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Ernesto Javier Chevanton, l'uruguayano con il Salento nel cuore

10:40 CEST 12/08/22
Chevanton GFX
Attaccante rapido e letale, Chevanton diventa l'idolo del Lecce. Fa bene al Monaco e vince a Siviglia, ma il suo cuore resta in Salento.

“Ho portato le maglie di Monaco, Siviglia, Atalanta e Colón, ma non ho mai tolto la maglia del Lecce” - Ernesto Javier Chevanton.

Rapido nello stretto, con un piede destro piccolo e sensibile in grado di indirizzare il pallone dove vuole con una potenza insospettabile, Ernesto Javier Chevanton è stato nei suoi anni migliori un bomber in grado di entusiasmare in patria con il Danubio e in Italia con il Lecce. Qui diventa un beniamino, conquistando i tifosi.

Grazie ai tanti goal, conquista anche la Nazionale uruguayana, ma quando è ceduto al Monaco iniziano ad attanagliarlo i problemi fisici. Gioca e vince anche con il Siviglia, ma di fatto ha già dato il meglio di sé. Torna in Italia e gioca a Bergamo con l'Atalanta e ancora con i giallorossi, ma senza più riuscire a trovare continuità e l'antico smalto.

Gli ultimi anni lo vedono fare la spola fra l'Europa e il Sudamerica, vestendo anche le maglie del Colón in Argentina e del Liverpool di Montevideo in patria, oltre che ancora del Lecce e del QPR in Europa. A 37 decide di tornare a giocare in Terza Categoria. Dalla scorsa stagione è collaboratore tecnico della Primavera del Lecce.

Nato a Juan Lacaze, in Uruguay, nel Dipartimento di Colonia, il 12 agosto 1980, Chevanton inizia a giocare a calcio nelle Giovanili del Danubio di Montevideo. Con la squadra bianconera debutta giovanissimo a 16 anni nel 1997, militando per 4 stagioni nella Primera División del suo Paese.

A partire dal 1999 inizia a far goal con una regolarità disarmante, e in appena 3 anni ne firma 53 in 60 gare (62 quelle totali con il club). Già nel 1999 è nel giro dell'Under 20 dell'Uruguay, con cui disputa il Campionato sudamericano di categoria e i Mondiali Under 20.

Il 2000 è l'anno della definitiva esplosione, che lo vede laurearsi a soli 23 anni capocannoniere del campionato uruguayano con un exploit di 36 goal in 35 partite. Questo fa sì che il suo nome inizi a circolare con insistenza sui taccuini di molti club europei. 

Ad aggiudicarselo nell'estate del 2001 è il Lecce della famiglia Semeraro e del Direttore sportivo Pantaleo Corvino, alla ricerca di un sostituto a livello realizzativo, non di caratteristiche, visto che si tratta di giocatori fra loro molto diversi, di Cristiano Lucarelli, il bomber che con i suoi goal aveva contribuito al raggiungimento della salvezza e che era stato ceduto al Torino.

Il club salentino versa 7 milioni di euro nelle casse del Danubio, che rendono Chevanton l'acquisto più costoso nella storia del club. Saranno ben spesi. L'uruguayano, infatti, sarà uno dei bomber più forti che i pugliesi abbiano mai avuto e ripagherà abbondantemente l'investimento, con la maglia giallorossa che diventerà una sua seconda pelle. 

Alla fine di quell'estate l'attaccante sbarca dunque in Puglia in compagnia del suo connazionale Guillermo Giacomazzi, destinato anche lui ad entrare nella storia della società. Ernesto sceglie la maglia numero 19 e ci mette poco ad ambientarsi, e il 26 agosto è già in campo nella prima giornata di Serie A, che vede il Lecce ospitare al Via del Mare il Parma.

Passano appena 2 minuti quando il bomber arrivato dall'Uruguay ruba palla con astuzia al portiere avversario Frey e deposita la palla in rete per il suo primo goal italiano. La prima stagione italiana è per lui molto positiva: la punta va in doppia cifra, totalizzando 11 goal e 6 assist in 27 presenze. Il 14 aprile 2002, contro la rivelazione Chievo, sigla anche la prima doppietta.

La squadra però non ingrana: imbarca troppi goal e a fine anno, nonostante il cambio di allenatore, con il passaggio da Alberto Cavasin a Delio Rossi, retrocede in Serie B piazzandosi al terzultimo posto in classifica. Intanto le sue prestazioni già prima dello sbarco in Italia gli erano valse la convocazione con l'Uruguay alla Copa America.

Con la maglia della Celeste Chevanton aveva debuttato il 14 luglio 2001 contro la Bolivia, con Victor Púa Ct., trovando via via sempre più spazio nelle amichevoli che erano seguite al torneo in Colombia, ma è escluso dai convocati per i Mondiali 2002. Ernesto mastica amaro e medita il riscatto. Che arriva puntualmente nell'anno 2002/03, che lo vede trascinare a suon di goal il Lecce, nel frattempo passato sotto la presidenza di Quirico Semeraro, nuovamente in Serie A.

