Quando nel giugno del 2017 hanno iniziato a prendere vigore le voci che volevano la Fiorentina vicina a Dusan Vlahovic, sono stati in molti a parlare di un potenziale grande colpo messo a segno dal club viola. Eppure del talento serbo si sapeva solo che era stato il più giovane calciatore a debuttare con la maglia del Partizan, che era stato il più giovane di sempre ad esordire nel sentitissimo derby contro la Stella Rossa e che addosso gli era già stata attaccata da tempo un’etichetta pesantissima: quella di ‘Nuovo Ibrahimovic’.
Ciò che in molti invece non sapevano era che quel ragazzone che nel fisico ricordava tanto il primo Christian Vieri, era già finito nel mirino di importanti club europei come Real Madrid, Borussia Dortmund, Arsenal e, tra i tanti altri, anche in quello della Juventus.
La Fiorentina, rispetto alle big del Vecchio Continente, poteva contare su un asso nella manica: Pantaleo Corvino.
Nel corso degli ultimi due decenni nessuno ha pescato più di lui e meglio di lui nei Balcani e, come già accaduto anni prima per Stevan Jovetic e pochi mesi prima con Nikola Milenkovic, ancora una volta aveva avuto l’abilità di anticipare tutti.
E’ il 23 giugno del 2017, quando la Fiorentina pubblica un annuncio che poi si rivelerà tra i più importanti della sua storia recente.
“ACF Fiorentina comunica di aver raggiunto l’accordo con l’FK Partizan Belgrado per l’acquisto, a titolo definitivo, dei diritti alle prestazioni sportive del calciatore Dusan Vlahovic, accordo che verrà ratificato al compimento del diciottesimo anno del calciatore serbo.
Vlahovic, nato a Belgrado (Serbia) il 28 gennaio del 2000, con la maglia del Partizan ha già collezionato 27 presenze e 3 gol tra Campionato e Coppe vincendo l’ultimo Campionato serbo e la Coppa di Serbia.
Il nuovo attaccante viola firmerà un contratto di 5 anni e si sottoporrà alle visite mediche di rito nella giornata di lunedì 26 giugno”.
L’operazione viene formalmente chiusa, ma Vlahovic non può ancora trasferirsi in Italia. E’ infatti minorenne e l’accordo con il Partizan prevede quindi che resti a Belgrado in prestito fino ad inizio 2018, con stipendio tra l’altro pagato dalla Fiorentina.
Pur di portarlo in riva all’Arno, Corvino ha insomma deciso di fare tutto il possibile. E’ arrivato a mettere sul piatto poco meno di due milioni di euro e, cosa forse anche più importante, ha anche occupato uno ‘slot extracomunitari’. Nessuno si sarebbe probabilmente spinto fino a tal punto per un diciassettenne.
“La mamma disse con il sorriso sulle labbra: ‘Ha portato a Firenze il nuovo Batistuta’ pensando di augurare il meglio per suo figlio e per la Fiorentina - ha ricordato Corvino a ‘La Gazzetta dello Sport’ - Io invece le dissi: ‘Spero che sia il nuovo Toni’”.
Quando finalmente ad inizio 2018 Vlahovic sbarca a Firenze, le aspettative su di lui sono già enormi, ma per motivi burocratici bisognerà aspettare il luglio successivo prima di vederlo realmente all’opera.
Di fatto il ragazzo rappresenta un ‘cortocircuito’, visto che si riscopre sostanzialmente sospeso in una sorta di limbo: non è abbastanza maturo per essere protagonista in Serie A, ma è allo stesso tempo troppo forte per i ragazzi della sua età.
Effettivamente quando gioca nel campionato Primavera fa quasi impressione. Ha un altro passo rispetto agli avversari e in alcune occasioni sembra semplicemente fare uno sport diverso. Segna goal a valanga (saranno 13 in 14 partite nel torneo), e trascina i compagni alla conquista della Coppa Italia di categoria, laureandosi ovviamente capocannoniere della competizione.
GettySe a livello giovanile fa la differenza come pochi, quando viene chiamato in causa in prima squadra non riesce però ad incidere. Titolare inamovibile al centro dell’attacco di quella Fiorentina è Giovanni Simeone, che alterna domeniche esaltanti a molte altre incolore, nonostante questo però Pioli riserva a Vlahovic solo scampoli di partita. Alla fine della sua prima stagione italiana, facendo la spola tra i ‘grandi’ e la Primavera, riuscirà a totalizzare dieci presenze in Serie A, non condite da goal.
