Pubblicità
Pubblicità
Dion Dublin Manchester UnitedGetty

Dion Dublin e l’infortunio che ha cambiato per sempre la storia del Manchester United

Pubblicità

Sir Alex Ferguson è, senza alcuna ombra di dubbio, uno dei più grandi allenatori dell’intera storia del calcio. Leggenda vivente del Manchester United, nel corso dei ventisette anni vissuti alla guida dei Red Devils, ha vinto (più volte) tutto ciò che un tecnico può anche solo sognare di vincere.

Tra i suoi trionfi, solo per citarne alcuni, spiccano i tredici titoli di campione d’Inghilterra (ovviamente un record assoluto), due Champions League, una Coppa Intercontinentale ed un Mondiale per Club, ma quella che ha lasciato nel 2013, quando ha deciso di ritarsi, non è stata un’eredità fatta solo ed esclusivamente di trofei.

Uomo di calcio a tutto tondo, ha saputo costruire pezzo per pezzo una delle squadre più forti di sempre, ha dimostrato che si può vincere, o forse meglio stravincere, puntando sui giovani, ha dato vita ad una vera e propria dinastia ed è stato protagonista e testimone di vicende incredibili e la cosa ha contribuito a rendere la sua figura ancora più leggendaria.

Sir Alex Ferguson un posto nell’’Olimpo del calcio’ se l’è guadagnato di diritto, eppure c’è stato un momento della sua carriera, e tra l’altro nemmeno troppo breve, nel quale è stato chiamato a fare i conti non solo con risultati deludenti, ma anche con critiche feroci.

Il Manchester United lo ha scelto nel 1986 e gli ha affidato un unico e chiaro obiettivo: riportare i Red Devils dove meritavano di essere.

Ferguson era reduce da stagioni nelle quali aveva stupito l’Europa con il suo Aberdeen, squadra che era stato capace di condurre alla conquista di tre titoli di campione di Scozia, quattro Coppe di Scozia, una Coppa di Lega e soprattutto una Coppa delle Coppe. Le sue idee ed il suo modo di fare calcio, gli avevano consentito di annichilire Celtic e Rangers, ovvero le due regine del calcio scozzese e l’avevano condotto fino alla panchina della Nazionale dei Tartan Army, che guiderà nei Mondiali del 1986.

Quando Ferguson approda a Manchester dunque, è uno dei tecnici in ascesa nel panorama calcistico europeo e in lui viene individuato l’uomo destinato a riportare la squadra sul tetto d’Inghilterra. Lo United non vince infatti un campionato dal 1967 e nel frattempo si è dovuto accontentare solo delle briciole lasciate qua e là dalle nuove big del calcio inglese.

Il tecnico scozzese accetta la sfida, ma le cose almeno inizialmente non vanno come dovrebbero. Vince qualche trofeo, ma nei suoi primi sei anni di gestione non riesce a centrare l’obiettivo più importante.

sir Alex Ferguson Manchester UnitedGetty

Quando nel 1992 nasce ufficialmente la Premier League, Ferguson è un allenatore al quale sono rimaste ormai poche chance. La pressione su di lui è enorme ed i tifosi hanno iniziato a contestarlo in maniera pesante. La pazienza di molti si è esaurita ed il fatto che sia scozzese non lo aiuta.

A Manchester inizia a serpeggiare il pensiero che gli siano state date fin troppe occasioni, ma proprio Ferguson intravede nella prima edizione della Premier un’incredibile opportunità: essere i primi a vincerla potrebbe voler dire entrare nella storia e polverizzare tutte le critiche.

La sua squadra è buona ed è reduce da un secondo posto in campionato (l’allora First Division), ma le manca un bomber. Ferguson individua allora in un ragazzo ventunenne, che intanto ha iniziato a scardinare le difese avversarie con una facilità incredibile, il profilo giusto per rafforzare il suo attacco: Alan Shearer.

Gioca nel Southampton, è dotato di una forza fisica devastate, di un innato fiuto per il goal e inoltre è un vero e proprio guerriero. Di lui si parla come di un giocatore che ha tutto per diventare uno dei più forti centravanti inglesi di sempre, oltre che di un potenziale campione capace di cambiare il volto di una squadra intera.

Ferguson decide di contattarlo nell’estate del 1992 certo di poter convincerlo senza troppe difficoltà, ma poi scopre di dover fare i conti con il più improbabile dei rivali: il Blackburn.

Quello dei Rovers è un club piccolo che non vince un campionato dal 1914, ma è da poco finito nelle mani di Jack Walker, un ricchissimo magnate dell’acciaio che vuole fare le cose in grande.