L'uruguayano stabilisce anche un record storico, andando a segno consecutivamente nelle prime 6 giornate del torneo cadetto: goal al Ferraris contro la Sampdoria (sconfitta per 2-4), rete del pari contro la Salernitana (vittoria per 2-1), goal in casa del Messina (gara vinta per 0-2), rete in casa contro il Venezia (vittoria per 3-1), goal al San Nicola nel derby contro il Bari (1-1) e nuovamente in casa contro la Triestina (1-1).

Proprio nel Derby del 13 ottobre 2002 lo sgusciante uruguayano (un metro e 78 centimetri per 72 chilogrammi di peso forma) battezza l'attesa sfida propiziando il pareggio con un bolide di collo esterno destro che non lascia scampo al portiere biancorosso. Diventa un idolo della tifoseria e in tutto realizza 15 goal e fornisce 6 assist in 30 presenze. Ma la stagione più esaltante in assoluto della sua carriera sarà la terza in Puglia.

Nuovamente sul palcoscenico più importante, sotto la guida di Delio Rossi, Chevanton si consacra fra i bomber del massimo campionato italiano, realizzando 19 goal in 31 gare, cui vanno aggiunti ulteriori 5 assist. Per i giallorossi è una stagione fantastica, chiusa con il 10° posto finale in Serie A.

L'uruguayano, che agisce nel tridente offensivo con il montenegrino Vucinic e il bulgaro Bojinov, si dimostra letale e spietato quando c'è da battere i portieri avversari: di rapina o in contropiede, con conclusioni potenti o piazzate, su azione, su calcio di punizione e persino su calcio d'angolo (realizza un goal olimpico contro la Reggina nell'ultima giornata di campionato), diventa un incubo per i portieri avversari. Castiga, fra le altre, anche il Milan di Ancelotti (1-1 al Via del Mare) e la Juventus di Lippi, cui il Lecce infligge un'amara sconfitta per 4-3 in trasferta il 25 aprile 2004.

Il legame con il Salento è rafforzato per Chevanton dal matrimonio con Sandra Bruno, la figlia di Pasquale, e sembra in quel momento indissolubile. Ma dato il suo rendimento, per l'attaccante uruguagio non tardano ad arrivare le offerte dai club importanti di tutta Europa: nell'estate 2004 il Monaco mette sul piatto 10 milioni di euro e si aggiudica il suo cartellino. 

Con il club del Principato firma un contratto quadriennale, ma raramente in maglia biancorossa riesce ad avere il rendimento che aveva avuto in giallorosso. Nel 2004/05 debutta comunque in Champions League con 6 presenze e 2 reti. In tutto nel suo primo anno in Francia realizza 15 goal, di cui 10 in campionato, in 39 gare. La stagione 2005/06 è molto difficile per la squadra, che termina la Ligue 1 al 10° posto. 

Chevanton fa comunque il suo, con 11 reti totali in 28 presenze. Iniziano però a presentarsi i primi guai fisici e il 2005 segna anche l'uscita dell'attaccante dal giro della Nazionale uruguayana, guidata ora da Oscar Washington Tabarez. Dopo 26 reti in 67 presenze in due stagioni, il Monaco decide di cederlo in Spagna, dove il Siviglia è interessato al suo cartellino. Gli andalusi si aggiudicano il giocatore per poco meno di 9 milioni di euro.

La considerazione nei confronti di Chevanton è ancora molto alta ma anche nei suoi 4 anni in Spagna l'uruguayano alternerà grandi cose a momenti di crisi. Segna goal spettacolari, come i due fatti al Real Madrid, uno in semirovesciata e un altro su calcio di punizione, ma i problemi alla schiena non gli danno tregua e spesso lo costringono a fermarsi.

Firma comunque, fra Liga, Copa del Rey e Coppa UEFA, 15 goal in 47 gare totali, arricchendo la sua bacheca con 4 titoli: vince una Coppa di Spagna nel 2006/07, una Supercoppa di Spagna nel 2007,  la Coppa UEFA 2006/07 (vittoria ai rigori sull'Espanyol, con Ernesto che resta in panchina) e la Supercoppa europea del 2006, quest'ultima senza disputare la gara.

Nel 2008 è richiamato in Nazionale, a tre anni di distanza dall'ultima presenza, per disputare la sfida delle Qualificazioni ai Mondiali 2010 contro l'Argentina (2-1 il risultato per la Selección). È l'ultima delle 22 presenze, condite da 7 reti, di Chevanton con la maglia della Celeste. 

La nostalgia per l'Italia inizia a diventare insostenibile, così Chevanton nel novembre 2009 si accorda con l'Atalanta per un trasferimento in prestito con diritto di riscatto. In nerazzurro il suo rendimento, condizionato dai ripetuti infortuni, non va oltre 2 goal in 12 partite, cosicché la Dea decide di non riscattarlo. 

Nell'estate 2010, rescisso il contratto con il Siviglia, il suo amore smisurato per il Salento lo porta a firmare un contratto annuale con il Lecce per il suo primo ritorno. L'attaccante è presentato ufficialmente il 23 agosto in occasione di un'amichevole precampionato con il Valencia. Ma il rapporto con il tecnico dei pugliesi, Gigi De Canio, è problematico. 

