Hristo Stoichkov, il genio bulgaro fra prodezze, pigrizia e follie

Stoichkov gfx
Goal
L'affermazione nel CSKA Sofia, i successi con il Barcellona, l'esperienza al Parma e il 4° posto a USA '94: la carriera del bulgaro Hristo Stoichkov.

Amato dai suoi tifosi ai limiti dell'idolatria, discusso e talvolta odiato dagli avversari per il suo carattere fumantino e da spaccone, è stato un vincente e una stella di livello mondiale. Con Georgi Asparukov è considerato il più grande calciatore bulgaro di tutti i tempi.

Hristo Stoichkov nella sua carriera ha attraversato anche periodi bui, riuscendo però sempre a uscirne fuori, e ha conquistato trofei, di squadra e personali, sia in patria, sia in Spagna, dove ha vissuto i suoi anni d'oro con la maglia del Barcellona, sia a livello internazionale. In Italia con il Parma non ha saputo imporsi, principalmente a causa del suo carattere e della scarsa propensione al sacrificio per i compagni.

Scarpa d'Oro nel 1990, Campione d'Europa nel 1991/92 e Pallone d'Oro nel 1994, la sua impresa più bella è probabilmente quella compiuta assieme ai suoi compagni con la Bulgaria ai Mondiali di USA '94, nei quali è riuscito a portare la sua Nazionale fino ad uno storico 4° posto finale, arrendendosi soltanto all'Italia di Sacchi nelle semifinali.

MILITARE E CALCIATORE

Stoichkov nasce a Plovdiv l'8 febbraio 1966. Suo padre Stoichko, che di mestiere fa il tassista, e sua madre Penka, che fa l'operaia, gli impongono il nome del nonno, Hristo, di cui il futuro calciatore sarà sempre molto orgoglioso.

"Mio nonno si chiamava Hristo, io mi chiamo Hristo. Con questo nome c'è sempre uno che sta sopra e uno che sta sotto. - affermerà nel 1994 ai microfoni del 'Corriere della Sera' - Anche quello che sta sotto fa miracoli. Il mio miracolo è vivere".

Cresce in una famiglia di umili origini in un Paese molto povero e difficile come la Bulgaria sotto il regime socialista di Todor Zivkov, controllata dall'Unione Sovietica. Gli anni dell'adolescenza lo forgiano nel temperamento da duro e nel carattere, fortemente ribelle.

"Sono cresciuto in mezzo alla strada. - dirà di se stesso quando andrà a giocare in Spagna - si imparano tante cose. È vero, non sono uno stinco di santo".

"La mia non è stata un'infanzia felice. Ho avuto momenti duri, difficili. Conosco il peso dell'infelicità e so cosa prova un bambino che soffre". 

Il giovane Hristo si innamora precocemente del calcio e tira i primi calci con il Maritsa Plovdiv, la squadra della sua città natale, entrando all'età di 10 anni nel suo Settore giovanile. Nel frattempo dicede di entrare nell'esercito bulgaro e assurge ai gradi di maresciallo.

I soldi per vivere, però, se gli guadagna giocando a calcio: fin da subito con il suo sinistro fatato si distingue come grande talento. Le sue grandi qualità sono il tiro in porta potente e preciso, con cui impara presto a castigare i portieri avversari, le brusche accelerazioni che sa dare quando riceve il pallone, e il dribbling secco con cui riesce a saltare i suoi avversari lasciandoli sul posto.

SON HRISTO E ME NE INFISCHIO: I CONTROVERSI ESORDI

A 16 anni, nel 1982, si trasferisce all'Hebros, squadra della città di Harmanli, con cui fa il suo debutto in Prima squadra. 

"Per giocare a Pallone - ricorderà in un'intervista a 'La Repubblica' qualche anno dopo - prendevo uno stipendio da 2 milioni di Lire al mese".

Se la carriera da militare si arresta, anche perché il giovane Hristo è poco propenso ad eseguire incondizionatamente gli ordini che gli impartiscono dall'alto, quella da calciatore è soltanto all'inizio e sta per decollare.

