Ve lo ricordate ciondolare sui campi della Serie A, incapace di trovare un proprio posto nel mondo (o in Italia)? No? Bene: tutto normale. Perché Pedro Guilherme Abreu dos Santos, brasiliano, per tutti Pedro e basta, in A quasi non ci ha messo piede. 4 spezzoni di partite - nessuna da titolare - e una sessantina di minuti con la maglia della Fiorentina. Lento, fuori contesto. E senza mai trovare la via della rete, manco a dirlo.
Accadeva nella prima parte del campionato 2019/20, non una vita fa. Eppure sembra passato un secolo. Oggi Pedro è il volto nuovo della Seleção che si prepara a disputare i Mondiali in Qatar. Il ct Tite, che già lo aveva chiamato a novembre per una gara delle qualificazioni, lo ha riportato nel gruppone in occasione delle amichevoli contro Ghana eTunisia. E in mezzo al caos, tra fallacci e banane lanciate in campo, ha pure trovato il modo di andare a segno nell'unico tempo disputato, il secondo della seconda sfida.
Pedro non era stato praticamente mai chiamato da Tite. O meglio: solo un paio di volte. La prima nel 2018, quando il centravanti giocava nel Fluminense: ma in quei giorni si era rotto un ginocchio e la chance di vestire l'amarelinha era sfumata. Quindi nel novembre del 2020, contro il Venezuela in una gara di qualificazione ai Mondiali. E ora che il ct si è ricordato di nuovo di lui, convocandolo al posto di un Gabriel Jesus "comunque assolutamente in corsa", sono in tanti a pensare che un posto in attacco possa essere suo.
"Ma io Pedro lo conosco già, so cosa può darmi - ha sviato Tite prima dell'amichevole contro la Tunisia, la seconda prima di quella vinta contro il Ghana - È già stato con noi, si è allenato e ha giocato. Non sarà questa partita a determinare se verrà in Qatar o no. Non sono 10 minuti in più o in meno a farmi cambiare idea su un calciatore. Ho sempre detto che Pedro è un giocatore di qualità superiore".
Getty ImagesIl 2022, del resto, è stato l'anno della svolta dopo un 2021 da dimenticare. Lo scorso anno Pedro aveva segnato solo 7 reti in campionato e un altro paio in Libertadores. Giocava poco, teneva la testa china. Durante una partita le telecamere brasiliane hanno scovato la madre, sulle tribune del Maracanã, incapace di trattenere le lacrime di fronte all'ennesima panchina del figlio. A complicare il tutto, anche la decisione del Flamengo di non lasciarlo andare alle Olimpiadi di Tokyo.
"Stavo vivendo un momento molto complicato - ha rivelato qualche tempo fa all'emittente 'TNT Sports' - e il mio rendimento in campo ne ha risentito. Ma sono riuscito a tornare forte mentalmente. Tutto mi è servito per diventare molto più forte, tornare ad avere le mie opportunità e poter mostrare il mio valore".
Anche il cambio di allenatore ha influito parecchio. All'inizio del 2022, sulla panchina del Flamengo sedeva un altro ex viola come Paulo Sousa: non considerava Pedro una prima scelta, tanto che il centravanti era stato vicino a trasferirsi al Palmeiras. Con l'addio del portoghese e l'arrivo di Dorival Junior, la situazione è mutata radicalmente. A livello collettivo, se è vero che il Fla è oggi in finale di Copa Libertadores e Copa do Brasil, e pure individuale.
Pedro, sostanzialmente, è esploso. Ha iniziato a ingranare poco prima che Sousa venisse esonerato, segnando 5 volte in 7 partite nel mese di maggio. E poi ha cominciato a sfornare doppiette, triplette (nell'andata delle semifinali di Libertadores contro il Velez Sarsfield) e addirittura un poker, nel quarto di ritorno contro il Tolima.
E così si torna a pensare a quei pochi mesi italiani. Mesi di rimpianti per tutti: per Pedro, che ha bucato la sua prima esperienza in un grande campionato europeo, ma soprattutto per la Fiorentina, che non è riuscita a comprendere le potenzialità di un gioiello. E che ora, guardando sul divano i prossimi Mondiali, rischia di ritrovarselo nell'attacco del Brasile.
