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Cosmin Contra MilanGetty

Cosmin Contra, l'eroe rossonero di Inter-Milan 2-4 che non voleva difendere

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Marcatori improbabili, meteore eroi per un giorno, impronosticabili protagonisti. Navigando nell'internet, in occasione dell'avvicinamento di un derby meneghino tra Milan e Inter, si moltiplicano gallery e approfondimenti su giocatori del passato etichettati come flop e meteore, ma riusciti a passare alla storia dello stesso, per lo meno. Per molti basta una rete, soprattutto decisiva, a San Siro, nella stracittadina della Madonnina, per essere immortale. L'avventura, a livello generale, è andata male? Poco male, per una grande fetta di pubblico. Una massa fiera, che vive l'incontro con i concittadini per 365 giorni l'anno. Schelotto, Comandini, Obi. Ricordati per sempre. Come Cosmin Contra.

A differenza dei colleghi, Contra ha però un episodio ancor più grande che preme sulla sua spalla, ovvero la rissa con Davids nel Trofeo Berlusconi nel 2002 che all'epoca passò come motivo della repentina cessione post accaduto. Lui, Cosmin, ha sempre smentito con forza tale motivazione d'addio, ma il dubbio rimane. Altra storia, comunque, lontana dalla prima e unica stagione in rossonero del difensore rumeno, che non ebbe modo di giocare in una seconda, concludendo di fatto la sua era italiana dopo il famoso torneo amichevole.

Contra, classe 1975, Timișoara. Si fa largo nell'Alaves e in una Liga che a cavallo tra vecchio e nuovo millennio è nettamente dietro ad una Serie A padrona del calcio europeo e mondiale. Acquistato nel 1999, saluterà i biancoblu nel 2001 per approdare al Milan, sicuro di poter fare bene in rossonero. Ha sempre sperato di essere tesserato per Real Madrid e Barcellona, ma resosi conto di non avere davanti questa opportunità ha scelto di ascoltare il vecchio compagno Javi Moreno, che decanta via telefono le meraviglie d'Italia e del suo Diavolo.

In realtà il Real Madrid si è fatto avanti, nonostante i battibecchi del giocatore con Roberto Carlos (a detta di Contra salvato dagli arbitri proprio per essere un Blanco, forte del suo nome). Peccato che le Merengues non offrano proprio per nulla un posto da titolare, che al Milan sembra invece garantito da contratto sulla corsia destra. Quando i rossoneri lo portano a Milano, sembra esserci, secondo il procuratore Giovanni Becali, a inizio giugno 2001, la sicurezza di essere imprescindibile:

"Cosmin voleva il Real, che però non garantiva un posto da titolare, ed ha scelto il Milan poiché sono state fatte proposte vantaggiose anche a livello tecnico".

La dichiarazione pro-Real non fa storcere il naso ai tifosi rossoneri perché, ehi, siamo a inizio millennio e i social non possono trasportare una dichiarazione così rapidamente da dover far aggiustare il tiro in fretta e furia da parte dell'interessato. Sulla destra del Madrid non si schioda Michel Salgado e Contra deve retrocedere nelle proprie intenzioni, dicendo allegramente e sinceramente sì al Milan. Cavolo, è pur sempre il Milan:

"Ero in ritiro con la Romania e in quel periodo tutti mi volevano, dal Real all’Inter. Il procuratore mi chiama alla fine del ritiro e mi disse che c'era la possibilità di andare al Milan: ho detto subito sì. In 4-5 ore Braida è arrivato a Bucarest con un aereo privato, ho firmato il contratto e poi sono tornato in Nazionale".

Contra firma così un quadriennale fino al 2005. Abbiamo già spoilerato il suo solo anno rossonero, che lo riporterà nel 2002 in Liga, per la prima volta a Madrid. Non sponda Real, bensì Atletico. Un trasferimento che per il rumeno si rivelerà diverso da ciò che si aspettava. Nel 2001 vive il suo momento più felice in maglia Milan, ma nella seconda parte di annata il fuoco dell'amore sembra essersi tramutato in tensione e incendio doloso.

Cosmin Contra MilanGetty

L'avventura di Contra al Milan è iniziata da un no alla titolarità al Real Madrid, e nonostante il sì ai meneghini non è stata subito facile. All'epoca, infatti, il rumeno non nascose certo le difficoltà iniziali:

"Il mio momento più difficile l'ho vissuto quando sono arrivato a Milano: nel primo mese non mi sentivo integrato nella squadra, tanto è che giocavo male. Dopo la ripresa disputata a Brescia ho ritrovato fiducia. La sosta con la nazionale romena mi ha fatto bene, me la sono cavata discretamente anche lì".

