Dal 16 maggio 2021, ovvero il giorno della sua ultima partita da giocatore del Milan disputata a San Siro, al 6 ottobre 2021, ovvero il giorno della sua prima partita da non giocatore del Milan a San Siro.
In mezzo c’è un arco temporale di 143 giorni, venti settimane nelle quali è successo molto nella vita di Gianluigi Donnarumma.
L’ultima volta che è uscito dal rettangolo di gioco del Giuseppe Meazza, l’ha fatto con la maglia rossonera addosso, la fascia da capitano al braccio ed anche quella sensazione che, dopo un deludente 0-0 interno contro il Cagliari, quello che era stato l’obiettivo di un’intera stagione, ovvero riportare il Milan in Champions League, fosse ad un passo dallo sfumare nel modo più beffardo possibile.
La compagine meneghina invece, sul palcoscenico più importante d’Europa ci tornerà grazie ad una vittoria ottenuta la settimana successiva sul campo dell’Atalanta, ma Gianluigi Donnarumma, la sensazione di vestire il rossonero nella massima competizione continentale per club non la proverà. Almeno per i prossimi anni.
Nel frattempo infatti è successo ciò che in molti immaginavano da tempo. Le lunghe trattative per il rinnovo di un contratto con scadenza 30 giugno 2021 non hanno portato alla tanta agognata fumata bianca e la cosa si è tradotta inevitabilmente in un addio da svincolato tanto clamoroso, quanto doloroso. Soprattutto per la piazza rossonera.
Getty ImagesL’addio di Donnarumma al Milan è stato visto dai tifosi, e non avrebbe potuto essere altrimenti, come il più classico dei tradimenti. Lui, che a Milanello era sbarcato quando era ancora poco più di un bambino nel 2013 e che in prima squadra aveva esordito appena sedicenne nel 2015, prendendosi quei galloni da titolare che poi non avrebbe più lasciato fino al suo addio, era visto da molti come l’uomo simbolo della rinascita rossonera, la nuova bandiera che, nelle intenzioni del club e di tutti coloro che hanno il Milan a cuore, avrebbe dovuto disegnare la sua carriera seguendo il solco tracciato da leggende come Rivera, Baresi e Maldini.
Donnarumma invece ha scelto Parigi e il PSG, oltre che evidentemente la possibilità di giocare in una squadra che, nel corso degli ultimi anni e degli ultimi mesi in particolare, è diventata una vera a propria collezione di campioni.
“La vita è fatta di scelte, avevamo ambizioni diverse - ha raccontato ad agosto al ‘Corriere dello Sport’ - Del Milan resterò per sempre tifoso. Otto anni non si dimenticano, ma avevo bisogno di cambiare per crescere, per migliorare e diventare il più forte. Avvertivo la necessità di nuovi spazi, di nuove realtà. Me ne sono andato dal Milan e non avevo contatti con altre squadre, lo giuro, ma ero sicuro che con un buon Europeo qualcuno si sarebbe fatto vivo“.
Non per denaro dunque, come immaginato da chi nel 2017, nel corso di una di un’altra estenuante trattativa per il rinnovo lo aveva ribattezzato ‘Dollarumma’, ma per ambizioni e per quella possibilità di bruciare le tappe di un percorso che conduce alla possibilità di lottare per i traguardi più importanti in assoluto.
Quello che dopo 143 giorni tornerà a San Siro è un giocatore che intanto ha vinto gli Europei con l’Italia, si è consacrato come uno dei più forti portieri del pianeta, venendo anche premiato come miglior calciatore in assoluto della massima competizione continentale, che ha firmato con il PSG e che proprio a Parigi ha forse capito che, almeno inizialmente, nulla gli sarà concesso solo perché è considerato il ‘portiere del futuro’ per eccellenza.
Ha trovato in Keylor Navas un collega per nulla pronto a farsi da parte. Un collega che sta facendo di tutto per conservare il suo status di titolare e che recentemente lo ha anche spinto verso la panchina. Una cosa inimmaginabile per molti solo fino a poco tempo fa.
GettyDonnarumma a San Siro ci tornerà per difendere la porta di un’Italia che, dopo aver trionfato a Euro 2020, ora sogna di chiudere alla grande un meraviglioso 2021. Gli Azzurri sfideranno la Spagna nelle semifinali di Nations League, quella stessa Spagna contro la quale proprio l’ex portiere del Milan si è esaltato lo scorso 6 luglio quando, parando tra l’altro un rigore, ha spalancato alla Nazionale le porte che l’hanno condotta dritta in finale contro quell’Inghilterra poi battuta ancora grazie alle sue parate.
In questi giorni in molti hanno cercato di pronosticare quale sarà l’accoglienza che la Milano rossonera gli riserverà e in tanti sono convinti che ad attendere Donnarumma non ci saranno cori e applausi.
"Sono emozionato nel tornare perché Milano e il Milan sono una parte importante della mia vita - ha spiegato in conferenza stampa - Spero che non ci sia niente, siamo in una semifinale di Nations League, una competizione alla quale teniamo. Maldini? Non abbiamo alcun tipo di problema, l’ho visto e gli ho fatto i complimenti. Sono e sarò sempre un tifoso del Milan e sono contento del percorso che sta facendo”.
Parole al miele che non cambieranno cambieranno probabilmente le cose. A farlo potrebbe essere invece l’Azzurro che porterà addosso (che però non gli permise di schivare i fischi dell’Olimpico in occasione di Italia-Galles di Euro 2020) o magari la posta in palio.
Per il ‘bene comune’ e per la Nazionale magari i fischi di molti si potranno trasformare in silenzio. Tutto dipenderà da quanto profonda è ancora la ferita.