Anche il Blackburn punta Shearer ed è pronto ad offrirgli una montagna di sterline pur di convincerlo ad accettare la più impossibile delle sfide. Il ragazzo trovatosi a scegliere tra il blasone dello United ed i soldi dei Rovers, propenderà senza troppi indugi per i secondi.

“Lo chiamai e non mi piacque molto la conversazione che ebbi con lui - racconterà Ferguson in ‘The Official Alex Ferguson Story’ - Sembrava che che i soldi fossero la cosa più importante per lui. Era realmente così e a quel punto non c’era davvero nulla che si potesse fare. Decise di andare al Blackburn”.

Totalmente spiazzato, Ferguson è costretto a guardare altrove. Decide di affidarsi all’istinto e di puntare con decisione su un ragazzo che, a ventitré anni, non ha mai messo piede su un campo del massimo campionato inglese. Di lui si sa relativamente poco, se non che ha segnato valanghe di goal nelle serie inferiori con la maglia del Cambridge United.

Si chiama Dion Dublin e per caratteristiche tecniche è simile a Shearer. E’ un armadio, è forte nel gioco aereo, è bravissimo nel far salire la squadra e per sradicargli il pallone serve una mezza impresa.

Con i suoi goal ha trascinato il Cambridge dalla quarta divisione fino ad un soffio da un’incredibile promozione in Premier League e, per quanto fatto, ha attirato anche le attenzioni di Chelsea ed Everton.

E’ insomma una scommessa, ma Ferguson sente che il ragazzo può stupire.

“Shearer ci ha chiesto una cifra esorbitante per un ragazzo di ventuno anni e quindi abbiamo pensato che Dion potesse essere un’ottima alternativa. Ha fiuto per il goal, è bravo a tenere palla ed inoltre si tratta di un’operazione dall’ottimo rapporto qualità-prezzo”.

Lo United versa nelle casse del Cambridge un milione di sterline pur di far suo il giocatore. Si tratta di una cifra importante per l’epoca, ma per Shearer, che intanto è diventato il giocatore più pagato della storia del calcio inglese, di milioni ce ne sarebbero voluti quasi quattro.

Dublin si mette a disposizione del suo nuovo allenatore e dimostra di non patire troppo il grande salto in massima serie ma, almeno inizialmente, Ferguson decide di dare fiducia in attacco a Brian McClair e Mark Hughes.

Lo United non gira e inanella due sconfitte nelle prime due giornate di campionato: i tifosi iniziano a chiedere a gran voce l’esonero.

Nella terza gara arriva un pareggio interno contro l’Ipswich che non consente allo United di abbandonare l’ultima posizione in classifica e quindi l’area si fa ancora più pesante. Nella quarta uscita Ferguson decide di dare finalmente fiducia a Dublin che, schierato per la prima volta nell’undici titolare, all’89’ segna contro il Southampton il goal che vale la prima vittoria stagionale.

Dion Dublin - Manchester UnitedGetty

Il ragazzo, al di là della rete, convince pienamente. Dimostra di poter sorreggere sulle sue spalle l’intero peso dell’attacco dello United e di poter creare spazi importanti per McClair e Hughes. Gioca anche la partita successiva sul campo del Nottingham Forest ed i Red Devils vincono ancora, e sono in vantaggio anche contro il Crystal Palace il 2 settembre del 1992 quando all’88’ accade l’irreparabile.

Eric Young, detto il Ninja, nel tentativo di anticipare Dublin a centrocampo entra in maniera letale da dietro con una scivolata violentissima. L’impatto è terrificante e l’attaccante dello United non riesce più a rialzarsi. Dalle espressioni scolpite sui volti dei compagni si capisce che Dublin si è infortunato gravemente, ma quello che nessuno di loro può sapere è che in quei precisi istanti sta cambiando per sempre non solo la carriera di un giocatore, ma l’intera storia di un club.

“Il mio piede era in un posto e la caviglia era in un altro - racconterà anni dopo ai media ufficiali del Manchester United - Mi sono rotto anche il perone, quindi riportai una frattura insieme ad una lussazione. Ci fu questo contrasto con Eric Young, un grande difensore del Crystal Palace che chiamavano Ninja. Si potrebbe dire che si è trattato di un incidente, ma io credo che sia solo stato un brutto contrasto. E’ stato doloroso, ma a causa dell’adrenalina non capivo cosa stesse accadendo: sapevo solo che stavo soffrendo tanto”.

