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Netherlands Turkey Euro QualifierGettyimages

Altro che meccanica, è un'Arancia inceppata: i perchè del flop dell'Olanda

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GOALDi Federico Casotti

Due sconfitte in quattro giorni, zero goal fatti e quattro subiti, un terzo posto distante due punti e in ogni caso una qualificazione a Euro 2016 non più dipendente solo dai risultati della truppa di Danny Blind. Se un tempo si parlava di Arancia Meccanica, ora è lecito parlare di un’Arancia inceppata, o marcita decidete voi. Di sicuro l’Olanda, una delle scuole-guida del calcio mondiale, è sprofondata in una crisi dalla quale si fatica a scorgere l’uscita nell’immediato. I motivi dello sprofondo Oranje sono molteplici e abbiamo provato a individuarli.

PESSIMA GESTIONE DEL DOPO-VAN GAAL

A posteriori – ma neanche poi tanto – è stata sopravvalutata la semifinale ottenuta a Brasile 2014, attribuendola al talento della nuova generazione piuttosto che al colpo di coda degli eroi sfortunati di Johannesburg, pungolati nell’orgoglio da quel volpone di Louis Van Gaal. Svanito a San Paolo il sogno Mondiale, i vari Robben, Sneijder, Van Persie e compagnia hanno mentalmente tirato i remi in barca, consapevoli di aver perso l’ultimo treno della carriera in Nazionale.

Al resto ha pensato la KNVB, con una gestione della guida tecnica a dir poco cervellotica. Incassato il no di Ronald Koeman – un profilo perfetto per il dopo Van Gaal – la scelta è incredibilmente caduta sull’interim biennale di Guus Hiddink, che nel frattempo avrebbe dovuto “insegnare il mestiere” a Danny Blind. Il risultato è stato catastrofico: motivazioni di Hiddink sotto zero, legittimazione di Blind pure. I risultati si sono visti ad Amsterdam e Konya.

ANACRONISMO TATTICO

L’ostinazione a giocare con il 4-3-3, il paradigma tattico della scuola olandese, è un lodevole segno di coerenza, ma nel calcio di oggi non può non richiedere un pedaggio altissimo se gli interpreti non sono all’altezza. “Purtroppo la cosiddetta scuola olandese rischia di essere superata – sottolinea Floris Koekenbier di Goal OlandaLo abbiamo visto anche a livello di club, con le ultime apparizioni dell’Ajax in Champions League. E’ una filosofia che funziona quando hai interpreti magistrali, vedi il Barcellona. Ma quando non disponi di quella qualità devi essere più pragmatico, più realista, come è successo in Sudafrica e Brasile”.

E’ insomma sempre il solito dilemma, perchè da una parte c’è l’ossessione per una filosofia di gioco legata a doppio filo alla propria tradizione. Dall’altra c’è invece la tentazione molto freudiana di “ammazzare il padre”, ovvero giocare il calcio poco spettacolare di Van Marwijk o provare la difesa a 5 (un azzardo che solo uno con le spalle larghe come Aloysius Paulus Maria Van Gaal, detto Louis, poteva permettersi). E pazienza se Johan Cruyff non gradisce.

A QUANDO LA PROSSIMA GENERAZIONE D'ORO?

Non è una novità per il calcio olandese sperimentare momenti di black-out. La fine della leggendaria generazione del calcio totale portò con sè anni di magre figure, lo stesso avvenne con il declino degli eroi di Monaco di Baviera (e Amburgo...) nel 1988. Tuttavia, dalla fine degli anni’90 in poi si era consolidata la sensazione di un’Olanda in grado di garantire sempre un buon livello medio e una partecipazione costante ai grandi tornei. Evidentemente non è così, innanzitutto per ragioni strutturali e non necessariamente negative. I Paesi Bassi sono una Nazione relativamente piccola, con 17 milioni di abitanti e una cultura polisportiva con pochi eguali al mondo: non esiste solo il calcio e le ottime performance olimpiche lo dimostrano.

Dall’altra parte c’è una mutazione in atto a livello di club: un tempo i talenti partivano a 21, 23 anni, ora il rischio concreto è quello di vederseli strappare dai grandi club europei (inglesi in particolare) già a 16, 17 anni, ovvero nel momento cruciale della formazione. Ciò comporta una difficoltà nella programmazione da parte dei club, e quindi un maggiore ricorso al mercato, anche per il settore giovanile. Fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile vedere stranieri nello Jong Ajax (l’Ajax Primavera): per dire, attualmente il gruppo di Jaap Stam conta in rosa prospetti come Cerny, Meleg e Muric, tutti arrivati al De Toekomst non prima dei 18 anni, tardissimo per i canoni ajacidi.

Il colpo di grazia arriva poi dalle prime squadre, impossibilitate a trattenere i propri talenti e costrette a un vorticoso lavoro di scouting che si traduce in una massiccia presenza straniera e in un disastroso rendimento nelle Coppe europee. Non è il caso di suonare il De Profundis per il calcio olandese, perchè un’altra Gouden Generatie, un’altra generazione d’oro sboccerà presto. Solo, lo farà attraverso un percorso totalmente diverso dal passato.

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