Prima centrocampista, anzi "metronomo" del Milan e della Nazionale italiana, poi dirigente FIGC sempre con lo sguardo proiettato in avanti: a margine della presentazione del libro di Marco Bellinazzo "I veri padroni del calcio", Demetrio Albertini si è soffermato ai microfoni di Goal su alcuni aspetti di grande attualità, legati dal filo conduttore del calcio italiano in costante ricerca di miglioramento e aggiornamento.
Albertini comincia inevitabilmente dal caso Donnarumma: "Il senso di appartenenza si costruisce da bambini, da ragazzini, quando magari si capisce di voler indossare a tutti i costi proprio "quella" maglia. Il calcio di oggi è cambiato molto rispetto a quando giocavo io, però il volere dei giocatori ha ancora un peso molto forte, anche tra i più giovani. Credo quindi dipenda molto da quello che vuole Donnarumma".
Si parla spesso di "generazione Erasmus" con il riferimento agli studenti che girano l'Europa e arricchiscono il loro bagaglio culturale con esperienze lontano dal proprio Paese. Quanto farebbe bene ai giovani calciatori italiani un "Erasmus", un periodo all'estero? "Farebbe benissimo, assolutamente. Io l'ho capito tardi, ho iniziato a giocare lontano dall'Europa alla fine della carriera. Credo che un'esperienza all'estero sia di grande aiuto per i giovani".
Pollice verso invece all'idea dei playoff per rendere più avvincente la Serie A... "I playout possono avere senso anche per testare se le squadre di B che hanno ambizione di salire siano effettivamente attrezzate per farlo. I playoff non mi trovano d'accordo, è giusto che lo scudetto venga vinto da chi ha concluso al primo posto la stagione regolare".