Inizialmente si parla si uno stop che può andare dai sei agli otto mesi e Ferguson, proprio nel momento in cui la squadra ha iniziato ad ingranare, si riscopre privo del suo attaccante più importante. Il Manchester United rallenta di nuovo, tanto da incappare in un filotto di ben sette partite senza vittorie nelle quali riesce a segnare la miseria di quattro goal.

Con la squadra ancorata ad un deludente decimo posto in classifica, sir Alex decide allora di tornare sul mercato e di puntare su un giocatore che solo pochi mesi prima aveva trascinato il Leeds alla conquista del titolo di campione d’Inghilterra: Eric Cantona. Il resto è semplicemente storia.

L’attaccante francese ha un brutto carattere, in campo risulta a tratti odioso e se c’è da mandare i compagni a ‘quel paese’ non si fa scrupoli. Petto in fuori, espressione insolente e colletto sempre alzato sono i tratti distintivi, ma a tutto ciò aggiunge anche un’altra caratteristica importante: gioca a pallone come in pochi sanno fare al mondo.

Eric Cantona Manchester UnitedGetty

Cantona non è un attaccante alla Shearer o alla Dublin e non è il prototipo del goleador, ma fa segnare tanto i compagni. Ogni tocco di palla è un’opera d’arte, un’intuizione che trasforma un’azione normale in un’azione da rete.

Con lui in campo il Manchester United cambia passo e così, mentre Dublin è costretto a guardare le partite dalla tribuna, i compagni scalano la classifica fino a conquistare ad inizio 1993 a quella vetta che non lasceranno più.

Ancora oggi Eric Cantona è considerato l’uomo che ha dato un senso diverso alla storia recente dei Red Devils. Il Re (‘The King’) come verrà soprannominato dai suoi tifosi, è stato un giocatore così carismatico da riuscire a trascinare lo United ad un livello successivo. Una sorta di George Best dell’era moderna, un fuoriclasse che proprio come il campionissimo nordirlandese era capace di portare in campo quel qualcosa che nessun altro poteva portare. Ed il discorso non è solo puramente tecnico.

Il Manchester United vincerà la Premier League 1992-1993, la prima nella storia, e vincerà anche il campionato successivo. Due trionfi che rappresenteranno le fondamenta per l’inizio di un ciclo leggendario che avrà in Ferguson, sin lì contestato e a rischio esonero, un protagonista assoluto.

Un ruolo da protagonista non lo reciterà invece Dion Dublin che, tornato abile ed arruolabile solo molti mesi dopo quell’infortunio, si troverà la strada sbarrata da Cantona. Raggranellerà un’altra manciata di presenze unite ad un unico goal finché, nonostante la richiesta di Ferguson di restare, nell’agosto del 1994, dopo dodici partite in tutto con la maglia dello United sulle spalle in campionato, deciderà che per lui è arrivato il momento di cambiare aria.

“Quell’infortunio mi ha tenuto fuori per sette o otto mesi e lo United dovette cercare qualcuno che mi sostituisse. Presero un tale, un certo Cantona, per appena 1,1 milioni di sterline. Sono io il motivo per il quale il Manchester vincerà in seguito tutti quei trofei. Realmente, è dipeso tutto da me. Mi rompo io e loro comprano Cantona, grazie al quale è cambiato tutto. Non sono triste per come sono andate le cose. Ho giocato con gente che fino a quel momento avevo visto solo in tv e la medaglia di campione della Premier League ce l’ho chiusa in una cassaforte”.

Può un solo infortunio cambiare il destino di così tante persone? A quanto pare sì. Mentre Ferguson e Cantona diventeranno delle leggende, Dublin si affermerà come bomber di razza prima con il Coventry e poi con l’Aston Villa, a dimostrazione del fatto che sir Alex, e la cosa non può sorprendere, ci aveva visto giusto.

Chiuderà la sua carriera nel 2008 dopo aver vestito anche le maglie di Milwall, Leicester, Celtic e Norwich ed essersi spinto fino nel giro della Nazionale inglese (quattro le presenze in tutto).

Vedrà da spettatore interessato il Manchester United vincere tutto, Shearer trionfare con il Blackburn e diventare effettivamente uno dei più grandi centravanti della storia del calcio inglese, Cantona prendere a calci un tifoso prima di ritirarsi a soli trent’anni per intraprendere la carriera di attore, e nascere la leggenda dei Fergie Boys.

Chissà come sarebbero andate le cose se Eric Young si fosse fermato un po’ prima…

Pubblicità
0