Al Bentegodi, in svantaggio, con la maledizione della ‘fatal Verona’ che pendeva sulla testa del Milan come fosse una spada di Damocle. Se è vero che i giocatori di caratura superiore si vedono quando la palla scotta, RafaelLeão in quella serata ha dimostrato una volta di più di appartenere a quella categoria. Ed è per questo che se dovessimo rintracciare un uomo che più degli altri ha messo il timbro su questo Scudetto vinto dal Milan, il diciannovesimo della gloriosa storia rossonera, la scelta non può che ricadere proprio sul portoghese.
Non è una questione di numeri, seppur quest’anno il portoghese abbia raggiunto la doppia cifra di goal in Serie A per la prima volta dopo essersi fermato a 6 nelle prime due stagioni. È una questione di impatto sulle partite. Basterebbe chiederlo ai terzini destri di mezza Serie A, quelli che han dovuto fare i conti con le sue accelerate, che hanno provato a limitare la sua indole da dribblomane che negli anni scorsi spesso aveva indotto molti a definirlo come un giocatore più fumoso che concreto.
Quest’anno la musica è cambiata: Rafa ha cavalcato l’onda - metafora non casuale: l’emoji del surfista sotto ogni suo post su Instagram è un must - e ha composto insieme a Theo Hernandez una coppia incontenibile sulla corsia mancina. Quando è stato acquistato dal Lille nell’estate 2019, Marco Giampaolo lo aveva impostato inizialmente come seconda punta nel suo 4-3-1-2, ma lo switch con Pioli al 4-2-3-1 e l’abitudine a giocare sulla corsia di sinistra lo ha portato a trovare più facilmente i propri spazi.
“A gennaio 2020 ho parlato con Pioli a Milano e gli ho detto che per me Rafa è un numero 9 - aveva raccontato alla ‘Gazzetta dello Sport’ Tiago Fernandes, suo ex allenatore nelle giovanili dello Sporting Lisbona - È quello il suo ruolo ideale. Oggi fa l’esterno, è vero, ma davanti potrebbe essere devastante. Velocità, movimenti giusti, gran tiro”.
Leão, però, a sinistra ha trovato il suo terreno di caccia preferito. Chiedere al Sassuolo, tra gli altri, devastato con 3 assist in 35 minuti nel match che è valso lo Scudetto.
"Pioli mi ha capito, sa che con i miei dribbling e i miei strappi posso fare la differenza. Prima con me curava molto l’aspetto tattico, ero più giovane e più indisciplinato. Ora non mi spiega molto, si fida di me, sa che faccio la mia parte anche quando il pallone ce l’hanno gli avversari. Mi dice ‘Stai largo e punta l’uomo’: per me diventa tutto più facile. Ho giocato anche da prima punta e da trequartista, sono pronto a rifarlo se serve, ma a sinistra è un’altra cosa”.
GettyÈ di gran lunga il miglior dribblatore della Serie A, stavolta sì, anche a livello statistico: flirta con i 100, mentre il secondo in classifica, Gianluca Caprari, supera di poco i 60. La sua imprevedibilità è stata essenziale per il Milan. L’uomo in grado di rompere più di tutti gli altri le linee avversarie, di accendere l’attacco con i propri spunti, di accendere anche San Siro.
Entusiasmo. Quello che trasmette con il suo sorriso, che raramente si scuce dalla sua bocca, anche mentre prova a dribblare gli avversari. Quello che trasmette con le sue giocate. Lo specchio della sua crescita, la serenità con cui gioca, la consapevolezza acquisita dopo un inizio tutt’altro che facile, specialmente nei primi sei mesi. Complicati per lui, complicatissimi per il Milan.
"L'inizio non è stato facile perché sono arrivato in un campionato diverso e non parlavo italiano - ha spiegato a ‘DAZN’ - avevo 19 anni e c'erano tanti avversari di alto livello. Tutti però mi hanno dato una mano. Nonostante le difficoltà Pioli mi ha dato fiducia e mi ha schierato titolare”.
Veniva da una stagione da professionista con il Lille dopo un tormentato addio allo Sporting, una risoluzione unilaterale del contratto che è finita anche davanti al Tas di Losanna. La Ligue 1 come vetrina, la Serie A per sperare di fare il salto di qualità. La pazienza ha pagato. E non solo per lo Scudetto.
La stagione 2021/22 gli ha portato in regalo anche la maglia della nazionale portoghese, già vestita ad ogni livello nelle giovanili. Tutti aspettavano Rafa, a ottobre è arrivato. E, ovviamente, non è più uscito dal giro. È stato descritto a più riprese come uno dei più talentuosi della sua generazione, ora è arrivato anche a dimostrarlo. Grazie al Milan. Che ora non vuole più privarsene e spera di riuscire a rinnovargli il contratto che andrà in scadenza nel 2024.
La chiamata di Maldini nel 2019 lo ha convinto a vestirsi di rossonero, ora la speranza dei tifosi è che un’altra chiamata lo convinca a rimanere. Con uno Scudetto in più, vinto da protagonista assoluto.


