Il giorno della verità sta arrivando: Inter contro Juventus, la capolista contro la sua più immediata inseguitrice. Un match che, naturalmente, è speciale soprattutto per una persona: Antonio Conte, ieri bianconero e oggi nerazzurro, intervenuto nella classica conferenza della vigilia.
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"Io mi aspetto una partita tra due squadre che in questo momento sono in testa alla classifica e hanno fatto meglio delle altre. Però è la settima partita di campionato, i valori verranno fuori più avanti. Solo più avanti capiremo le nostre ambizioni. Noi dobbiamo avere voglia, entusiasmo e coraggio di giocare questo tipo di partita".
A chi deve ispirarsi l'Inter per arrivare ai massimi livelli? A detta di Conte, proprio alla Juventus.
"Affrontiamo una squadra che ha dettato legge in Italia e ha fatto molto bene anche in Europa. Grande merito a chi ci ha lavorato negli anni e l'ha fatta diventare una corazzata. Sono da esempio".
La presenza per il match di San Siro di Romelu Lukaku, out contro il Barcellona, sembra essere probabile. Anche se Conte fa scattare un piccolo allarme riguardante le condizioni del centravanti belga, non ancora sicuro di scendere in campo.
"Giocherà se darà le giuste garanzie, altrimenti giocherà un altro".
Getty ImagesCon Conte in panchina, l'Inter sta acquisendo una mentalità diversa rispetto alle scorse stagioni.
"Questo è l'inizio di un percorso, noi abbiamo cambiato radicalmente la situazione rispetto agli anni passati. La gente parla del mercato in entrata, ma non di quello in uscita: se ne sono andati dei giocatori basilari. Sarà importante il lavoro, perché tramite il lavoro i ragazzi miglioreranno e cresceranno. Noi lavoriamo giorno e notte per portare la macchina a 200 all'ora".
Perché Conte ha scelto l'Inter? La risposta è chiara e precisa.
"Quando ho parlato coi direttori e col presidente ho intravisto la possibilità di crescere e lottare per vincere. Poi tra il dire e il fare c'è tanto. Si abusa spesso di questa parola: vinciamo di qua, vinciamo di là... ma c'è da tramutarlo nei fatti. Pochi sanno cosa fare per arrivare alla vittoria. Io devo cercare di trasferire questi concetti. Sono qui per questo".
Ci saranno altre "situazioni indirizzate" contro la Juventus, come si era lamentato Conte al termine del match del Camp Nou?
"No, assolutamente. Non confondiamo. Io sono stato il primo a dire che le situazioni di Barcellona non dovevano essere un alibi: ho solo manifestato un malessere, ma se pensate di avere a che fare con uno che trova scuse o alibi siete lontani anni luce. Se il Barcellona ha vinto è perché ha qualcosa più di noi.
Si parla anche della proposta di alcuni tifosi della Juventus di togliere la stella di Conte allo Stadium per darla a Marchisio. Proposta nettamente bocciata dal presidente bianconero Andrea Agnelli.
"A me sinceramente dispiace che Agnelli sia intervenuto, perché intervenendo ha dato importanza a una proposta becera, volgare, priva di insegnamento e di valori. Ha dato spazio all'ignoranza. Non devo nemmeno toccarlo quest'argomento. La colpa tante volte è di voi giornalisti, perché date spazio a queste situazioni. Quindi non devo ringraziare nessuno, anzi. Avrei preferito che non avesse dato spazio a questi deficienti e stupidi".
La sensazione è che Sarri sia meno rapido rispetto a Conte nel dare la propria impronta alla Juventus.
"Io penso che la Juventus abbia già una propria fisionomia. Ne ha vinte 5 e pareggiata una, in Champions una vittoria e un pareggio... La Juve è abituata a vincere e ha in rosa giocatori che hanno vinto tanto. E' già una squadra fatta. Poi possiamo parlare di possesso palla, occasioni da goal, ma la base di giocatori è già fatta
Chiusura con la partita da ex di Conte, passato da bandiera della Juventus a condottiero dell'Inter. Un messaggio alla parte sana dei tifosi delle due squadre?
"Il messaggio ho cercato di darlo già 10 giorni fa. Noi dobbiamo essere di esempio, trasmettere valori positivi. Il calcio è uno sport, non una guerra. Altrimenti alzo la mano e dico 'basta', non mi tiene nessuno. Io sono tornato dall'Inghilterra e sono in difficoltà: mi dico 'ma chi me l'ha fatto fare'? Fin quando la passione verso questo sport supera questo tipo di situazione ok, altrimenti sarò il primo a dire 'arrivederci e grazie'. Non sarà una grande perdita per il calcio, ma nemmeno il calcio se è questo sarà una grande perdita per me".




