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Abedi Pelé, la leggenda ghanese che incantò in Europa con Marsiglia e Torino

12:54 CET 28/12/20
Abedi Pele
È considerato il ghanese più forte di sempre e ha vinto 3 Palloni d'Oro africani: Abedi Pelé si è consacrato in Europa con Marsiglia e Torino.

È stato il più forte calciatore della storia del Ghana, ha giocato e vinto in 3 diversi continenti, ha conquistato, unico a riuscirci, 3 Palloni d'Oro africani consecutivi, e una Champions League europea. Basterebbe questo per capire la grandezza di Abedi Ayew, universalmente conosciuto per le sue abilità calcistiche con il soprannome di Abedi Pelé.

Se il paragone con O'Rey di primo acchito può sembrare ai più irriguardoso, e va sicuramente oltre le pur brillanti qualità del fantasista ghanese, è indubbio che ciò che Abedi Pelé ha rappresentato per il suo Paese e per il continente africano in generale è assimilabile a ciò che il numero 10 del Santos costituì per il Brasile e per il Sudamerica.

UN GLOBE TROTTER DEL PALLONE

Abedi Pelé nasce il 5 novembre 1964 a Kibi o Kiebi, città capitale del Distretto municipale di East Akim, nella regione orientale del Sud del Ghana, sulle pendici orientali della catena montuosa di Atewa, e cresce a Dome, nel distretto municipale di Ga East, appartenente alla regione della Grande Accra. Almeno, questo è quanto risulta ufficialmente, sebbene sulla sua reale età non vi siano certezze e della sua infanzia si sappia molto poco, se non che all'età di 12 anni ha intrapreso la carriera di calciatore entrando a far parte di una formazione giovanile denominata Great Falcons.

Nel 1980 diventa calciatore professionista in patria all'età di 16 anni con il Real Tamale United, squadra con cui in due stagioni totalizza 21 goal in 46 partite e inizia a costruire la sua fama. Fantasista in grado di adattarsi anche come seconda punta, ha un fisico minuto (è alto un metro e 74 centimentri per 66 chilogrammi, mezzi tecnici notevoli (difficilmente la palla gli sfugge dai piedi), una buona velocità e fiuto del goal.

Convocato ancora diciassettenne nella Nazionale ghanese per la Coppa d'Africa 1982, le Stelle nere si aggiudicano in Libia il loro quarto titolo continentale, che sarà il primo della carriera per Abedi Pelé. La sua fama di giocatore di grande talento varca i confini del continente nero e il fantasista nel 1982/83 si trasferisce in Qatar per giocare con l'Al-Sadd, formazione con cui segna 7 reti in 8 partite.

Da autentico Globe trotter del pallone, l'anno seguente sbarca per la prima volta in Europa, venendo tesserato dagli svizzeri dello Zurigo, collezionado 9 goal in 18 presenze nel massimo campionato elvetico e contribuendo alla salvezza della squadra. L'esperienza è però breve, perché nel 1984 Abedi Pelé fa ritorno in Africa per vestire la casacca rossonera degli AS Dragons del Benin (11 goal) e successivamente ancora del Real Tamale United in patria (9 goal).

GLI ANNI D'ORO IN FRANCIA CON L'OM

La svolta nella carriera del fantasista ghanese arriva però nella stagione 1986-87, quando, come altri grandi calciatori africani, decide di mettersi alla prova nel calcio francese, accettando la proposta del Niort, club che milita nella Division 2, la Serie B francese. Con 'Les chamois' Pelé esplode, gioca ad alto livello con continuità e segna 12 goal in 34 partite. La squadra chiude l'anno con un brillante 5° posto, e in estate Abedi Pelé è ancora protagonista del calciomercato, con il Mulhouse, altro club di Division 2, che ne acquista il cartellino.

Ancora una volta Pelé parte forte, dimostrando che i numeri della precedente stagione non sono stati un puro caso. In pochi mesi segna 5 reti in 16 presenze, abbastanza perché a novembre l'Olympique Marsiglia di Bernard Tapie, con cui in circa un anno complessivo suddiviso in 2 stagioni, dal novembre 1987 all'ottobre del 1988, totalizza soltanto 9 presenze in Division 1, debuttando comunque in Coppa dei Campioni (5 presenze) e vincendo il primo titolo francese prima di essere ceduto in prestito biennale al Lille.

Con i Mastini, Abedi Pelé dimostra di poter fornire anche in Division 1 un rendimento elevato e costante. In campionato segna 16 reti in 61 presenze,  un chiaro segno che è ormai pronto nel 1990 per tornare al Marsiglia da grande protagonista. Con l'OM dà vita a un binomio vincente e fortunato, che lo vede conquistare altre due volte la Division 1 (1990-91 e 1991-92), più un ulteriore titolo che sarà revocato per lo scandalo combine in cui il club risulterà coinvolto, e prendersi il palcoscenico continentale in Champions League.

Dopo aver dato un saggio delle sue qualità nel doppio confronto contro i campioni d'Europa in carica del Milan nei quarti di finale dell'edizione 1990/91, nel 1992/93 alza al cielo la Coppa con le orecchie battendo ancora una volta i rossoneri in finale: è dai suoi piedi che parte il cross vincente da calcio d'angolo per il colpo di testa di Boli che si infila alle spalle di Sebastiano Rossi, regalando il primo titolo continentale a una formazione transalpina.

