Le tante vite di Lee Sharpe: idolo allo United, meteora alla Sampdoria, star in tv

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Ci sono i bidoni e le meteore: le due categorie calcistiche non vanno confuse. Un bidone è scarso ieri, oggi e domani, una meteora può attraversare il cielo di una squadra fugacemente e senza lasciare traccia, ma non per questo è un bidone. Anzi, nel caso di Lee Sharpe di talento ne aveva in abbondanza, assieme tuttavia al destino di trovare sulla sua strada campioni destinati a segnare un'epoca, oltre alla sfortuna di macinare infortuni nei momenti decisivi della carriera.

"Spalletti arrivò e disse: 'Davvero non ti conosco. Ho i miei giocatori di quando ero qui e continuerò con loro, perché li conosco'. E questo fu davvero tutto".

Eh sì, perchè Lee Sharpe alla Sampdoria ha ballato di fatto solo un mese, un gennaio in cui scese in campo tre partite per un totale di 123 minuti. Perchè può succedere di essere chiamato da un allenatore - il connazionale Platt - che di lì a poco sarà esonerato, e di ritrovarsi l'ex tecnico del club richiamato in tutta fretta, che non gli farà vedere mai più il campo. Neanche per un minuto.

Classe '71, Sharpe ha a casa una bacheca ricca di argenteria: 3 Premier League, 3 Coppe d'Inghilterra, una Coppa di Lega inglese, 3 Charity Shields, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa europea. Tutto vinto col Manchester United di Alex Ferguson, il cui ciclo vincente Sharpe ha visto nascere, contribuendo in maniera importante al primo titolo portato a casa dai Red Devils dopo un'astinenza di 26 anni, nella stagione '92-'93.

Lee Sharpe Manchester United

Esterno mancino purissimo, arriva a Old Trafford a 17 anni nel 1988, riuscendo rapidamente ad affermarsi fino ad essere la prima scelta come ala sinistra nella stagione '90-'91 in cui lo United solleva la Coppa delle Coppe (suo un goal pesante in semifinale contro il Legia Varsavia), dopo aver vinto nei due anni precedenti FA Cup e Charity Shield: sono questi i primi 3 trofei dell'era Ferguson. Il 28 novembre 1990, a 19 anni, Sharpe tocca uno dei punti più alti di tutta la sua carriera: mette a segno una tripletta da sogno in casa dell'Arsenal ad Highbury, in un trionfale 6-2 in Coppa di Lega. Diventa un beniamino dei tifosi anche grazie alla celebre 'Sharpey shuffle' , ovvero il balletto con cui festeggia dopo ogni goal segnato impugnando la bandierina come fosse un microfono e dimenandosi come Elvis Presley.

Lee Sharpe

Tutto insomma lascia presagire una carriera da pilastro in quella squadra leggendaria che sotto Ferguson vincerà ben 8 Premier in 11 stagioni. Altri due campionati Sharpe in effetti li porterà a casa, ma intanto le cose sono cambiate per due motivi: i numerosi infortuni, inclusa una pesante meningite virale, ma soprattutto il devastante affermarsi sull'out sinistro di Ryan Giggs, di due anni più giovane e destinato a lasciare solo le briciole in quella zona del campo per lustri a venire. Sharpe allora cerca spazio arretrando da terzino sinistro, ma lì ora c'è Denis Irwin, altro intoccabile nel ruolo. Si sposta dunque all'ala destra, dove tuttavia dal '91 giostra Andrei Kalcheskis, che si imporrà come il titolare. All'inizio della stagione '95-'96 il russo passa all'Everton, ma proprio allora si affaccia alla prima squadra dello United un 20enne destinato a far parlare di sè per molto tempo, tale David Beckham.

Sono nomi leggendari, non semplicemente concorrenti da superare per una maglia. Peraltro nelle due stagioni successive Sharpe lo spazio se lo conquista comunque, chiudendo nell'estate del 1996 la sua avventura a Manchester con 265 partite e 36 goal in 8 anni. Decide di cambiare aria trasferendosi al Leeds, che lo paga la cifra record per il club di 4,5 milioni di sterline. Un biennio ancora segnato da infortuni quello trascorso a Elland Road: nel precampionato della stagione '97-'98 un grave problema al ginocchio lo costringe a stare fuori addirittura per tutto l'anno ed il tecnico David O'Leary decide poi di non aspettarlo. Eccoci dunque alla Sampdoria, siamo nel dicembre 1998.

Lee Sharpe Leeds United

Una stagione nata male e finita peggio quella '98-'99 per i blucerchiati, orfani da un paio d'anni dell'idolo Mancini e avviati al declino dopo i fasti di inizio decennio culminati nello storico Scudetto. Da Empoli è appena arrivato in panchina un giovane Luciano Spalletti che tuttavia - complice l'infortunio del bomber Montella - assiste impotente ad un filotto di risultati (2 punti in 5 partite, con l'ultima sconfitta per 5-2 il 13 dicembre in casa della Lazio) che induce il presidente Enrico Mantovani ad esonerare il tecnico.

Il sostituto in panchina è una vecchia conoscenza doriana, quel David Platt che 5 anni prima a Genova aveva vinto una Coppa Italia da giocatore, dopo la Coppa Uefa messa in bacheca con la Juventus. L'ex centrocampista inglese è alla sua prima esperienza in panchina, ad appena 33 anni, ed è anche sprovvisto di patentino: viene affiancato dunque da Giorgio Veneri, abilitato ad allenare in Serie A. La prima mossa di Platt è bussare alla porta del Leeds, da cui riesce ad ottenere in prestito Sharpe, già suo compagno in nazionale. Sarà un disastro per entrambi.

