Pubblicità
Pubblicità
Christian Eriksen(C)Getty Images

Eriksen torna al calcio giocato, il cardiologo spiega: "E' in pericolo"

Pubblicità

Christian Eriksen torna al calcio giocato e lo fa legandosi fino al termine della stagione al Brentford. L’ex centrocampista dell’Inter riparte dunque dalla Premier League e lo fa dopo essersi allenato per qualche giorno in Olanda con lo Jong Ajax.

Il ritorno all’attività del campione danese rappresenta ovviamente una notizia che va ben oltre il semplice calciomercato visto che come noto, lo scorso 12 giugno, nel corso di Danimarca-Finladia di Euro 2020, è stato vittima di un arresto cardiaco.

Ad Eriksen è stato impiantato un defibrillatore sottocutaneo e se la cosa gli consente di tornare all’attività professionistica in vari paesi, non lo stesso vale per l’Italia ed è proprio per tale motivo che ha dovuto lasciare l’Inter.

Il professor Bruno Carù, cardiologo che in passato ha collaborato anche con il club meneghino, parlando a ‘La Gazzetta dello Sport’ ha spiegato perchè in Italia c’è una norma più severa rispetto ad altre nazioni.

“Meno male che ce l’abbiamo! Abbiamo evitato molti decessi. Gli atleti che giocano in queste condizioni sono in pericolo, come lo stesso Eriksen. E si parla di morte, non di un raffreddore. Il fatto che non si comprenda è una cosa assurda per il calcio”.

Fare in modo che in paesi diversi si adottino le stesse regole è praticamente impossibile.

“Stati come l’Inghilterra e l’Olanda che non hanno introdotto regole più stringenti evidentemente non sono d’accordo. Noi siamo riusciti a ridurre le morti per problemi di questo tipo in maniera abbastanza significativa. Purtroppo è impossibile azzerare il rischio ma abbiamo raggiunto comunque un ottimo risultato. Questa legge ci protegge”.

Il professor Carù ha spiegato come sia molto raro che un calciatore di trent’anni possa essere colpito da arresto cardiaco.

“È un evento molto raro in un soggetto maschile di quest’età. È un segnale che ci indica una predisposizione genetica verso un certo tipo di evoluzione clinica. Il cuore si ammala solo per ragioni molto gravi, che spesso possono essere ricondotte alla storia familiare. Eriksen ha una cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro. In pratica è un’alterazione congenita del muscolo a livello strutturale, che ha portato all’arresto. Una minima variazione dell’attività potrebbe causare nuovamente un episodio del genere”.
Pubblicità
0