Sono anni d'oro per Abedi Pelé, che proprio dal 1991 al 1993 è votato per 3 volte consecutive Giocatore africano dell'anno, finisce due volte nella top 10 del FIFA World Player (1991 e 1992) e in Nazionale culla il sogno di conquistare la seconda Coppa d'Africa della carriera. Non ci riesce perché con lui squalificato, le Stelle nere cadono nella finale dell'edizione 1992, venendo sconfitti ai calci di rigore dalla Costa d'Avorio nonostante il giocatore dell'OM sia votato come il migliore del torneo.

L'ULTIMO GRANDE NUMERO 10 DEL TORINO

Chiusosi con la retrocessione a tavolino il ciclo vincente all'OM, dopo 23 goal in 112 partite, Abedi Pelé sceglie di restare in Francia con l'Olympique Lione, ma vive una stagione in tono minore, nella quale totalizza appena 3 goal in 29 presenze. Per rivitalizzare la sua carriera serve una nuova svolta e così il ghanese fa il grande passo e decide di lasciare la Francia per trasferirsi in Serie A con il Torino di Gian Marco Calleri.

Con lui arriva, sempre dall'OM, e sempre ingaggiato a parametro zero, anche il forte terzino Jocelyn Angloma. Abedi Pelé sceglie di portare una maglia pesante per i colori granata, la numero 10 che fu di Valentino Mazzola, e la onora con una bella stagione sotto la Mole.

Rimesso apposto atleticamente dalla preparazione estiva, sotto la sapiente guida di un allenatore esperto come Nedo Sonetti, il ghanese anche in Italia dà una dimostrazione concreta della sua classe e si integra alla perfezione in un attacco che vede anche Ruggiero Rizzitelli e Andrea Silenzi.

In granata Pelé esibisce il suo dribbling fulminante e sensazionali prodezze sotto rete. Nella sua prima stagione segna 10 goal in 32 presenze, cui vanno aggiunte altre 4 apparizioni in Coppa Italia. Fra le sue marcature spiccano 3 doppiette, rifilate in casa a Brescia, Cagliari e Reggiana, che lo consacrano come un beniamino dei tifosi. Nel 1994/95 con Pelé regolarmente in campo il Torino torna anche a vincere il Derby, battendo 3-2 la Juventus.

La seconda stagione all'ombra della Mole è segnata in modo negativo dalla lunga assenza del fantasista per disputare fra gennaio e febbraio la Coppa d'Africa in Sudafrica con la sua Nazionale. L'ultimo grande numero 10 della storia del Torino aggiunge comunque altre 18 presenze (17 in Serie A) e 3 reti, tutte in campionato, per un totale di 54 presenze e 13 goal. Purtroppo non saranno sufficienti a salvare il Torino, che al termine di quella stagione retrocede in Serie B. 

GLI ULTIMI ANNI FRA GERMANIA ED EMIRATI ARABI

A 31 anni Abedi Pelé si rende conto di aver ormai imbroccato la fase discendente della sua carriera e dall'Italia riparte dal Monaco 1860 in Bundesliga. In Baviera resta due stagioni, con risultati trascurabili, totalizzando comunque 4 goal in 57 gare prima di sentire nuovamente il richiamo del continente asiatico e accettare la proposta dell'Al-Ain, club degli Emirati Arabi con cui milita per altre due stagioni.

Segna complessivamente 28 goal in 31 presenze, rivelandosi fra i migliori stranieri della Lega e facendo incetta di trofei. Vince infatti nel 1999/00 sia il Campionato emiratino, sia la Coppa del Presidente, prima di appendere le scarpette al chiodo nel 2000 all'età di 35 anni. In Nazionale chiude con 33 goal in 73 presenze, dopo aver indossato per 6 anni, dal 1992 al 1998, la fascia da capitano della squadra.

IL POST CARRIERA E LA BRUTTA SQUALIFICA

Inserito da Pelé, quello vero, nella FIFA 100, l'elenco dei più grandi 125 calciatori viventi, dal 2011 l'impronta del suo piede compare anche sulla Champions Promenade, la celebre passeggiata sul lungomare del Principato di Monaco, essendo stato assegnato al ghanese il Golden Foot. 

Colui che con Samuel Eto'o e Roger Milla è considerato da molti come uno dei 3 più grandi calciatori espressi dal calcio africano, nel 2007 ha ricevuto una brutta squalifica di un anno, venendo condannato dalla Giustizia sportiva ghanese con l'accusa di aver comprato una partita.

Tornato in Ghana, dove ha aperto una scuola calcio, Abedi Pelé ha fondato un nuovo club, il Nania FC. Per agevolarne l'ascesa, avrebbe favorito la sua promozione nella Serie A locale con un largo quanto improbabile successo per 31-0 sull'Okwahu Utd nella post season. Da cui il processo sportivo e la condanna.

Amato ancora oggi dai suoi ex tifosi, che lo ricordano con affetto, il ghanese è stato anche il capostipite della dinastia Ayew. Come lui sono diventati calciatori professionisti anche suo fratello Kwame Ayew, con un passaggio da carneade anche nel Lecce negli anni Novanta del secolo scorso, e soprattutto i figli André Ayew e Jordan Ayew, che hanno avuto una discreta carriera in Francia e in Inghilterra e, a differenza del loro papà, hanno provato l'emozione di giocare i Mondiali con la maglia della Nazionale.

Proprio il non aver mai disputato un Campionato del Mondo rappresenta probabilmente il rimpianto più grande del Pelé d'Africa.