"David mi ha chiamato e mi ha chiesto come stavano andando le cose a Leeds - ricorderà poi Sharpe a 'Sky Sports' - Non stavo giocando, quindi ho avuto la possibilità di andare lì. Era una grande squadra ed è stata una enorme opportunità in un club enorme. È stato davvero un peccato che non abbia funzionato".

Platt dura il tempo di 6 partite: 3 pareggi e 3 sconfitte, dopo l'ultima delle quali - a Perugia, il 31 gennaio '99 - dà le dimissioni. Nel frattempo Sharpe ha fatto a tempo a scendere in campo 3 volte, mai per più di 56 minuti. Al capezzale della Samp viene richiamato Spalletti, che terrà fede alla prima chiacchierata fatta con l'ex United: l'esterno mancino non giocherà più un minuto, prima di fare ritorno al Leeds a inizio marzo. Ci sono bei ricordi tuttavia nelle parole di Sharpe, nonostante il finale triste della storia.

"Sia la città che il campo di allenamento erano fantastici. Sfortunatamente non molti giocatori parlavano inglese, quindi la barriera linguistica era un po' un problema. Cosa non ha funzionato? Venivo da un infortunio al crociato, non ero propriamente in forma per giocare. Mi hanno dato un programma specifico di allenamento, poi in partita giocavo mezz'ora qua, un'ora lì. Ma poi Platt si è trovato in difficoltà e tutto è crollato. Se n'è andato ed è tornato Spalletti, non giocavo ed è diventato un po' frustrante. Quando sai che non giocherai e non parli la lingua, diventa un posto solitario, così ho deciso di tornare".

Mentre Sharpe rientra al Leeds, la Sampdoria non riesce a riprendersi e a fine anno retrocede in Serie B, dove resterà per 4 stagioni.

"Avevamo buoni giocatori. Penso che il problema fosse che a causa del fatto che ero arrivato con Platt i tifosi pensavano che fossi lì per sostituire Ortega. Era totalmente sbagliato, perché eravamo giocatori completamente diversi che giocavano in posizioni diverse. Non penso che la situazione abbia aiutato davvero nessuno di noi. È stata solo una mancanza di comunicazione".

Sharpe ha 28 anni, ma è già avviato a fine carriera: gioca due anni col Bradford, contribuendo peraltro alla storica promozione in Premier dopo 77 anni e alla successiva salvezza. Poi Portsmouth, Exeter e perfino un'esperienza in Islanda, al Grindavik, prima di un paio di stagioni tra i dilettanti e appendere definitivamente le scarpette al chiodo nel 2004, ad appena 33 anni.

Lee Sharpe

Estroso sul campo come nella vita, Sharpe è poi diventato un personaggio televisivo molto conosciuto in Inghilterra, partecipando a reality e show televisivi: Celebrity Wrestling, Celebrity Love Island, Dancing on Ice e la famosa soap Coronation Street. E ancora altre apparizioni come guest star: insomma una vera e propria seconda carriera, parallelamente a quella di opinionista calcistico in tv. Ma l'Italia non l'ha mai dimenticata: lo scorso anno ha infatti sposato nella meravigliosa cornice di Ravello sulla costiera amalfitana la modella Lucie Gardner, di 14 anni più giovane.

Lee Sharpe poteva certamente restare nella storia del calcio inglese come una delle ali più forti di sempre, ma le sue sole 8 presenze in nazionale raccontano un'altra storia: fragilità fisica, concorrenti nel ruolo di livello stellare, ma anche testa non sempre totalmente dedita alla causa, per usare un eufemismo. Valga come esempio per questa ultima voce l'aneddoto raccontato dall'ex United al podcast ufficiale del club.

Giggs aveva convinto Sharpe - i due erano compagni di scorribande fuori dal campo - ad uscire un giovedì sera, con un match in programma la domenica successiva.

"È stato Giggs a mettermi di nuovo nei guai, mi ha sempre messo nei guai. Io avevo comprato una nuova casa ad Altrincham, Giggs viveva ancora a casa con sua mamma. Era con alcuni amici, mi chiama e mi fa 'Oh, usciamo e andiamo a Stockport, è giovedì sera, non si gioca fino a domenica'. Io gli faccio 'Ok, venite da me'. Ma alle 10 Ferguson bussa alla porta, noi pensiamo che sia un tassista. Un amico di Giggs apre la porta avendo in mano le uniche due bottiglie di birra che mi erano rimaste in casa dal fine settimana precedente. Uno dei ragazzi corre di sopra e mi dice: "Non indovinerai mai, l'allenatore è al piano di sotto". E io tipo: "No, non è lui, non è lui".

Sto dando gli ultimi ritocchi ai miei capelli, butto un occhio da sopra le scale e vedo Ferguson con la schiuma agli angoli della bocca: 'Mandali fuori di casa, voglio parlare con te e Giggs, entrate in quel salotto'. Quindi li butta tutti fuori dalla porta, prendendoli a calci, colpendoli dietro la testa. Dopo mi dice: 'Hai finito in questo club, hai deluso i tuoi compagni di squadra, tua mamma e tuo padre, la tua famiglia'. Poi fa lo stesso con Giggs...".

In realtà non finì lì per Sharpe al Manchester United, questo fu solo uno dei tanti leggendari 'asciugacapelli' di Ferguson. Ma era anche l'inizio di una carriera 'fuori dal campo' per uno che la vita non se l'è risparmiata: cose che non finiscono negli almanacchi.