Fuori Hakimi, dentro Denzel Dumfries. Grandi speranze da parte dei tifosi dell'Inter, ma anche tanta consapevolezza della difficile sostituzione. Ceduto l'esterno marocchino al PSG, Marotta ha puntato sull'esterno del PSV, pagato circa 14 milioni tra parte fissa e bonus. Altalenante nella prima parte di annata, l'olandese è esploso a dicembre, risultando tra i migliori giocatori nerazzurri.
Superata la fase di ambientamento ad un nuovo campionato, Dumfries ha sfruttato al meglio la continuità del posto da titolare in virtù dell'infortunio alla coscia capitato a Darmian, che a inizio anno sembrava poter essere la prima scelta per il dopo Hakimi, grazie all'ovvia maggiore conoscenza della Serie A e ad un'ottima scorsa annata, in cui è risultato decisivo agli ordini di Conte.
Campo, panchina, titolare, subentrato. Dumfries ha cambiato continuamente il proprio status in maglia Inter fino a dicembre e in particolare alla fida contro lo Spezia che ha aperto l'ultimo mese dell'anno. Autore di un'ottima prova nel match vinto contro i liguri, ha cominciato a prendere seriamente confidenza con il mondo nerazzurro, caricato anche dall'entusiasmo di una rimonta verso la vetta e dall'inizio di una serie di vittorie consecutive da parte del club meneghino.
Dalla sfida contro lo Spezia, Dumfries non ha più perso il posto da titolare sulla corsia destra, nel 3-5-2 disegnato da Inzaghi. Ha capito ciò che Inzaghi chiedeva, è riuscito ad essere al posto giusto al momento giusto con inserimenti, accelerate e ripiegamenti: risultato, rete contro la Roma, goal contro la Salernitana e goal decisivo per l'Inter nel match contro il Torino che ha chiuso il girone d'andata nerazzurro. Da Campione d'Inverno.
Dumfries è un tutt'uno con l'Inter. Ha sempre voluto esserlo, come evidenziato a Voetbal International:
"Ci è voluto un po' di tempo prima che si chiudesse l'affare con l'Inter. Alla fine ho avuto i brividi. Ho chiamato tutti i giorni con Mino Raiola. La mia voglia di vestire la maglia dell'Inter ha prevalso. C'era anche l'Everton, ma non ci ho pensato due volte. Volevo davvero andare all'Inter. La squadra campione d'Italia, un club di grande tradizione in Italia e in Champions".
La prima parte di stagione recita tre goal e tre assist in maglia Inter: leggermente meno di quanto fatto da Hakimi nella passata annata, se proprio vuole essere fatto un paragone, forse superfluo, tra i due, ma più di quanto messo insieme dall'attuale esterno del PSG nel 2021/2022.
Dumfries avrebbe voluto giocare di più all'inizio, ma nell'intervista rilasciata prima del match contro il Torino è stato chiarissimo:
"Ora posso dire che era logico che non fossi subito un titolare, sono arrivato qui senza una buona preparazione ed è la mia prima volta all'estero. Lingua diversa, un nuovo ambiente, una cultura diversa e un modo di giocare completamente nuovo. Il calcio dell'Inter e della Serie A è tanto tattico. Non l'ho sottovalutato, sapevo che sarebbe stato così. Ma mi aspettavo di giocare di più all'inizio, sono onesto su questo. Però è bello che dopo un periodo in panchina mi sia stato permesso di giocare titolare".
Certo, il ruolo di pedina imprescindibile gli è stato affibbiato dopo l'infortunio di Darmian, ma Dumfries ha saputo cogliere l'occasione e dimostrare che bastava solamente un po' di adattamento. Prossimo passo, provare a guidare l'Inter anche in Champions League, vista una fase a gironi altalenante.
A febbraio, però, Dumfries avrà ancor più confidenza con la tattica italiana e in particolare quella di Inzaghi: se dovesse confermare le prestazioni di Serie A anche in Champions, il confronto sulla fascia contro Robertson, esterno sinistro del Liverpool, può essere una sfida nella sfida. Scintillante, come il dicembre del ragazzo di Rotterdam.


