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Cagliari Lazio 2019Getty Images

Cagliari, Riva e il rimpianto di Boniperti: "Questa telefonata l'aspettavo 50 anni fa"

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Non parla spesso con la stampa Gigi Riva. Da sempre schivo e riservato, il bomber di Leggiuno, trascinatore del Cagliari allo storico Scudetto del 1969/70 e capocannoniere di sempre della Nazionale italiana, ha però fatto un'eccezione alla regola e si è concesso ai microfoni di 'Cuore Rossoblù', il giornale ufficiale della società isolana, subito dopo la sua nomina a presidente onorario del club.

Mentre la squadra di Maran, inizierà il suo 2020, anno del centenario e del cinquantennale del grande trionfo, da 6ª in classifica affrontando la proibitiva trasferta di Torino contro la Juventus di Sarri, 'Rombo di Tuono', come venne ribattezzato da Gianni Brera, ha ripercorso gli anni d'oro della sua avventura in Sardegna, regalando al suo intervistatore tanti aneddoti. Uno dei più curiosi riguarda proprio il suo rapporto con il club bianconero, che a lungo ma vanamente provò a strappare l'attaccante al club sardo, e con Giampiero Boniperti, che di quella Juventus era il presidente 

"Agnelli mi voleva, ma quello che non mollava proprio mai era Boniperti. Mi chiamava ogni anno. Partiva da lontano col discorso, ma poi arrivava sempre lì, alla Juve. E ogni volta gli ho risposto cortesemente di no. Per amore di questa terra, come è noto. Poi anche per orgoglio, quando giocavo ho sempre difeso la mia scelta, ma ovviamente qualche dubbio per la testa ti passava. Ne parlavo con i miei compagni e dicevo: 'Se a voi va bene non mi muovo'. Una volta Martiradonna (terzino del Cagliari dello Scudetto, ndr) mi fa: 'Ecco, rimani, così finisco di pagarmi la cucina'. Adesso sono convinto di aver fatto bene".

A confermare che Riva fosse il desiderio proibito di quella Juventus, l'ex numero 11 ha raccontato un episodio divertente e inedito di non molto tempo fa. 

"Un giorno, qualche anno fa, in un aeroporto, incontro qualcuno della Juve che mi dice: 'Gigi, chiamiamo insieme Boniperti e gli facciamo gli auguri?'. Ora, se c'è una persona che stimo, nel mondo del calcio, è proprio Boniperti. E quindi rispondo: 'Certo!'. Così prendo la linea io e per un effetto sorpresa faccio: 'Sono Gigi Riva!'. Sento dall'altra parte del telefono che lui c'è. Ma non dice nulla. Gli faccio: 'Mi senti Giampiero?'. 'Ti sento, ti sento Gigi'. E fa una pausa. Allora gli chiedo: 'Tutto bene?'. E lui, serissimo: 'Bene, sì. Ma non sarei sincero se non ti dicessi che io questa telefonata da te l'aspettavo 50 anni fa' ".

Con 208 goal complessivi in 377 presenze, Riva è un'istituzione del Cagliari, l'unico club oltre al Legnano per cui ha giocato, e che ha voluto conferirgli a dicembre la carica di presidente onorario per conferirgli il giusto tributo in un anno molto importante per la società. 

"È un riconoscimento bello, onorifico, che mi fa piacere e mi rende felice. Ma a dirla tutta, solo all'idea che poi mi accadesse davvero non ci ho dormito per 2 giorni. Che responsabilità che è, per me. Mi piace dormire bene, ma poi devo fare i conti con i miei fantasmi, le mie inquietudini, i miei sentimenti. Da quando Giulini mi ha detto che voleva conferirmi questo ruolo, nei giorni prima del Consiglio, ho passato notti intere a contemplare il soffitto. Occhi sbarrati. Neanche un minuto di sonno. Quando si tratta del Cagliari prendo tutto terribilmente sul serio. Questa società è la storia della mia vita, la chiave del mio rapporto con la Sardegna, è il mio sangue".