Del resto Contra è stato scelto personalmente dall'Imperatore Fatih Terim come suo vassallo. Ha un posto in squadra garantito e tocca solamente a lui abituarsi ad un nuovo paese e alla tattica così diversa da quella dei suoi vecchi campionati. E' forse un po' duro con sé stesso, perché nonostante il caos interiore si fa subito valere: tre assist e un goal nelle prime sette giornate, giocate da titolare sulla corsia destra. E' un terzino di spinta che predilige di gran lunga la fase offensiva, ma fatica un po' in ripiegamento.

Sembrerebbe questo il motivo per cui Contra evidenziò allora di aver giocato male, ma in realtà la sua è una considerazione generale, tanto che non ha nessuna intenzione di sentire rimproverarsi sul suo modus hoperandi in difesa:

"Io voglio migliorare, devo fare ancora di più. C' è chi sostiene che non sarei capace di difendere. Io non do molto peso alle critiche, che però comunque vengono riportate in Romania. Ecco perché ci sono rimasto male. E' strano, se si pensa che per due stagioni in Spagna sono stato votato come migliore difensore di destra".

La realtà del Contra Mr Hyde, è però reale: di fronte ad un Dr Jekyll brillante in attacco, è che la controparte difensiva è spesso sconclusionata e terrorizza i tifosi del Milan. O tutto o niente, la maglia è quella rossonera. Non si può sbagliare. CC, però, passa dalla cassa e ritira un 'esci gratis di prigione' quando gioca da subentrato Inter-Milan del 21 ottobre 2001.

Dopo una serie importante di gare iniziate dal primo minuto, Contra parte in panchina nel derby. Terim sceglie l'esperto Costacurta sulla destra a completare la retroguardia composta da Maldini a sinistra e dal duo Kaladze-Lausen davanti ad Abbiati. L'Imperatore è sotto 1-0 all'intervallo causa goal di Ventola e decide che serve attaccare esternamente e non difendere. Ovviamente. Dentro il 26enne, che farà a pezzi il derby.

Carico dal tifo e dal potersi esprimere liberamente come pantera sulla destra, Contra risveglia il Milan. Shevchenko segnerà una doppietta, ma sarà il giocatore rumeno a vivere la miglior serata calcistica della sua vita. Anzi, i suoi migliori cinque minuti. Al 62' prima e al 66' poi, fa crollare San Siro. Rischia innanzitutto di far crollare la porta di Toldo, scagliando un missile terra aria alle sue spalle:

"Mi parte un tiro fortissimo, dalla distanza: le televisioni fecero poi vedere che andava a quasi 130 chilometri all’ora".

Maglia al vento, tutti attorno a lui e occhi di fuoco. E' posseduto dal dio del calcio, quando al 66' libero e leggiadro, fa partire un cross perfetto per la testa di Inzaghi: è il 3-1, a cui seguiranno le reti di Shevchenko e Kallon per il 4-2 finale. Sarà la sua più grande impresa in rossonero, ma non un lampo nel buio. Definirlo flop sarebbe incredibilmente ingiusto: è stato una meteora, vittima di un reparto veramente duro con cui competere, soprattutto in seguito al calciomercato dell'estate successiva, e a colpi di testa improvvisi (vedi lotta con Davids, seppur non decisiva per l'addio).

Il suo grande problema è la testardaggine, il pensare che 'il principio' sia l'unica chiave del suo gioco. Vuole per forza di cose attaccare senza difendere, ma con il nuovo allenatore Carletto Ancelotti, arrivato a inizio novembre, non funziona così. E così sì, Contra chiuderà l'annata con l'ottimo bottino di quattro reti e cinque assist, ma senza infortuni di sorta dei compagni di reparto o problemi vari agli stessi, diventerà spesso una seconda scelta. Preziosa certo, visto che nel 2001/2002 giocherà 44 gare tra Europa League, Coppa Italia e Serie A, ma pur sempre dal destino altalenante.

Avere Contra in squadra significa avere un giocatore forte sulla destra, in attacco, ma vittima dell'umore in difesa. E a proposito di umore, non avrà mai peli sulla lingua, esponendo senza pensare alle conseguenze i suoi dubbi sulla tatticità della Serie A e le polemiche dei tifosi per l'eventuale qualificazione all'Europa League. I pianeti si allineeranno, o verranno allineati dal grande burattinaio, che unendo tutti gli eventi farà si riportarlo in Spagna.

Contra - che da un decennio è diventato un allenatore di buon livello - crede sia la scelta giusta per inseguire il suo sogno di essere un difensore d'attacco, con segno rosso sulla parola difensore. Si accogerà troppo tardi di non poter escludere la fase di copertura, pentendosi, come dirà spesso anni dopo, di aver lasciato il Milan, accettando la maggior qualità della Liga a svantaggio degli schemi italiani. Un gran peccato.

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