Quando la scorsa estate il Milan lo ha prelevato dal Bruges al termine di una delle più estenuanti trattative dell’intera finestra di calciomercato, sono stati in molti a parlare di un colpo sensazionale.
Il club rossonero, assicurandosi Charles De Ketelaere, aveva infatti fatto suo non solo un gioiello di appena ventidue anni già nel mirino di molti tra i più importanti club europei, ma anche un ragazzo che, dal punto di vista tecnico, aveva già fatto intravedere numeri da giocatore ‘fatto e finito’.
Un potenziale campione pronto ad incantare e a far sognare grazie anche a quelle movenze così simili a chi in rossonero è riuscito ad imporsi come uno dei più grandi campioni della sua generazione: Kakà.
De Ketelaere, prima ancora del suo arrivo a Milano, si è visto attaccare addosso l’etichetta di ‘nuovo Kakà’. Troppo grande la speranza di molti, inebriati anche dalla conquista dello storico diciannovesimo Scudetto, di vedere il Milan riaprire un ciclo vincente grazie anche alle giocate di un fuoriclasse capace di cambiare da solo il volto delle partite.
Sul fatto che il talento belga sappia giocare, e anche molto bene, a pallone non ci sono dubbi, ma ad oltre nove mesi dal suo arrivo in rossonero, dell’erede del fuoriclasse brasiliano non si è ancora vista l’ombra.
De Ketelaere si è perso nei meandri di una stagione nata male e nel corso della quale non è riuscito a cambiare il corso delle cose. Secondo alcuni il problema è da ricercarsi in una difficoltà nell’adattarsi ad una realtà per lui totalmente nuova, secondo altri a frenarlo sono state anche le grandissime aspettative, mentre c’è chi dice semplicemente che il problema va ricercato nella diversa caratura della Serie A rispetto al calcio belga.
Quello che è certo è che l’ex gioiello del Bruges, atterrato sul pianeta Milan a fronte di un esborso da 35 milioni di euro, per ora non è andato nemmeno vicino all’esprimersi a livelli importanti. Acquistato per essere uno degli elementi fondamentali nel 4-2-3-1 di Pioli (tecnicamente può ricoprire tutti i ruoli dell’attacco), in realtà non è mai riuscito a far suoi i galloni da titolare.
In Serie A ha collezionato 29 presenze, 20 delle quali da subentrato, alle quali vanno aggiunte 6 in Champions League (tre da subentrato), 1 in Coppa Italia ed 1 in Supercoppa Italia (da subentrato).
Trentasette partite in tutto condite da un solo assist (datato 27 agosto, contro il Bologna nel terzo turno di campionato) e nessun goal. Uno score troppo povero per un ragazzo che era stato preso per far compiere al Milan un ulteriore salto di qualità. Ma c’è di più.
Nelle ultime quattro partite di Champions League (contro Tottenham, Napoli ed Inter) De Ketelaere non ha mai messo piede in campo. E’ sempre stato abile ed arruolato, ma non si è mai spinto oltre la panchina.
E’ successo anche nell’EuroDerby valido per la semifinale di andata della massima competizione continentale per club, eppure le occasioni potenziali per entrare non sono mancate. Quando al 18’ Bennacer è stato costretto ad alzare bandiera bianca per infortunio, Pioli ha preferito gettare nella mischia Messias, riportando al centro (ovvero lì dove avrebbe potuto agire proprio De Ketelaere) Brahim Diaz.
Quando inoltre all’82’ il tecnico rossonero ha deciso di richiamare in panchina il talento spagnolo, lo ha sostituito con Pobega, nonostante il risultato potesse far preferire un giocatore più di fantasia ed offensivo come De Ketelaere.
Il gioiello belga, dopo aver deluso nella maggior parte delle sue uscite, non solo ha perso posizioni su posizioni nelle gerarchie del suo allenatore, ma probabilmente oggi non viene considerato ancora pronto per partite di un certo livello.
Le prossime settimane diranno quale sarà lo spazio che gli verrà concesso e se cambierà o meno la sua gestione. Al momento De Ketelaere è poco più di un’alternativa, ma è giovane, ha qualità in dosi industriali e tutto il tempo a disposizione per ribaltare, magari a partire dalla prossima stagione, la situazione e riprendersi tutto con gli interessi.




