
A tutti sarà capitato di veder giocare su qualche campetto piccoli fenomeni dal dribbling fulminante e la finta assassina, gente che la guardi e pensi: "Questo qua è proprio di un'altra categoria". Ecco, nel caso di Marco Antonio Lemos Tozzi, noto al mondo pallonaro come Catê, chi assisteva alle sue gesta giovanili, inclusi i suoi compagni di squadra, non solo lo pensava, ma lo diceva anche. Quel Catê infatti non è altro che il nomignolo derivante dall'abbreviazione dell'espressione portoghese "Que categoria!".
Brasiliano classe '73, Catê muove i primi passi nella squadra della sua città, il Guarany de Cruz Alta - nello stato del Rio Grande do Sul - prima di cominciare la sua scalata nel grande calcio con l'approdo nel 1992 al San Paolo allenato da Telê Santana. È lo squadrone che ad inizio anni '90 segna un'epoca del calcio sudamericano e mondiale, vincendo tra le altre due Coppe Libertadores e due Intercontinentali. In rosa c'è gente che vincerà il Mondiale di USA '94 come il portiere Zetti, Cafu, Ronaldão, Raí, quel Muller che vedremo in Italia con la maglia del Torino, e poi ancora Zago, Palhinha, Elivelton, un Toninho Cerezo a fine carriera, e negli anni successivi Leonardo, Doriva, Juninho Paulista, Edmilson.
InternetInsomma, una rosa stellare in cui il piccolo Catê - una guizzante aletta di 1,70 di altezza, poi diventata nel prosieguo di carriera una mezzala d'attacco - non riesce a ritagliarsi altro spazio che non sia quello della 'riserva di lusso', pur essendo uno dei talenti emergenti del calcio brasiliano e giocando in tutte le selezioni giovanili verdeoro. In 4 anni con la maglia del Tricolor, scendendo in campo 136 volte e segnando 23 goal, mette comunque in bacheca tanta argenteria: a Libertadores e Intercontinentale aggiunge due campionati Paulista, una Recopa e soprattutto una Coppa Conmenbol, giocata da titolare sia all'andata che al ritorno, con tanto di tripletta al Morumbi in un 6-1 al Peñarol. È uno dei punti più alti della sua carriera, assieme al Mondiale vinto nel 1993 con la maglia del Brasile Under 20, bissando la vittoria dell'anno prima nel Sudamericano Under 20. Inoltre in una parentesi al Cruzeiro nel '94 vince il campionato Mineiro, mentre nel '97 con la maglia dell'Universidad Católica porta a casa l'Apertura cileno.
Nell'estate del 1998 - a quasi 25 anni - finisce sui taccuini della Sampdoria, consigliata dal grande ex Cerezo, e sbarca in Serie A. Un'esperienza disastrosa, vista la retrocessione della squadra blucerchiata al termine di un'annata caratterizzata dal doppio cambio di allenatore: prima Spalletti, poi Platt, infine ancora Spalletti. Catê si presenta bene ai suoi nuovi tifosi, andando a segno in un match di Coppa Intertoto contro il Tauris Sobota in cui sciorina il meglio del suo repertorio fatto di finte e accelerazioni, ma è un fuoco che si spegne subito: in campionato scenderà in campo solo 15 volte, andando a segno unicamente contro il Venezia nel finale del torneo, l'11 aprile, realizzando il goal della vittoria a Marassi 5 minuti dopo essere entrato in campo.
Un finale amaro anche dal punto di vista personale per il brasiliano, visto che il 2 maggio 1999 - in un match ben giocato a San Siro contro il Milan - i blucerchiati sprecano sul 2-2 la palla della vittoria proprio con Catê, che involatosi in contropiede - invece di servire il solissimo compagno a porta spalancata - decide di concludere su Abbiati. Poco dopo la beffa si concretizzerà in una conclusione di Ganz deviata nella propria porta da Castellini, per il 3-2 finale che lancerà la squadra di Zaccheroni verso lo Scudetto e invece precipiterà i doriani in una posizione dalla quale non riusciranno a risalire, a dispetto dei 7 punti nelle ultime 3 partite.
Un errore così pesante all'epoca, quello di Catê al Meazza, che ancora oggi i tifosi della Samp ricordano il brasiliano soprattutto per quella giocata infelice, oltre che per partenze palle al piede tanto veloci quanto fumose e inconcludenti, nonchè per qualche eccesso 'alcolico' fuori dal campo, come quella volta che fu fermato di notte dalla polizia assieme ai compagni di squadra argentini Ortega e Cordoba. Il Burrito guidava in stato di ebbrezza, Cordoba fu denunciato per minacce e oltraggio a pubblico ufficiale.
Il gaúcho l'anno successivo segue i blucerchiati in Serie B, ma sotto la gestione Ventura gioca solo 2 partite, prima di lasciare l'Europa e tornare in Brasile per vestire la maglia del Flamengo, dove vince da comprimario un campionato Carioca. L'anno dopo - nel 2001 a 28 anni - rilancia la sua carriera giocando invece da protagonista nella Major League americana con la maglia del New England Revolution: 8 goal e 8 assist in 22 partite, trascinando la squadra alla sua prima finale di US Open Cup e venendo selezionato per l'All-Star Game della MLS.
È di fatto l'ultimo squillo di una carriera destinata a declinare molto presto, tra squadre minori brasiliane ed esperienze anonime in Venezuela e Cile, prima di ritirarsi nel 2008 a 35 anni.Appesi gli scarpini al chiodo, Catê prova a cominciare una seconda carriera da allenatore, ripartendo da dove tutto era cominciato, casa sua, il Rio Grande Do Sul. Ma la tragedia lo coglie ad appena 38 anni, il 27 dicembre 2011: la sua auto, una Fiat Uno Mille - per cause non chiarite, forse l'asfalto reso viscido dalla pioggia - invade l'altra corsia e si schianta frontalmente contro un autoarticolato Scania che proviene dalla direzione opposta. Catê muore sul colpo e non arriva neanche in ospedale, venendo portato direttamente all'Istituto medico legale di Caxias do Sul.
La notizia ovviamente ha grande impatto emotivo anche sulla Sampdoria e il suo ricordo è affidato alle parole al 'Corriere Mercantile' dell'allora Dg blucerchiato Emiliano Salvarezza.
"Era un ragazzo educato e rispettoso, sempre deferente e consapevole dei ruoli. Sono convinto che una permanenza più lunga avrebbe giovato sia a lui che alla Sampdoria. Non abbiamo avuto, né lui né noi, il tempo necessario per aiutarci. Purtroppo il suo è finito troppo presto ed è una vera tristezza. La storia del calcio, non solo italiano, è ricca di giocatori che al primo anno all'estero hanno avuto difficoltà. Mi spiace anche che il ricordo di Catê sia legato a quel goal sbagliato a San Siro, nel drammatico finale della partita contro il Milan. L'esito di quella stagione ha ben altre cause, che sarebbero emerse soltanto con il tempo".
Di Catê resterà il ricordo del sorriso sempre allegro e di quelle finte che lo avevano reso uno dei giocatori più promettenti dell'intero Sudamerica: una promessa non mantenuta, come tante nel calcio e nello sport.




