GOALA ripensarci oggi, sembra passata un’eternità. Poco più di 11 anni fa la Juventus doveva ricostruire dopo un settimo posto. L’Amburgo, invece, poteva definirsi una squadra di vertice in Bundesliga. Oggi i bianconeri sono tra le top in Europa e i tedeschi sono affondati in seconda divisione, ma 11 anni fa erano più o meno su livelli simili. E le trattative tra i due club erano frequenti: Eljero Elia, ad esempio, nel 2011 lasciò la Germania per provare a imporsi a Torino, con risultati esigui. Chi invece non si trasferì in bianconero, nonostante le offerte, fu Dennis Aogo, ritiratosi la scorsa estate.
"Vorrei dire grazie al calcio per tutto quello che mi ha dato, per i momenti e le amicizie che mi ha regalato. La mia squadra futura sarà la mia famiglia".
Il terzino sinistro classe 1987 divenne un tormentone di mercato nell'estate del 2010. Aveva rapito tutti in Germania, compreso Löw, che lo aveva portato al Mondiale del 2010 con sole due presenze. Aveva esordito giovanissimo in Bundesliga col Friburgo a 17 anni. Poi l'esplosione all'Amburgo, dove si trasferì nel 2008 dopo tanta gavetta in seconda divisione. Nel 2009 vinse anche Euro Under 21, insieme a star come Khedira, Özil, Hummels e Neuer.
Il nome del nativo di Karlsruhe fu costantemente accostato alla Juventus, finendo anche sulla prima pagina di 'Tuttosport'. Si parlava di 7 milioni di euro, una cifra che per la Juventus di 10 anni fa faceva una gran differenza. I bianconeri cercavano un terzino sinistro, ma un accordo non fu raggiunto. Alla fine Marotta e Paratici si dovettero accontentare del prestito di ArmandTraoré dall'Arsenal. Avventura non proprio indimenticabile, la sua.

Aogo, invece, rimase nel nord della Germania, con l'Amburgo. Nonostante le lusinghe ("La Juventus è un grandissimo club") e i viaggi italiani dell'agente. Il tormentone proseguì anche per l'annata successiva. Non se ne fece nulla. Il motivo lo ha spiegato lo stesso Aogo in un'intervista a 'Goal' e 'SPOX': vedeva un futuro ad Amburgo, magari come leader di una squadra che poteva costruire qualcosa di interessante.
“Quando ero all’Amburgo avevo un’offerta della Juventus, sarebbe stata una grandissima sfida. Al tempo, però, ero convinto di voler costruire qualcosa all’Amburgo come uno dei leader, motivo per cui non ho considerato un trasferimento. Ripensandoci oggi, fu molto ingenuo. Ma quando si parla di calcio sono un romantico”.
Le cose non andarono proprio così, neanche per l'Amburgo. Nel 2010 giocava la semifinale di Europa League e lottava per la Champions, ma di lì a poco si sarebbe ritrovato invischiato nella lotta per la salvezza. Come successo per quasi tutto il decennio, fino al 2018, anno della retrocessione. Aogo lasciò i Rothosen nel 2013 per passare allo Schalke per un paio di milioni di euro, dove è rimasto fino al 2017, passando anche da una rottura del crociato che gli cambiò la carriera, chiudendo anche la sua avventura in Nazionale. Iniziò ad alternarsi sempre più di frequente tra corsia e centrocampo. Giocò anche in Champions League. Poi il passaggio a Stoccarda, due anni conclusi con un'altra retrocessione.
Il 30 giugno del 2019 è rimasto svincolato, ha atteso la sua occasione ma gli infortuni lo avevano condizionato. Poi lo ha chiamato l'Hannover, in Zweite, a stagione in corso. I problemi fisici hanno però portato a un prematuro addio a fine gennaio 2020. Il suo contratto è stato interrotto. "La soluzione migliore per tutti", hanno detto all'Hannover. Dopo una carriera da quasi 300 in Bundesliga, solo 4 presenze in seconda divisione prima di appendere le scarpe al chiodo. E quel 'no' alla Juventus di poco più di 11 anni fa che sa di rimpianto.
