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Zlatan Ibrahimovic AC Milan 2021Getty

"È giusto che continui": e ora Ibrahimovic lascia o raddoppia?

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E pensare che non avrebbe nemmeno dovuto esserci. Doveva lasciare il calcio, Zlatan Ibrahimovic. La sua idea, più che un'idea praticamente una certezza, era questa. Troppi anni sulle spalle, poca voglia di privilegiare ancora il pallone rispetto alla famiglia, il timore di non essere più e di non poter più rendere come prima. Decisione presa: farò dell'altro.

"Pioli mi ha chiesto cosa volevo fare. Gli ho risposto: 'No, non continuo. Basta'. Anche la mia famiglia è importante, io sono qui da solo, è un sacrificio. Per sei mesi va bene, ma un altro anno come questi sei mesi no. Pioli mi ha detto: 'Ok, ti rispetto, va bene'. Il giorno dopo abbiamo parlato di nuovo: 'No, non è così semplice. Se rimani, qui sarà un'altra cosa'. E io: 'No, ho deciso di ritirarmi'".

Parole e musica dello stesso Ibrahimovic in una lunga chiacchierata con l'ex compagno Massimo Ambrosini a 'Sky Sport', lo scorso 5 dicembre. Prima di accettare di firmare per un altro anno con il Milan, Zlatan aveva deciso di dire stop. Poi ha cambiato idea perché "non volevo avere rimpianti", ma insomma, la prospettiva di diventare un pensionato di lusso era più concreta che mai.

Non era tanto una questione tecnica o fisica, perché avere 20 anni o 39 per uno come Ibrahimovic cambia poco. Pioli giura di "non averlo mai visto sgarrare neppure una volta". Ibra ha regole ferree, è il classico professionista a tutto tondo che ha un obiettivo in testa e non perde mai la retta via. Però il timore c'era. Il timore di non essere più quello di prima, specialmente dopo il grave infortunio a un ginocchio rimediato ai tempi del Manchester United, e di rappresentare ormai un dolce ricordo di se stesso.

L'Ibrahimovic della prima esperienza al Milan era un attaccante più leggero. Oggi è il gigante che con la sua sola presenza mette le ali a compagni che nemmeno sapevano di avere tutte queste potenzialità. Ha segnato 500 e poi 501 volte con le maglie dei club, numero mostruoso. 14 solo in questo campionato, dopo aver cambiato completamente volto alla squadra. Nella classifica dei cannonieri fa compagnia a Lukaku, dietro solo a Cristiano Ronaldo. La delicata esperienza a contatto con il Covid-19 lo ha rallentato, non fermato.

E dunque non si può non passare allo step successivo. Il passato è il passato, il presente è glorioso, ma cosa farà Ibrahimovic nel futuro? Il contratto con il Milan è ancora una volta breve, fino a fine stagione. Intanto restiamo insieme un altro anno e poi si vedrà, si sono detti giocatore e dirigenza cinque mesi fa, al momento di rinnovare un accordo già scaduto. Giugno non è vicino, ma neppure lontanissimo. Ed è normale che il nuovo rinnovo di Ibra sia destinato a diventare ben presto l'argomento del giorno.

"Vedendo come si allena è difficile stupirsi. Ibra è un campione - ha detto Stefano Pioli a 'Sky Sport' dopo la gara di ieri - Quando sta bene e può giocare segna quasi sempre due goal. Sta aiutando tantissimo la squadra a crescere. Se rinnoverà? Credo che sia giusto che continui".

La prospettiva di rigiocare la Champions League dopo più di quattro anni, in questo senso, è un bel carburante. L'ultima presenza di Ibrahimovic nell'Europa che conta risale al novembre del 2017, 16 minuti in casa del Basilea con la maglia del Manchester United, gli unici in quell'edizione di un Ibra ancora piegato dall'infortunio di sette mesi prima.

E poi, parlando di Champions, sarebbe per lui l'ultima occasione per provare ad alzare un trofeo che mai lo ha visto protagonista. Con un pochino di iella a far da contorno: l'Inter alzò il trofeo dopo la sua partenza, idem il Barcellona. Ibra ha vinto di tutto nei campionati nazionali, praticamente nulla in Europa. Un bello stimolo, anche a quasi 40 anni, per rinviare ancora una volta il momento dell'addio.

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