Manlio Scopigno Luigi Riva Cagliari Serie A

"L'idea di questa responsabilità mi dà anche molta angoscia. Intanto sono scaramantico: so che il mio nome pesa come una pietra. E non vorrei che lo facesse in negativo. C'è stato un momento magico per la squadra, e ho pensato: 'E se da quando c'è Riva le cose iniziassero ad andar peggio?'. Poi ho pensato anche alla squadra, ero preoccupato di come loro potessero vedere la mia nomina. Mi ha fatto piacere che tutti fossero contenti, ma vorrei dire una cosa: io non sarò un presidente onorario che invade gli spazi non suoi, che gira per il centro sportivo a dire la sua, che si ritaglia visibilità commentando le partite e pronunciando sentenze. Non sarò uno che vuole mettere becco. Sarò un presidente onorario anomalo, un presidente onorario tifoso. Uno che segue la partita dal suo televisore come tutti gli altri. Uno che soffre e gioisce in silenzio. Onorario come se fossi il primo rossoblù sul campo, non perché mi metto dei gradi".

"Ero stato tentato di chiamare Giulini e dirgli: 'Tommaso, grazie mille ma non accetto'. Poi mi sono detto: 'Gigi, in questo momento straordinario del Cagliari, fra il Centenario della fondazione e il campionato, con quella classifica da difendere nei prossimi mesi, se c'è anche una piccola cosa simbolica che puoi fare, tu devi farla'. E alla fine ho accettato".

Quella Sardegna, inizialmente temuta e snobbata quando vi approdò dal Legnano nel 1963 per 37 milioni di vecchie Lire, è diventata per Riva la sua casa, tanto da renderlo amatissimo da tutti i tifosi e dai sardi in generale.

"La notizia del trasferimento in Sardegna fu un trauma. Non è leggenda. Ero arrabbiato con il mondo. Incazzato nero. Me lo disse il mister Lupi durante la partita della Nazionale Juniores al Flaminio il 13 marzo 1963. 'Sei stato ceduto'. Punto. Quindi finisco su quell'aereo tra Milano e Cagliari. Un viaggio infinito, quattro scali! Non era un aereo, ma una corriera. Viaggiavo con Lupi e mia sorella Fausta. Dopo la partenza da Milano, il volo fece scalo a Genova, poi ad Alghero, e quindi a Cagliari. Un viaggio che non finiva mai, o che io ho vissuto così. Quando ho visto per la prima volta le luci del golfo di Cagliari, nell'ovale del finestrino buio, ho pensato davvero: 'Ma dove sono arrivato, in Africa?'. Ero un ragazzino di 17 anni che non si era mai allontanato da casa e che arrivava in un luogo sconosciuto. Chiedevo se c'era un volo che tornasse a Milano, ahaha. Con Lupi dietro di me che mi dava i calci sotto il sedile se solo ne parlavo. Per il Legnano 37 milioni erano vita o morte. Temevo fosse un addio, invece era un inizio. Io e i miei compagni, non essendo sardi, abbiamo scelto di diventarlo. Dapprima inconsapevolmente, poi consapevolmente. Lo abbiamo voluto e lo abbiamo fatto. Per la vita".

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Da grande tifoso del Cagliari, Riva sogna un risultato positivo dei rossoblù a Torino, come quando nell'anno dello Scudetto una sua doppietta fissò il risultato sul 2-2. 

"Il Cagliari di oggi è una squadra vera. Mi piace Maran, è un mister che sa tutto della Serie A e questo è importante. Ha una sua idea di calcio. Gestisce la rosa. Vedo il lavoro di costruzione che ha fatto la società, la passione che ci ha messo Giulini. In questo c'è una relazione con la squadra dei miei tempi. Anche questo Cagliari in campo schiera diversi leader. Prendiamo la partita con la Lazio: credo di non aver mai fatto un recupero così. Nei 90 minuti la partita era vinta, e meritatamente. Però a giudicare una squadra che vince sono bravi tutti. Invece ho imparato che gli uomini devi valutarli quando perdono. Mi piacerebbe che ci facessero una bella sorpresa a Torino, con la Juve. A dicembre, ridendo e scherzando, tra squalifiche e infortuni, c'erano 6 titolari indisponibili. La squadra è forte, quando torneranno tutti si vedrà". 

In attesa di celebrare il centenario e il cinquantennale dello Scudetto, il Cagliari vuole provare fino in fondo a giocarsi le sue possibilità di conquistare un posto nelle Coppe europee. Con un Riva in più, nel ruolo di presidente onorario, a sospingerlo verso quello che sarebbe uno storico traguardo.

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