN SQUADRA CON I FRATELLI
Diego dovrà mettere da parte il sogno di giocare in squadra con suo fratello Hugo, fatta eccezione per due amichevoli. La prima si disputa il 16 dicembre 1987 a Granada, in Spagna, e vede i 3 fratelli Maradona, Diego, Raúl e Hugo giocare con la maglia biancorossa degli andalusi contro il Malmö, guidato da Roy Hodgson.
Questo perché il Pibe de Oro in persona, che in estate aveva definito il passaggio di Lalo dal Boca Juniors proprio al Granada, in Segunda División, aveva accettato di scendere in campo per una gara amichevole al fianco dei suoi fratelli. Giocano Hugo con la maglia numero 8, Diego con il 9, e Raúl con il 10.
In campo gli svedesi vanno due volte in vantaggio, ma vengono riacciuffati da un goal di Raú su delizioso assist di Maradona e da una punizione dello stesso campione del Napoli che non lascia scampo al portiere. Manolo sigla poi nel finale la rete del definitivo 3-2 in favore deoi 3 illustri fratelli e del Granada.
Una seconda gara vedrà poi Hugo nuovamente in campo assieme ai suoi due fratelli: sarà stavolta una partita amichevole che l'Argentina di Carlos Bilardo avrebbe dovuto giocare il 29 maggio 1989 originariamente contro l'Italia di Azeglio Vicini al Libero Liberati di Terni, con incasso devoluto in beneficenza, per il 50% per l'Associazione Sportivi Dissabili dell’Italia e per l’altro 50% per l’Ospedale dei bambini di Buenos Aires.
Accade però che tre grandi club italiani, Inter, Napoli e Sampdoria, si rifiutino di mandare i loro calciatori, considerato che la stagione deve ancora concludersi. Così all'ultimo momento, visto che la Selección è già in Italia e sono già stati staccati in prevendita oltre 12 mila biglietti, l'amichevole (che diventa non ufficiale) si trasforma in Argentina-Ternana, con gli umbri in quel momento in lotta per il primato nel Girone C della Serie C2, e rinforzati dall'arrivo di Stefano Tacconi, da sempre molto sensibile alla beneficenza, e che per questo motivo aveva 'violato' il divieto della Vecchia Signora di prendere parte al match.
Per l'occasione ecco allora che Bilardo chiama in squadra anche Hugo e Raúl, inizialmente non convocati, che in quel momento giocano rispettivamente per il Rayo Vallecano e l'Avispa Fukuoka in Giappone. Mentre il portiere Nery Pumpido perde il volo per Roma e arriverà in ritardo, giusto il tempo per giocare l'ultima mezzora dell'amichevole. Prima si diveranno la porta Gustavo Abel Dezotti e Burruchaga. In campo ovviamente domina l'Argentina, che si impone 7-2 con i 3 Maradona in campo dall'inizio e Diego autore di una doppietta.
DELUDENTE IN EUROPA, STAR IN GIAPPONE
Dopo aver lasciato l'Ascoli, Huguito fa ritorno al Napoli, che nell'estate 1988, grazie ancora una volta a Luciano Moggi, riesce a cedere il giocatore in Spagna al Rayo Vallecano. Anche in terra iberica però, l'esperienza del fratello piccolo di Diego sarà un flop, con 28 presenze e 3 goal e la squadra che retrocede in Segunda División.
Ancora peggio gli va nella stagione successiva, nella quale milita in Austria con il Rapid Vienna e totalizza appena 13 presenze senza reti. 'El Turco' si sente non apprezzato per le sue qualità e nel 1990/91 saluta l'Europa per far ritorno in Sudamerica.
Rigeneratosi dopo un anno in Venezuela con il Deportivo Italiano , passa al Progreso in Uruguay, nel 1992 fa una scelta di vita e sbarca in Giappone nella J-League. Milita per 2 stagioni nel Fukuoka Blux (30 presenze e 7 goal in 2 anni), poi nell' Avispa Fukuoka e nel Consadole Sapporo, venendo apprezzato dai tifosi giapponesi per le sue doti balistiche e una qualità tecnica superiore alla media.
Nel Paese del Sol Levante diventa una vera star. Segna tanti goal, in particolare sui calci piazzati, e sembra ufficialmente tornato quello che fece bene nei Mondiali Under 16 del 1985. Si ritira dal calcio giocato nel 1999, a soli 30 anni, dopo un'esperienza con il Toronto Italia in Canada per giocare un anno insieme a Raúl, poi intraprende la carriera da allenatore.
HUGO ALLENATORE E LA MORTE DI DIEGO
Successivamente al ritiro, Hugo diventa allenatore e guida prevalentemente formazioni minori o squadre giovanili. Nel 2004 allena il Puerto Rico Islandes, una formazione portoricana, e successivamente il Boys Quarto. Dopo un viaggio a Napoli, nel 2012 diventa il coordinatore tecnico degli allenatori della Mariano Keller, una Scuola Calcio che accoglie aspiranti e baby calciatori sui campi di Casoria, Secondigliano e Vomero e va a vivere nel Quartiere di Mergellina.
Nel 2018 ha guidato infine il Real Parete, una squadra della Terza categoria campana. Sposato dal 2016 con Paola Morra, ancora oggi abita in Italia. Tenutosi ben lontano dai riflettori, dopo la morte del fratello Diego il 25 novembre del 2020, accetta di intervenire in diretta al programma Rai 'Domenica In'.
"Con Diego è andato via un pezzo della mia vita - dichiara Hugo in lacrime -. Non ci vedevamo da due anni, ma ci saremmo dovuti vedere a Natale. Per colpa del Covid non sono potuto tornare in Argentina per i funerali". I due fratelli si sentivano comunque al telefono: "Parlavamo delle cose nostre, se era sereno, se stava bene".
Hugo si tira fuori dall'eredità e ricorda il fratello, cui è stato sempre molto legato, per un curioso dono.
"L'eredità non mi interessa. - assicura al 'Corriere della Sera' - Mi ha portato a Napoli, lo ringrazierò sempre. Vivo qui e in questo momento l’amore dei tifosi per Diego attenua il mio dolore. Poi, c’è anche una sveglia a forma di Topolino, il personaggio Disney. Mi rimproverava che dormivo troppo, gli dissi che non avevo una sveglia e lui me la fece avere. Grande e con un trillo forte. Ora l’ho passata a mio figlio Tiago che ha 23 anni. Diego è stato il suo padrino, oltre al più grande calciatore di tutti i tempi. Un extraterrestre".
A poco più di un anno di distanza dalla morte di Diego, il 28 dicembre 2021 Hugo Maradona si è spento all'età di 52 anni. Il fratello del 'Pibe de Oro' è deceduto nella sua casa di Monte di Procida, in provincia di Napoli, a causa di un arresto cardiaco. Inutile l'intervento dei sanitari del 118, che hanno solo potuto constatarne il decesso.
Hugo non è riuscito a ripercorrere le orme di suo fratello Diego, anche perché, non ne aveva l'estro e il temperamento e forse era arrivato in Italia troppo presto. Le grandi pressioni cui era sottoposto hanno condotto evidentemente al fallimento dell'avventura italiana con la maglia dell'Ascoli e successivamente alle altre esperienze in Europa. Per poi rifiorire e diventare una stella del calcio nipponico.