Dopo 14 goal in 32 presenze nelle prime due stagioni con l'Hebros, nella Serie B bulgara, nel 1984 arriva il grande salto con il trasferimento al CSKA Sofia, una delle due big calcistiche del Paese, nonché squadra controllata dall'esercito.

Stoichkov fa in tempo ad esordire nella Serie A bulgara, prima di una finale di Coppa di Bulgaria che passerà tristemente alla storia e che rischia di stroncargli sul nascere la carriera. A contendersi il trofeo sono le due celebri rivali: da un lato il CSKA Mosca di Hristo, dall'altra la seconda grande del Paese balcanico, il Levski Sofia, quest'ultima controllata dal ministero dell'Interno.

Il campionato sta per finire, e sono proprio Levski e CSKA a dominarlo. Logico che per il derby di Coppa, in programma il 19 giugno 1985, la tensione sia altissima. Tanto più che le due tifoserie sono caldissime, in particolare quella del Levski, la cui 'Torcida' è considerata ancora oggi la più violenta del Paese e fra le più violente in Europa.

Stoichkov è in panchina, ma saprà a suo modo essere protagonista. L'arbitro internazionale Ahmed Yasharov non riesce a gestire la partita, non ammonisce per alcune entrate molto dure e il risultato è che il match gli sfugge di mano. Fra i giocatori rivali si scatena una rissa da far west, cui partecipano anche i panchinari. Il talento di Plovdiv non si tira indietro, e appare fra i più esagitati.

La caccia all'uomo del Levski National Stadium ha però poco a che vedere con il calcio. Il risultato ufficiale premia il CSKA, che vince 2-1, ma il vergognoso spettacolo reca un danno di immagine non da poco al regime socialista, che così decide di intervenire con il pugno di ferro.  

Le due società sono ufficialmente sciolte, e saranno rifondate con i nomi di Sredets (il CSKA) e Vitosha (il Levski). Cinque giocatori delle due squadre, fra cui il portiere Mihajlov, Spasov, Velev e Nikolov del Levksi, e Stoichkov del CSKA, sono addirittura radiati a vita. Il campionato è assegnato al Trakia Plovdiv, terzo classificato. A molti altri sono inflitte sanzioni minori.

Poi però accade che la Bulgaria si qualifichi per i Mondiali di Messico '86 e intervenga la ragion di Stato, che decide di ridurre le pene per i giocatori. Stoichkov, così, se la cava con un anno di stop, poi ridotto ulteriormente a sei mesi, che trascorre in un collegio militare in cui provano a correggere gli aspetti più spigolosi del suo carattere.

Al suo ritorno in campo nella stagione 1986-87, Stoichkov è come una tigre ferita liberata dalla gabbia e inizia a imporsi come stella del movimento calcistico bulgaro. Indossa sempre la maglia numero 8 e in quattro stagioni con il CSKA, totalizza 81 goal in 108 presenze nel solo campionato, vincendo praticamente tutto: 3 Scudetti, 4 Coppe di Bulgaria e una Supercoppa.

A livello individuale nel 1988/89 (23 reti) e nel 1989/90 (38 goal) vince anche per 2 volte consecutive la classifica marcatori del massimo campionato bulgaro, e, soprattutto, nel 1990 si aggiudica la Scarpa d'Oro. Lo soprannominano 'Kamata', ovvero 'Coltello', per il modo di parlare tagliente e per come sa penetrare le difese avversarie.

Nel 1988/89 è protagonista anche in Coppa delle Coppe, dove con 7 goal totali si laurea capocannoniere del trofeo e trascina il CSKA-Sredets fino alle semifinali. Nonostate l'eliminazione (6-3 il risultato complessivo) contro il forte Barcellona, segna una magnifica doppietta ai blaugrana al Camp Nou nella sfida di andata: va a segno con uno spettacolare pallonetto e un letale diagonale.

La sua classe colpisce Johan Cruijff, all'epoca alla guida dei catalani, che si annota il suo nome e, pur informato delle bizze caratteriali, qualche mese più tardi gli fa firmare un precontratto. Prima di passare al club spagnolo, ha modo anche di 'vendicarsi' dei rivali del Levski, cui nel derby del 1989, vinto 5-0 dal CSKA-Sredets, rifila addirittura un poker.

