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Franck Ribery GalatasarayGetty

Ribery, vita da film: l'incidente e l'episodio della mazza

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Perchè la vita di Franck Ribery è una vita da film? Sarebbe più facile elencare i motivi per cui non lo è, risicati rispetto alla grande prima pagina in cui verrebbero stilati tutti gli altri. Una pellicola drammatica, mix tra rinascita autobiografica e recitazione da metodo. Per essere Ribery, devi essere Ribery. Ma non è stato facile essere lui bambino, non è stato facile essere lui adolescente. Poi il calcio (quello giocato chiuso nell'ottobre 2022), la riscossa, la classe, alcuni episodi che non hanno altra definizione. Sono da maxi-schermo, punto. Nel bene e nel male.

Franck, che bimbo sfortunato, ha un incidente in macchina. Diventa uomo prima dei suoi coetanei, costretto a convivere con le cicatrici in faccia e nell'animo. Primo atto. Ribery che cresce in un contesto difficile in Francia e impara a non avere più paura di nulla. Secondo atto. I personaggi sono sullo schermo, ben delineati, l'eroe a volte è lo stesso cattivo. Vive tanto da diventarlo, o vive tanto da staccare quel simbionte che lo rende duro. E' il signor Ribery che ha allontanato la sregolatezza, ma è stato anche il 22enne giovane talento con questa affiancata al genio. E alle storie da film.

Ribery fa rima con Monaco di Baviera e l'amicizia con Luca Toni (rigatoni, peperoni bla bla), cerca di far rima con Firenze, ma è stato anche il ragazzo di Boulogne-sur-Mer, Lille, Olympique d'Alès en Cévennes, Brest, Metz, Marsiglia. E in mezzo Istanbul, la città che tutto può, segna fine e inizio, cambia il modo di vedere e pensare. E racconta.

Cosa accomuna il Metz e il Galatasaray? L'aver avuto Ribery nello stesso anno, il 2005. Per il resto quasi niente. Due mondi separati da svariate nazioni, da idee religiose e culturali. Europa sì e no. E' inverno, una stagione stupenda per visitare Istanbul (si, c'è amore vero verso la megalopoli turca). Lascia la Francia, sceglie la Turchia. Spoiler alert, ci rimarrà circa sei mesi, prima di compiere il suo destino al Marsiglia, giocare la finale dei Mondiali, diventare un campione assoluto. Il terzo atto del film. La saga principale ha però uno spin-off più interessante.

Dispiace per Monaco di Baviera e la Champions vinta col Bayern, ma di quei racconti son pieni i sogni dei piccoli calciatori. A Istanbul, Ribery ha tutto. Ha due soprannomi. Scarface, Ferraribery. Il primo, legato alle cicatrici sul volto e alle due pellicole cinematografiche (nell'originale di Howard Hawks il protagonista si chiamava Antonio "Tony" Camonte e non Montana, leggasi Al Pacino). Il secondo, alla velocità sulla fascia. Ha modo di conoscere la fede islamica, alla quale si convertirà dopo il matrimonio con Wahiba, adottando anche il nome musulmano di Bilal Yusuf Mohammed.

Ribery Galatasaray

Tra e fra, anche il punto della storia, sempre risalente al 2005. Ribery gioca nel Galatasaray, è amato dai tifosi, si sente in rapida ascesa. Poi, il crack. Nessun rumore di ginocchio in frantumi, ma di quello con la società Cimbom. All'appello mancano quattro mesi di stipendio e rivela di essere stato pagato in una sola occasione. I sei assist e la rete segnati sono già il passato, spazzati via come polvere nel vento. Vola a Marsiglia per firmare con l'OM, furioso. Apriti cielo, la società non ci sta. Si comincia a sentire odore di Negan, di The Walking Dead, di mazza agitata per aria.

Chiede giustizia in tribunale, il Galatasaray. Non accetta l'addio di Ribery, evidenziando come siano tre le mensilità non pagate e dunque non possa concretizzarsi il passaggio al Marsiglia, pena il pagamento di una cifra importante dagli stessi. Insomma, mister Ferraribery non può liberarsi così a costo zero, lasciando la squadra turca senza il suo campione in rampa di lancio.

La guerra sul trasferimento dura due anni, tra clausole da dieci milioni per essere autorizzato a parlare con altri club a preavvisi di tre giorni, da lettere senza risposta inviate al Galatasaray, con il quale Ribery aveva firmato un triennale dopo l'approdo da due milioni di euro from Metz. Le strade si separano, ma si ricongiungono in Francia. Ah che film, non scontato.

Ribery nel frattempo ha cambiato agente. Diversi uomini  lo raggiungono a casa sua, in Francia. E' lui a raccontare quell'assurdo 2005 a NTV:

"Sono venuti a casa mia in Francia. Tutti sapevano che il mio nuovo agente era Bruno Heiderscheid. Ero a casa con la mia famiglia e non volevo parlare".

Toc toc alla porta, non è il lupo cattivo che vuole soffiare la casa, ma i tre che vogliono discutere con Ribery del suo addio a Istanbul:

''Ho detto che avrebbero dovuto parlare con il mio agente e il mio nuovo club d'ora in poi. Ha bussato alla finestra di casa mia e poi ha detto che se non avessi aperto la porta mi avrebbe distrutto la macchina con una mazza da baseball. Erano accanto alla mia macchina. Ho chiamato il mio avvocato e mi ha detto di non fare nulla. Ho chiamato la polizia militare e presentato una denuncia".

Una disavventura se possibile peggiore di quella vissuta da Ribery nel corso del primo capitolo della sua avventura in Italia: il furto subito mentre il francese era in campo con la Fiorentina a Parma. Un episodio che ha profondamente turbato l'ex Bayern.

"Mia moglie ha perso qualche borsetta, qualche gioiello, ma grazie al Cielo niente di essenziale. Quello che mi scuote è l’impressione di essere nudo, di avere i pantaloni abbassati, e questo, non lo accetto. Mia moglie e i miei figli sono al sicuro a Monaco, ma come faccio ad essere sereno oggi? Come possiamo sentirci bene qui? Non corro dietro i milioni, grazie a Dio non mi manca niente, in compenso corro sempre dietro a un pallone, perché è la mia passione. Ma, passione o meno, la mia famiglia passa avanti a tutto, e noi prenderemo le decisioni che saranno necessarie al nostro benessere".

Un film da rivedere in bluray. Ah non è possibile? Peccato, sarebbe stato un cult assoluto dello schermo. Poco male, lo è già fuori.

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