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Roma TorinoGetty

Goal da Bordocampo - Roma-Torino vista... dalla regia

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È difficile spiegare come si vive una partita nella pancia dello stadio, guardando la partita senza guardare il campo: in regia ci sono decine di occhi, due non basterebbero.

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Nel flusso continuo di immagini, individuiamo 7 fotogrammi: nella città dei Sette Colli, usiamo 7 frame che compongono una serata dietro le quinte di una partita.

PELLEGRINI – IL PRE PREPARTITA

Il coordinamento giornalistico di pre, intervallo e postpartita parte lontano dall’Olimpico, nello spazio e nel tempo: Balzaretti, divoratore di calcio, mi chiama giorni prima e chiede di poter fare un focus prepartita su Pellegrini. Lo conosce benissimo, lo ha portato lui alla Roma. Ha la prelazione su questo tema; gli spetta.

Individua tre palle geniali contro Fiorentina, SPAL e Verona: è ardito, prova a mettere i palloni dove gli altri non oserebbero; tratta la palla indifferentemente con destro e sinistro. A vederle, si capisce perché i romanisti parlano di lui e di Totti.

Poi però comincia la partita e stasera gli avversari l’hanno preparata bene.

IL SALUTO

Balzaretti, dicevamo: è la sua partita. Col Torino ha iniziato la propria carriera da prima delle scuole superiori. 8 stagioni tra giovanili e prima squadra. Con la Roma ha giocato la sua ultima partita e per la Roma ha lavorato fino alla scorsa stagione.

È un rapporto ancora vivo sulla pelle dei giallorossi: siamo nel mezzo del prepartita, le squadre tornano negli spogliatoi perché è finito il riscaldamento. Alle spalle di Diletta e Federico arriva un poker di giocatori che allunga il braccio destro, mentre Balzaretti sta parlando: lo salutano, dandogli un 5 in corsa, diretti verso gli spogliatoi. Un istante per esprimere un sentimento. Sono Pellegrini, Zaniolo, Kolarov e Dzeko: mica male.

L’OCCHIO DEL CALCIATORE

Comincia la partita e anche noi siamo schierati: Pardo e Cravero in postazione commento, Giulia Mizzoni da bordocampo, Diletta e Balzaretti a vedere la partita con me e Zanna – l’uomo delle statistiche – su un veicolo a metà strada tra lo studio a bordocampo e la regia, in cui le idee vengono tradotte in immagini.

Al 13’ Kolarov servito da Diawara ci prova col sinistro da fuori, palla che esce.

Cravero e Balzaretti si esprimono nello stesso istante: “coordinazione voto 10” dice il primo in onda, “guarda come si coordina e calcia” dice il secondo di fianco a me. Le voci si sovrappongono. Hanno visto la stessa cosa e provato la stessa sensazione, i nostri due talent legati da un filo: il calcio giocato.

LA PREPARAZIONE DI MAZZARRI

Il palo colpito da Belotti dopo una decina di minuti lo vedono tutti. Quella è la partita che ha preparato Mazzarri.

Non ci si limita a quello. I giallorossi somigliano a un fiume, al Tevere: scorrono. Nessuno è mai nella stessa posizione, non danno punti di riferimento. Al 18’ Perotti è costretto ad abbassarsi tantissimo, per ricevere palla dal portiere in mezzo ai difensori. Non ci sono alternative, Mazzarri ha appiccicato un uomo su ogni avversario. Vicini, a coppie: l’Olimpico è una pista di tango.

Perotti riceve palla, si gira e viene aggredito da 3 uomini. “Eccola la situazione” grida Balzaretti. La prepariamo per l’intervallo, anche se poi non ci sarà tempo per farla vedere.

Data la qualità degli avversari, ci si espone al rischio di scoprirsi: è un rischio che vale la pena correre, avrà pensato Mazzarri. Visto come è andata, ha pensato bene.

LA TECNICA - ZANIOLO

Zaniolo ha delle doti innate: la sua posizione del corpo è perfetta, altri ci mettono una carriera per arrivare a farlo come lui, che lo fa a 20 anni. “Sbraccia ancora troppo nella protezione, causa molti falli così” mi fanno notare Cravero e Balzaretti.

Non si discute neanche la tecnica: al 20’ palla sublime per Pellegrini. Quei due, “L’oro de Roma”, come dicono da queste parti.

Noi rispondiamo “piedi x terra”. Non è il monito di un vecchio, ma è il format delle nostre interviste coi giovani talenti della Serie A: mercoledì il protagonista sarà proprio Zaniolo.

IL MIGLIORE IN CAMPO - BELOTTI

Mette la firma su: palo, goal, traversa, rigore procurato, goal dal dischetto.

Non è un one-man show: è il terminale perfetto per la preparazione mazzarriana della partita, con la sua capacità di attaccare la profondità sia a destra sia a sinistra. Se guardate la sua heatmap, la mappa di calore che indica le zone in cui ha giocato, copre tutto il campo: ha giocato ovunque. È forte, anche fisicamente.

Si sbatte e lo capisci anche quando lo intervista Giulia Mizzoni: “Lavoro”. Lo dice spesso, all’inizio e alla fine. Non ha la faccia da fighetto: basta vederlo in faccia e trasmette l’idea di uno che suda, si sbatte, fatica. Lavora, appunto.

Se lo hai nella tua squadra, è difficile non volergli bene.

LA SCARAMANZIA - IL POSTPARTITA

Giulia Mizzoni accoglie Mazzarri con un sorriso: stavolta non c’è stata la sfortuna che, secondo l’allenatore granata, si era accanita contro il Toro contro Verona e SPAL. Mazzarri, che era arrivato con un sorrisone, ripensa a quelle due partite: si rabbuia quando ne parla di nuovo, come se le avesse vissute nuovamente per qualche secondo.

Alla fine dell’intervista, Diletta gli ricorda che all’inizio del 2019 il Toro aveva infilato 7 risultati utili consecutivi: “è il vostro periodo dell’anno?” - “Ci tocchiamo” risponde Mazzarri.

Come a dire: non sono scaramantico, ma una grattata in più non fa male .

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