Hristo Stoichkov | Barcelona

STELLA DEL BARCELLONA DI CRUIJFF

"Il 3 maggio 1990, ho firmato ufficialmente per l’FC Barcelona - racconterà Stoichkov in una lettera pubblicata sul sito ufficiale del club catalano - e sono diventato l’essere umano più felice del pianeta. Il mio arrivo a Barcellona ha iniziato a prendere forma un anno prima".  

"Era l’aprile 1989 quando la mia squadra di allora, CSKA Sofía, ha affrontato il Barça in semifinale della Coppa delle Coppe. - ricorda il bulgaro - Il più intelligente di tutti è stato Josep María Minguella, rappresentante e intermediario del Barça che finì per orchestrare la mia firma con il defunto Paco Ventura, allora vicepresidente del Club. Dopo quelle partite e vedendo la mia evoluzione, entrambi raccomandarono il mio acquisto a Johan Cruyff, che diede il suo ok".

"Alla fine del 1989 avevo già firmato un contratto preliminare con il Barça, ma non l’avevo detto a mia moglie o ai miei genitori! Non volevo che qualcosa andasse storto, quindi rimasi in silenzio fino a quando divenne ufficiale nel maggio 1990".

Stoichkov, che era stato sondato anche da alcuni club italiani, fra cui il Milan, si trasferisce in blaugrana per 3 milioni attuali di Euro. Cruijff è convinto di poterlo gestire, ma nemmeno per l'ex fuoriclasse olandese sarà una cosa semplice. I primi mesi del bulgaro in Catalogna non sono facili, anche se l'accoglienza dell'ambiente nei suoi confronti è positiva.

In occasione della finale di Supercoppa di Spagna contro il Real Madrid, il 5 dicembre 1990, Hristo si rende infatti protagonista di un pestone rifilato all'arbitro Urizar Azpitarte in seguito alla decisione di quest'ultimo di espellere Cruijff.

Per lui arriva una nuova stangata: la squalifica iniziale è di 6 mesi, ma sarà successivamente ridotta a 10 giornate. Il Barcellona vince la Liga 1990/91, per il campione bulgaro, tuttavia, il primo anno è avaro di soddisfazioni, nonostante i 20 goal complessivi in 35 presenze. Grazie alla pazienza di Cruijff, però, lentamente la disciplina in campo di Hristo migliora e dalla seconda stagione il bulgaro farà le fortune del Barcellona. Gioca da esterno offensivo, trequartista o seconda punta, sempre ad alti livelli.

In 5 anni segna complessivamente 114 goal in 223 presenze, conquistando 4 campionati, 3 Supercoppe di Spagna, la Coppa dei Campioni del 1991/92 e una Supercoppa europea. Nel 1994, dopo l'exploit ai Mondiali di USA '94 in Nazionale, a livello individuale è premiato con l'ambito Pallone d'Oro. Si guadagna anche il soprannome originale di 'Ayatollah' per la celebre esultanza a braccia alzate.

Hristo Stoichkov

LA BULGARIA E IL 4° POSTO AD USA '94

Dopo aver militato nell'Under 21 nel biennio 1986/87, Stoichkov passa nella Nazionale maggiore bulgara a partire dal 1987, anno in cui debutta contro il Belgio in una sfida di qualificazione agli Europei. Presto, con il suo carisma, diventa il capitano della Bulgaria e mantiene questo ruolo per 13 anni.

Hristo è fra i protagonisti della storica cavalcata della squadra di Dimitar Penev fino alle semifinali dei Mondiali di USA '94. Nelle qualificazioni dà il suo contributo con 5 goal complessivi, ed è in campo nella celebre sfida contro la Francia del 17 novembre 1993. I Bleus hanno un punto di vantaggio in classifica e sono i grandi favoriti, tanto più che passano in vantaggio con Cantona e si va all'intervallo sull'1-0 per i padroni di casa.

Negli spogliatoi però Stoichkov fa ai suoi compagni un celebre discorso, che scuote la squadra.

