Ci sono storie che meritano di essere raccontate, che possono benissimo fare da base per la realizzazione di un film: è questo il caso delle vicissitudini di Martin Bengtsson, un nome che all'apparenza a molti non dirà nulla.
In realtà qualche tifoso dell'Inter con attenzione maniacale per i dettagli storici potrà ricordarselo per la sua breve esperienza nella Primavera nerazzurra, troncata dai problemi di depressione che lo colpirono, impedendogli di spiccare il volo verso l'esordio con la prima squadra.
Avvenimenti drammatici che sono stati tramutati in un lavoro cinematografico dal regista svedese Ronnie Sandhal, ispirato dal libro 'In the Shadow of the San Siro' scritto dallo stesso Bengtsson, che l'obiettivo di diventare un calciatore l'ha abbandonato in tenera età. Il film, dal titolo 'Tigers', sarà presentato domenica 18 ottobre alla Festa del Cinema di Roma.
Ma chi è esattamente Martin Bengtsson? Centrocampista centrale cresciuto nell'Örebro, nei primi anni del nuovo millennio finì nel mirino di Ajax e Chelsea, salvo poi scegliere l'Inter che lo prelevò nel gennaio 2004. Un colpo sensazionale all'epoca, accompagnato da tante aspettative che, purtroppo, resero il soggiorno italiano del ragazzo un vero e proprio incubo.
La pressione si rivelò esagerata e finì per provocare un cortocircuito di dimensioni gigantesche: Bengtsson non riuscì a sostenere sulle sue deboli spalle il peso della 'notorietà' e dell'importanza che una metropoli come Milano può avere nella carriera di un giocatore.
Lo sbocco naturale fu quello della depressione che lo colpì pesantemente, fino al terribile pensiero del suicidio come da lui ammesso in un'intervista rilasciata ai microfoni di 'The Sun' nel 2016.
"Ero stato vittima di diversi infortuni e avevo la sensazione di trovarmi da solo in un Paese straniero, stretto nella morsa di un ambiente soffocante. Pensai, dunque, che l'unica via di uscita fosse tagliarmi i polsi nel dormitorio dell'accademia della società nel 2004. A sei o sette anni sognavo di giocare nel Milan, poi è arrivata l'Inter. Mi volevano Chelsea e Ajax, mi paragonavano a Wayne Rooney: la mia immagine identitaria era stata costruita solo sul calcio e sull'obiettivo di diventare un professionista ad alti livelli".
Oggi Bengtsson ha 34 anni e di mestiere fa il musicista, oltre a dedicarsi alla scrittura: il sogno di diventare un campione è ormai svanito, così come la depressione che poteva costargli addirittura la vita.