E’ in questo periodo che in molti matura la convinzione che per lui un prestito, magari in Serie B, possa rappresentare la cosa migliore e d’altronde, già nei mesi precedenti, per alcune settimane era stato dato ad un passo dall’Empoli.
Quando nell’estate del 2019 Rocco Commisso diventa il nuovo proprietario della Fiorentina, la posizione di Vlahovic è di fatto quasi indefinita. Per giorni viene dato come probabile un prestito al Pescara, mentre dalla Germania rimbalzano voci di un interesse del Lipsia. Le opzioni sono diverse e vengono prese tutte in considerazione, questo almeno fino al 18 agosto, quando a cambiare lo stato delle cose, e forse il volto della stessa carriera dell’attaccante, saranno poco più di quindici minuti di partita.
La Fiorentina è impegnata nel terzo turno di Coppa Italia contro il Monza di Brocchi, una squadra ambiziosa sì, ma pur sempre di Serie C. I viola soffrono per tutto il primo tempo e al 35’ vanno in svantaggio. Mentre le lancette dell’orologio continuano a girare inesorabilmente, al Franchi si fa sempre più netta la sensazione che ci sia poco da fare e che, per quanto la squadra si sforzi, in attacco mancano gli uomini che possano far male.
E’ il 74’ quando Vincenzo Montella rivolge il suo sguardo a Dusan Vlahovic e gli fa cenno di entrare: è il più classico degli ‘sliding doors’. All’80’ Tofol Montiel, altro gioiello inespresso di quella Fiorentina, con un pallone filtrante serve l’attaccante serbo che, lanciato in corsa verso la porta avversaria, appena entrato in area, trafigge Lamanna con un potente sinistro all’angolino: è 1-1.
Appena sei minuti più tardi la scena si ripete: altra grande intuizione di Montiel, Vlahovic scatta sul filo del fuorigioco e ancora di sinistro non lascia scampo al portiere avversario. E’ il goal del 2-1, ma è soprattutto la doppietta che vale la riconferma.
In molti iniziano realmente ad intravedere in Vlahovic il nuovo centravanti della Fiorentina, ma i fatti diranno che la strada che conduce alla vera consacrazione è ancora terribilmente lunga.
I viola si riscoprono protagonisti di un campionato fatto di tanta sofferenza ed il talento serbo, quando viene chiamato in causa, dimostra di essere ancora troppo acerbo per riuscire a sostenere il peso di un attacco. Fisicamente è dotato e a dicembre segna contro l’Inter una rete che evita la sconfitta e che conferma a tutti che nel suo sinistro c’è un qualcosa di speciale, ma si tratta di un qualcosa di sporadico.
Vlahovic non è pronto, o almeno non ha dato l’impressione di esserlo ed è per questo che, quando nel gennaio del 2020 dal Wolverhampton arriva in prestito a Firenze Patrick Cutrone, molti cuori viola avvertiranno un senso di liberazione. Il talento cresciuto nel Milan ha giocato poco e non benissimo in Inghilterra, ma è comunque un ragazzo che ha già dimostrato di saper andare in doppia cifra in Serie A.
Nel frattempo ci pensa Franck Ribery a prendersi cura di Vlahovic. E’ l’uomo più esperto dello spogliatoio, è una leggenda, e in tanti anni di carriera ha appreso quali sono le parole giuste per motivare i più giovani.
“Devo ringraziare Ribery che considero un fratello maggiore - dirà Vlahovic in seguito ai microfoni di DAZN - Ci sono stati periodi nei quali abbiamo parlato per ore ed ore sul come uscire da quella situazione e su cosa dovevo fare per migliorare”.
Il campione francese diventa una sorta di guida in campo e non solo per Vlahovic, che intanto chiude la sua prima vera annata in Serie A con 6 goal in 30 partite.
Getty ImagesNel corso dell’estate successiva, le voci legate ad una sua possibile cessione in prestito tornano a farsi pressanti ed anzi, quando la Fiorentina lo dichiara incedibile, la cosa non viene accolta benissimo da tutti. Le sorti di una squadra che l’anno precedente ha lottato per la salvezza non possono dipendere da un ragazzo che ha ancora dimostrato poco ed è anche per la scelta di puntare tutto su Vlahovic, al quale intanto è stata affidata la maglia numero 9, che i dirigenti del club vengono travolti dalle critiche.
La situazione precipita la sera del 26 settembre 2020. La Fiorentina sta giocando benissimo e soprattutto sta vincendo a San Siro contro l’Inter, quando Vlahovic viene mandato in campo per sostituire Kouamé. In casa viola si respira aria di impresa, ma la partita cambierà volto quando proprio l’attaccante serbo fallirà la più clamorosa delle occasioni per il 2-4.