"Cantona è più forte di me? - dice il bulgaro - Ginola è più forte di Letchkov? Forse sulla carta, ma in campo ci andiamo noi!".

Nella ripresa accade così l'imprevedibile: i bulgari si riversano all'attacco e ribaltano il match con una doppietta di Kostadinov. Al fischio finale la Francia è battuta ed eliminata a sorpresa.

Negli Stati Uniti i bulgari partono male con una sconfitta all'esordio con la Nigeria (3-0), salvo riprendersi in fretta: 4-0 alla Grecia e 2-0 all'Argentina. Agli ottavi un discusso arbitraggio fa scivolare la partita con il Messico fino ai rigori, ma Mihajlov ne para 3 e vince ancora la Bulgaria. L'impresa più bella Stoichkov e compagni la fanno contro la Germania campione del Mondo in carica.

I tedeschi partono nettamente favoriti, il campo dice però che i bulgari meritano la semifinale: Matthäus sblocca su rigore, Stoichkov pareggia con una punizione 'alla Maradona', e Letchkov, di testa, condanna la Germania ad una storica eliminazione.

In semifinale è Italia-Bulgaria. Stoichkov, alla vigilia, parlando con i giornalisti italiani, fa il solito spaccone.

"In questo Mondiale Dio è bulgaro - afferma - noi bulgari siamo figli di Dio".

Ma in campo vincono gli azzurri. Stoichkov segna su rigore il goal della bandiera, che lo consacra capocannoniere del torneo assieme al russo Salenko, tuttavia è Baggio a prendersi la scena e, con una doppietta nella prima mezzora, a ipotecare la finale per la squadra di Sacchi.

Raggiunto dai giornalisti italiani, Stoichkov è quindi costretto a rettificare quanto precedentemente aveva sostenuto.

"Dio è bulgaro, - dichiara sarcastico - ma l'arbitro purtroppo era francese".

La squadra arriva tuttavia stanca alla finalina con la Svezia. Gli scandinavi infatti si impongono con un perentorio 4-0. Il 4° posto conquistato da Stoichkov e compagni resta comunque nella storia e fa esplodere di gioia un intero popolo.

Con la Bulgaria il campione del Barcellona gioca anche gli Europei del 1996 in Inghilterra, in cui realizza 3 goal in 3 partite e manca di un soffio la qualificazione ai quarti di finale, e i Mondiali del 1998 in Francia. Questi ultimi segnano il suo declino a livello internazionale: è multato dalla Federazione perché una sera rientra tardi nel ritiro della squadra con il compagno Penev. Viene anche alle mani con il compagno di squadra Kostadinov. Come recita il celebre proverbio, del resto, "Il lupo perde il pelo ma non il vizio".

L'avventura di Stoichkov con la Nazionale bulgara si chiude nel giugno del 1999 con 37 goal in 83 presenze, che lo rendono il 3° miglior marcatore di sempre della squadra.

Hristo Stoichkov Parma

IL FLOP CON IL PARMA DI SCALA

Quando anche il rapporto con Cruijff si complica, il Barcellona decide di mettere Stoichkov sul mercato nell'estate del 1995. Il Parma di Callisto Tanzi decide di fare uno sforzo economico per regalarsi il Pallone d'Oro, e sborsa una cifra di 12 miliardi di Lire per acquistarlo. L'attaccante firma invece un contratto biennale.

"Sogno di vincere lo Scudetto - afferma quando arriva in Emilia - Per me vincere è l'unica cosa che conta: il Parma può vincere a patto che il gruppo resti concentrato, unito, con la mente fredda".

Dovrà, suo malgrado, ricredersi. Nevio Scala ritaglia al bulgaro il ruolo di prima punta nel 4-3-3, ma Hristo fatica a inserirsi negli schemi, arriva in condizioni fisiche non brillanti, e, a dispetto delle previsioni iniziali, che parlano di un Parma da Scudetto, non riesce a ingranare.