L'uruguayano, molto nervoso, il 21 novembre si rende responsabile di un brutto episodio nella partita contro la Sampdoria. Colpisce volontariamente con un brutto fallo intenzionale un avversario, Guido Marilungo, e inveisce a ripetizione contro la direzione arbitrale di Gava, che lo espelle. La commissione disciplinare gli infligge poi una squalifica esemplare di 5 giornate.

Torna, chiede scusa al suo allenatore e ai compagni di squadra, e con 2 reti segnate nel girone di ritorno contro Parma e Napoli, dà un contributo essenziale alla salvezza della squadra, che conclude la stagione al 17° posto ed evita la retrocessione in B. Proprio il 2-1 del San Paolo, firmato da lui e dal suo amico fraterno Giacomazzi, è determinante.

"Ho una foto di una partita che abbiamo giocato in casa, siamo tutti e due a terra e ci stiamo abbracciando. - racconta a 'DAZN' - Era una partita contro il Napoli, ci ha dato la possibilità di rimanere in Serie A. La foto la tengo ancora a casa. Quella foto mi emoziona, per me Guillermo è come un fratello. E quell'anno per me era stato difficile".

La società ritiene comunque il suo rendimento insufficiente rispetto alle attese e il suo cartellino non viene riscattato. 

Ernesto decide allora di varcare l'Oceano Atlantico, accasandosi in Argentina con il Colón. La nuova avventura in terra sudamericana parte bene, con l'ex giallorosso capace di segnare 6 reti in 15 gare, ma finisce molto male: la sfortuna si accanisce nuovamente contro l'attaccante, che si rompe il tendine d'Achille del piede sinistro e deve star fermo 6 mesi. 

L'amore per il Salento è talmente forte che, una volta ristabilitosi, Ernesto non esita a correre in soccorso della sua squadra del cuore, nel frattempo scivolata in Lega Pro Prima Divisione per lo scandalo Calcioscommesse. Nel mese di luglio del 2012 si consuma così il secondo ritorno al Lecce. 

Colleziona 14 presenze e 6 goal, fra cui uno nella semifinale di ritorno dei playoff contro la Virtus Entella (2-1 per i pugliesi) e percepisce un salario da minimo sindacale. Il sogno promozione svanisce nella finale promozione persa contro il Carpi. Chevanton ha un braccio rotto e va in panchina perché vuole star vicino alla squadra.

Ma quando gli emiliani impattano il vantaggio iniziale dei giallorossi, nel finale chiede al suo allenatore, Gustinetti, di buttarlo nella mischia nei minuti finali. Entra in campo ma non ci sarà nulla da fare. A festeggiare la promozione saranno infatti gli ospiti.

A fine anno il club salentino, nonostante i ripetuti attestati di stima verso il giocatore, non gli rinnova il contratto. Chevanton saluta con un bottino complessivo di 59 goal in 124 partite con la maglia giallorossa, che lo rendono il 4° cannoniere all-time della società salentina e il massimo cannoniere in Serie A assieme a Mirko Vucinic (30 reti).

Cerca allora di rilanciarsi in Inghilterra, e firma con il Queens Park Rangers nel settembre 2013, ma dopo appena 2 presenze e pochi mesi, a dicembre dello stesso anno resta svincolato. Nel 2014, a 34 anni, decide allora di far ritorno in patria, dove è ingaggiato dal Liverpool di Montevideo. Totalizza altri 6 goal in 15 presenze, prima di dare l'addio al calcio giocato nel settembre 2015.

Intanto il suo matrimonio fallisce, ma l'amore per il Salento non si attenua. Così a due anni dal ritiro e a tre dall'ultima gara giocata, nell'agosto del 2017 il bomber riparte dalla Terza Categoria pugliese con la maglia del Soccer Dream Parabita, squadra di cui è anche l'allenatore della Juniores dall'aprile 2017. Il 10 dicembre, al debutto, segna subito una tripletta nel 5-0 contro l'Andrano. In tutto realizza la bellezza di 16 goal in 3 partite, di cui 10 in una sola gara, e porta la squadra in Seconda Categoria. Non riesce tuttavia a vincere il titolo di capocannoniere.

"Giocare in serie A o giocare in Seconda categoria - sostiene - è assolutamente uguale".

Fra i Dilettanti continua a dare spettacolo fino a 39 anni, con goal e prodezze balistiche su punizione che lasciano di stucco portieri e spettatori. Nell'estate 2020 il Lecce si ricorda di lui e lo assume come collaboratore tecnico della squadra Primavera, carica a cui fa seguito la nomina ad allenatore dell'Under 15 giallorossa, che gli consente di insegnare calcio ai più giovani e sigilla l'amore smisurato dell'attaccante uruguayano per il Salento, la terra che lo ha adottato ed è diventata casa sua.

"Sono orgoglioso di far parte di una storia che amo tanto, - afferma in un'intervista a 'Pianetalecce.it' - che è la storia del Lecce".