Oggi tutti conoscono Alphonso Davies. Non potrebbe essere altrimenti. Velocità, esplosività, tecnica. Nel 2020 è stato il terzino sinistro più chiacchierato del mondo. A vent'anni ha vinto tutto con il Bayern Monaco. Brillante in campo, brillante sui social: è diventato una star di TikTok, ha tre milioni di follower su Instagram. Ed è sbarcato anche su YouTube pochi mesi fa, insieme alla sua fidanzata Jordyn Huitema. Calciatrice, come lui. Peraltro, del PSG: sai che imbarazzo dopo la finale di Champions League. Canadese, come lui. Giocava anche lei nei Vancouver Whitecaps, ovviamente nella squadra femminile. Si conoscono dal 2017. Quando Phonzie aveva capito che il pallone poteva essere il suo futuro.
Fino a qualche mese prima, tutto era diverso. Quel ragazzo nato in un campo profughi vicino al Ghana, figlio di genitori liberiani fuggiti alla guerra civile, cercava lavoro per aiutare la famiglia, da buon fratello maggiore. Ci aveva provato anche con McDonald's, mandando un curriculum e andando anche ad un colloquio. Senza mai essere richiamato. Col senno del poi, una decisione fortunata, ma che Phonzie si è legato al dito, tanto da averla rinfacciata in un video sui propri canali social. Che, ovviamente, ha fatto il giro del mondo. Forse oggi che è uno dei migliori giocatori del mondo una telefonata dalla multinazionale dei fast food l'avrà ricevuta.
Il Canada non gli avrà dato un lavoro da McDonald's, ma gli ha permesso di diventare ciò che è oggi. Ovvero un campione di tutto, a vent'anni. E pensare che poteva diventare un giocatore di hockey. Lo sport nazionale canadese, quasi una religione. Anche perché giocare a calcio all'aperto da settembre in poi è sostanzialmente impossibile, visto che il freddo porta neve e poi ghiaccio ovunque. Lo ha raccontato anche lui stesso al 'Players' Tribune', in un lungo articolo nel quale ha raccontato i suoi primi mesi canadesi. Guardava il Chelsea in televisione con suo papà, sognava il pallone. E intanto scopriva cose per lui nuove. Come la neve.
"Vivere in Canada è come vivere in un freezer. A settembre inizia a nevicare e non puoi giocare a calcio per strada. La prima volta che ha nevicato sono rimasto sotto shock. Ricordo di essermi svegliato e aver visto quella cosa bianca che si appoggiava sul suolo. Mi son chiesto cosa fosse. Mi sono alzato e sono uscito in pantaloncini e maglietta per toccarla, ho scoperto che era fredda”.
USA Today SportsIl Canada lo ha reso uomo. A quattordici anni Alphonso Davies ha lasciato gli Edmonton Strikers, dove ha conosciuto il suo attuale agente Nick Househ, per trasferirsi a Vancouver e giocare nei Whitecaps. Dove viveva da solo - e dove cercava lavoro da McDonald's, invano - e si allenava con le giovanili. Fino a quando gli allenatori si sono resi conto che quel ragazzino che già dominava nelle palestre (sì, si giocava indoor, necessariamente) era davvero speciale. Con tutte le difficoltà del caso, di un'integrazione difficile in una squadra e in un ambiente dove cane mangia cane e dove in pochi ce la fanno.
Già a 15 anni Davies si allenava con la prima squadra, anche se credeva di non farcela. Gli altri erano troppo veloci. Pa-Moudou Kah, compagno d'allenamento, lo aveva spinto a tenere duro. Per fortuna, Alphonso lo ha ascoltato. E ben presto è diventato un'attrazione in allenamento, non soltanto un novellino.
"Un giorno in allenamento ho dribblato il capitano della squadra con un trick. I compagni erano tutti esterrefatti, lui era piuttosto arrabbiato. Tutti hanno adorato quel momento, io pensavo che mi avrebbe ucciso".
L'esordio era soltanto questione di tempo. 16 luglio 2016, a nemmeno sedici anni. Il secondo esordiente più giovane di sempre della MLS. Un ragazzo canadese, di una franchigia canadese, che domina nella lega americana. In uno sport nel quale il Canada non è mai stato al massimo livello. Alphonso Davies ce l'ha portato. E pensare che poteva diventare un impiegato di McDonald's con la passione dell'hockey.