L'intesa con Zola non sboccia, così alla fine il bulgaro va spesso in panchina, lasciando spazio al giovane Pippo Inzaghi. Nell'unica stagione giocata con la maglia gialloblù il Pallone d'Oro 1994 totalizza comunque 31 presenze e 7 reti (ma soltanto 23 gare e 5 goal in campionato).

In Primavera spende parole molto critiche nei confronti del calcio italiano e decide di chiudere in anticipo la sua avventura in Serie A, facendo ritorno in Catalogna dopo una sola stagione. Con i gialloblù che chiudono il campionato con un deludente 6° posto.

Hristo Stoichkov

IL FINALE DI CARRIERA 

Il bulgaro ha ormai alle spalle i suoi anni migliori. In blaugrana vince, da rincalzo, una Copa del Rey e una Coppa delle Coppe nel 1996/97, lavorando accanto a José Mourinho, vice di Bobby Robson, e giocando con Ronaldo.

"José arrivò al Barcellona e qualcuno si inventò che era un traduttore, - dirà anni dopo a 'Record' - ma si trattava di un errore. Lavorava sul campo e sapeva tutto. Era un nostro allenatore, oltre che un grande amico".

Stoichkov comincia con i catalani anche il 1997/98, ma, visti i dissapori con il nuovo allenatore Van Gaal, nel gennaio 1998 fa ritorno al CSKA Sofia. Saluta il Barcellona con uno score complessivo di 124 reti in 267 partite.

Fa alcune esperienze 'esotiche' in Arabia Saudita con l'Al-Nasr, quindi in Giappone con il Kashiwa Reysol. Sbarca infine nell'MLS, il campionato nordamericano, militando anche con il Chicago Fire e il D.C. United. Nel 2003, all'età di 37 anni, si ritira dal calcio giocato dopo aver aggiungo al suo palmarés anche una Coppa dell'Imperatore e una Coppa degli Stati Uniti.

GLI INSUCCESSI DA ALLENATORE 

Dopo il ritiro, Stoichkov prova a intraprendere la carriera di allenatore, ma il suo essere poco diplomatico lo porterà a ottenere risultati non brillanti alla guida della Bulgaria, del Celta Vigo, dei Mamelodi Sundowns in Sudafrica, e con il Litex Lovech in patria. Non facendosi mancare litigi con la Federazione bulgara e con il presidente UEFA Lennart Johansson, che gli portano imbarazzi e salate multe.

Gli va decisamente meglio come opinionista televisivo, ruolo nel quale inizia a lavorare in Spagna durante il periodo in cui guida il Celta Vigo e che riveste ancora oggi per una tv di Miami.

Nella vita privata è sposato da tanti anni con sua moglie Mariana, e ha due figlie, Hristina e Mihaela. Considerato una leggenda del calcio bulgaro e del Barcellona, nel 2004 è stato inserito da Pelé nella FIFA 100, la lista dei 125 giocatori viventi più forti.

"Uno a cui devo molto, o tutto, è Johan Cruyff. - dice ancora oggi - Appena arrivato a Barcellona, ​​ricordo che mi ha detto: 'Ascoltami, lavorerò con te fino a quando non vinci il Pallone d’Oro'. All’epoca ero praticamente un ragazzo sconosciuto, e quel che Cruyff mi ha detto, mi ha motivato molto. Johan è stato un grande motivatore e ha fatto molte cose per me e la mia famiglia e gli sarò eternamente grato".

Il flop in Italia, con il Parma, resta il suo rimpianto più grande.

"Giocava in una maniera diversa rispetto al Barcellona. - ha dichiarato a 'Tuttomercatoweb' in un'intervista del maggio 2020 - Ho iniziato bene, ho segnato nelle mie prime partite, ma l’aspettativa sulla squadra era enorme. C’erano Zola, Benarrivo, Brolin, Dino Baggio, Asprilla, Buffon, che iniziava la sua eccellente carriera, Bucci, Cannavaro, Crippa. E sto dimenticando sicuramente qualche altro grande giocatore. Rispettavo molto l’allenatore, Nevio Scala. Ma non c’era pazienza. Rimane un anno che ad ogni modo non dimenticherò mai".

Parola di Hristo, il 'dio bulgaro' del calcio.

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