Pubblicità
Pubblicità
Dani Alves Pumas 2022Getty

Dani Alves e l'anno alla Juventus: "Hanno fatto la scelta sbagliata, non gli servivo"

Pubblicità

E’ considerato uno degli esterni destri più forti di sempre, un campione che, grazie ai quarantaquattro trofei ufficiali vinti (ma per lui sono quarantotto), attualmente detiene il record di calciatore più vincente della storia.

Dani Alves a trentanove anni non ha perso la voglia di giocare e di stupire ed anzi è riuscito a guadagnarsi un posto nella lista dei convocati del Brasile per Qatar 2022.

In una lunga intervista rilasciata a ‘La Gazzetta dello Sport’, ha spiegato come sta vivendo il suo Mondiale.

“Sono qui per aiutare ma in campo, non fuori eh? Ma quale leader dello spogliatoio, io mi sono preparato per giocare!”.

Dani Alves è un terzino con eccezionali doti offensive e la cosa è sempre stata vista come il suo grande punto di forza. A suo dire però, proprio questa caratteristica l’ha limitato nel corso della sua esperienza alla Juventus. Di lui spesso si dice che sappia attaccare, ma che non sia abile in fase di copertura.

“La gente non sa cosa dice. Dipende sempre dalla squadra in cui giochi. Se tu metti un giocatore estremamente difensivo nel Barcellona non ha senso, e allo stesso modo un laterale offensivo in un team che predilige la difesa non è nel posto giusto. Un esempio: io nella Juve. Quella Juve era una squadra che strutturalmente era fatta per difendere. Io spingevo ma la cosa finiva per entrare in conflitto con l’idea della squadra, e per questo non giocavo quanto mi sarebbe piaciuto. Bisogna scegliere il giocatore adeguato alle esigenze della squadra”.

E’ per questo motivo che la sua avventura in bianconero è durata appena una stagione.

“Sì. Hanno preso un giocatore con un potenziale offensivo bestiale, ma non gli serviva un tipo così. Non avevo mai calciato lungo in vita mia, non potevo certo cominciare a 33 anni. Hanno fatto la scelta sbagliata”.

A proposito di Juventus, nel gruppo del Brasile, tra gli altri, c’è anche Danilo.

“Che è il giocatore con cui mi trovo meglio, nonostante giochi nella mia stessa posizione. Stiamo bene perché quando siamo insieme cacciamo via la noia. È una persona di grandissima intelligenza, che adora il calcio. È l’unico con cui posso parlare di altre cose, la conversazione con lui è avanzata, evoluta. In campo siamo diversi, ma visto che il calcio non si gioca in un solo modo ognuno può essere utile”.
Pubblicità
0