All’87’ l’Inter poi pareggia con Lukaku e all’89’ incredibilmente passa in vantaggio grazie a D’Ambrosio che di testa batte Dragowski sugli sviluppi di un corner. A marcare il difensore nerazzurro è proprio Vlahovic che salta senza troppa convinzione e viene letteralmente sovrastato.
Sarà in quel momento che si avvertirà la netta sensazione che Firenze non ha più voglia di aspettarlo. Il ragazzo viene sommerso dagli insulti in rete, tanto che deciderà di cancellare tutti i post pubblicati sui suoi profili social. Da quel momento per lui tutto si farà ancor più difficile.
Vlahovic si riscatta pochi giorni con un goal contro la Sampdoria, ma da lì in poi smetterà di vedere la porta. La Fiorentina delude e macina pochi punti in campionato e quando la classifica inizia a farsi pericolosa, la società prende una decisione drastica: esonera Iachini per ripartire da Cesare Prandelli.
E’ il 9 novembre 2020 e quello che l’attaccante serbo non può sapere è che ha appena incontrato sulla sua strada un uomo al quale dovrà poi moltissimo.
Per Prandelli il discorso è chiaro: non ci saranno ballottaggi in attacco, il centravanti della Fiorentina è Vlahovic.
L’allenatore accoglie nel suo staff tecnico Renato Buso, ex attaccante con oltre venti anni di carriera alle spalle, al quale viene affidato il compito di indirizzare il gioiello serbo sulla giusta strada.
Vlahovic ha infatti un grande fisico, ma non lo sfrutta. Non difende la palla come dovrebbe e non fa salire la squadra. E’ un difetto enorme per un centravanti.
“Ho fatto con lui quello che potevo - spiegherà lo stesso Buso a ‘FiorentinaNews’ - L’ho consigliato, ho cercato di farlo rimanere cauto anche davanti alle critiche che gli sono arrivate. Sotto il profilo tecnico mi sono concentrato sul farlo migliorare nella protezione della palla, nel tenerla lontana dagli avversari, cosa che prima non faceva bene”.
Prandelli concede a Vlahovic 90’ contro il Benevento: la rete non arriva. Non segnerà nemmeno contro il Milan, il Genoa e l’Atalanta in campionato e contro il Padova in Coppa Italia, ma per il suo allenatore è intoccabile.
Getty ImagesVlahovic arriva a metà dicembre con una sola rete all’attivo, ma la svolta è dietro l’angolo. Il ‘click’ è rappresentato da un calcio di rigore trasformato contro il Sassuolo. Non vale una vittoria, ma in lui scatta qualcosa.
Da quel momento in poi il numero 9 della Fiorentina non si ferma più ed anche le critiche più aspre vengono spazzate via dai record che stabilisce settimana dopo settimana. Va a segno pre tre partite di fila, poi nelle prime due del 2021, ma soprattutto in campo diventa dominante.
Arginarlo è a tratti impossibile e anche quando non trova la via della rete in qualche modo incide. Paradossalmente però, la Fiorentina non cresce di pari passo con il suo nuovo bomber e mentre la classifica del cannonieri registra sempre più sprazzi di viola, quella del campionato racconta di una situazione difficile. Così difficile che a fine marzo Prandelli deciderà di farsi da parte.
“Io devo ringraziare Cesare Prandelli - ammetterà Vlahovic a DAZN - Mi ha tirato fuori dal… non voglio dire parolacce. Nemmeno se fosse stato mio padre l’allenatore, avrebbe fatto ciò che lui ha fatto per me”.
Di fatto si può dire che il più grande lascito di Prandelli al termine della sua complicata seconda parentesi in viola sia stato proprio Vlahovic, così come si può dire che Vlahovic non sarebbe probabilmente ciò che è adesso, se non avesse trovato proprio in Prandelli l’allenatore capace di fargli fare quel salto che ormai sembrava impossibile.
Il resto è storia recente. La Fiorentina ha chiuso la stagione 2020/2021 con 40 punti che sono valsi una salvezza sofferta e che certamente non avrebbe mai messo in cascina senza i 21 goal in 37 partite di quel ragazzo diventato bomber.
Vlahovic dal canto suo ha continuato a fare ciò che ormai gli riesce con una naturalezza assoluta: ovvero segnare con una costanza disarmante.
Oggi è tra i migliori attaccanti al mondo, ma la strada per spingersi fin dove è arrivato è stata in salita. Sono serviti una doppietta al Monza, l’uomo giusto al momento giusto ed un rigore segnato contro il Sassuolo per dare un senso diverso a tutto.


