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Fiorentina bella a metà: domina e poi soffre, ma con un Sottil così la Conference può diventare realtà

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Un po’ Dottor Jekyll e un po’ Mister Hyde. La Fiorentina, nel suo primo giovedì europeo dopo cinque lunghi anni di attesa, ha mostrato il suo volto migliore ma anche quello peggiore. Contro il Twente, come spesso le è accaduto anche nella scorsa stagione (ma anche nell’esordio in campionato contro la Cremonese, ancora una volta ha confermato di saper essere bellissima, ma anche discontinua.

All’Artemio Franchi, contro il Twente, è arrivata un’importante vittoria, ma il 2-1 finale è quello che sa tanto ‘mezza’ beffa. La squadra guidata da Vincenzo Italiano infatti, nel primo tempo ha letteralmente dominato gli avversari, dando a più riprese la sensazione di avere nelle gambe anche il terzo ed il quarto goal, ovvero le marcature che avrebbero chiuso definitivamente il discorso qualificazione al tabellone principale della Conference League.

A rendere fin da subito in discesa la strada è stato il goal di Nico Gonzalez (alla prima rete europea) dopo una manciata di secondi, poi a far pensare che il tutto potesse risolversi in uno show a tinte viola è stato il tocco di Arthur Cabral che alla mezzora è valso il momentaneo 2-0.

Nel mezzo diverse occasioni create e non sfruttate, una partita fin lì giocata in un unica metà campo e nemmeno l’ombra di un pericolo corso.

La Fiorentina insomma, nel primo tempo della sfida contro il Twente, ha portato in scena tutto il suo repertorio fatto di giocate in velocità, pressing alto e tanta voglia di stupire. Un assolo che ha fatto anche pensare che quella olandese non fosse poi la squadra ‘spauracchio’ che tutti temevano, ma poi sono arrivati i secondi 45’ e lo spartito è cambiato.

La Fiorentina vista nella ripresa non è stata nemmeno lontana parente di quella del primo tempo. Bassa, lenta, a tratti intimorita, ha consentito al Twente di riprendere fiducia e poi, il goal preso all’unica vera azione da rete concessa, ha fatto il resto. Il triplice fischio finale è stato accolto con un sospiro di sollievo: una cosa inimmaginabile a fine prima frazione.

Il 2-1 finale regala, in vista del ritorno, il vantaggio del dopo risultato, ma a Enschede ci sarà certamente da sudare. Ron Jans, il tecnico dei Reds, ha già anticipato che ad attendere i gigliati ci sarà l’’Inferno di Dante’ e la sensazione è quella che l’atmosfera al De Grolsch Veste sarà effettivamente di quelle incandescenti.

La compagine viola, una volta di più, ha dimostrato di difettare nella gestione della gara e di essere ancora incapace di raccogliere tutto ciò che semina. Sono lacune che in Europa si pagano, ma le attenuanti questa volta non le mancano.

La scarso stato di forma di alcuni giocatori, un paio di defezioni importanti e soprattutto la netta differenza di condizione rispetto agli avversari (il Twente è già alla quinta partita ufficiale) hanno rappresentato dei fattori decisivi.

La viola ha rallentato nel momento in cui bisognava accelerare e questo probabilmente anche perché è venuta meno la benzina nelle gambe.

Il 2-1 è risultato che lascia ogni discorso aperto, ma gli aspetti positivi non sono mancati. Amrabat ha confermato di essere in grandissima crescita, tanto da essere diventato un elemento imprescindibile a centrocampo. Cabral ha trovato la via della rete ed è stato più un partita rispetto al passato, Nico Gonzalez è parso già in ottima condizione e poi c’è lui: Riccardo Sottil, il vero uomo in più.

A 23 anni sembra realmente essere arrivato ad un passo dalla definitiva esplosione e per 45’ ha messo a ferro e fuoco la difesa avversaria e letteralmente travolto il diretto marcatore Brenet. Quando accelera a sinistra è spesso imprendibile e per potenza e qualità tecniche ha tutto per essere l’ingranaggio perfetto per il tridente offensivo di Italiano e per spaccare le partite.

Velocità, fantasia, potenza, tiro e tecnica. Che avesse doti fuori dal comune era cosa nota da tempo agli osservatori, ma adesso sembra finalmente capace di ‘mettere insieme’ tutto ciò che di buono sa fare con continuità nell’arco della partita. Ad oggi è lui il giocatore più decisivo della Fiorentina e se saprà confermarsi anche nei prossimi mesi, potrà rappresentare il vero grande acquisto di una squadra che punta a confermarsi ad ottimi livelli.

Il campo dirà fino a dove riuscirà a spingersi, quello che è certo è che se saprà diventare anche continuo, potrà rappresentare una risorsa importante anche per una Nazionale azzurra in piena fase di rinnovamento.

Ron Jans, alla vigilia del match, aveva individuato proprio in lui l’uomo più pericoloso (evidentemente ha studiato bene la Fiorentina) e i fatti gli hanno dato ragione.

La strada che conduce al tabellone principale della Conference League è ancora lunga, ma la Fiorentina ha dimostrato di essere più forte del Twente e di avere gli uomini che le consento di cambiare l’intero volto di una gara.

Uno di questi è proprio Sottil e la qualificazione passerà anche dai suoi scatti e dalle sue giocate. A Firenze hanno sempre creduto in lui e gli hanno dato tutto il tempo necessario per crescere, adesso però deve essere lui a fare lo step successivo.

In Olanda ci sarà da lottare con le unghie e con i denti, l’avversario d’altronde è il peggiore tra quelli che la sorte poteva regalare, ma se la Fiorentina farà la Fiorentina per tutti i 90’, se la condizione migliorerà e se i vari Gonzalez, Ambrabat e soprattutto Sottil confermeranno la prestazione di giovedì sera, la qualificazione alla Conference League potrà finalmente diventare realtà.

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