Una caccia alle streghe ebbe luogo nel 2010. Chi dobbiamo accusare per l'invenzione della vuvuzela? Media e curiosi cercavano di trovare il colpevole, il creatore del corno sonoro in plastica che genera un livello sonoro di 120 decibel. In pochi cercavano di discolparsi, anzi, portavano in tv le prove che li rendevano creatori ed inventori.
Le controversie sull'invenzione delle vuvuzela sorsero dopo la Confederations, in vista dei Mondiali. La curiosità derivava da un torneo infinitamente meno seguito di quello successivo, che poteva ancora non far imbestialire una fetta importante della popolazione del pianeta (ah, i veri problemi).
Dalla sua casa di Tembisa, il tifoso dei Kaizer Chiefs - nota squadra sudafricana - Freddie Saddam Maake, rivendicava l'invenzione della vuvuzela. Affermava di aver creato la sua versione in alluminio negli anni '60, rendendola realtà partendo da un clacson da bicicletta.
"Mi sono dedicato alla divulgazione della vuvuzela dal 1965, quando avevo 10 anni" racconterà Maake al Guardian. "Mio fratello mi ha comprato una bicicletta per andare a scuola. Aveva una grande sirena in alluminio con un bulbo di gomma all'estremità: mi sono reso conto che se toglievo la palla e soffiavo nel clacson, faceva un rumore più eccitante. Lo portavo con me alle partite di calcio locali giocate sulla ghiaia o per strada e lo suonavo per incoraggiare la mia squadra. Il mio clacson è diventato più conosciuto qualche anno dopo, quando è nata la squadra di calcio dei Kaizer Chiefs : non mi sono mai perso una partita e lo portavo sempre con me. Lo chiamavo lempororo, dalla zona del Sud Africa dove sono cresciuto. Altri tifosi mi chiedevano dove l'avessi preso, ma siccome il lempororo era di metallo, era considerato pericoloso e mi fu proibito di portarlo all'Orlando Stadium dove giocavano i Chiefs".
Per questo motivo Maake, svelerà nel luglio 2010, punterà ad una versione di plastica:
"Mi sono avvicinato a qualcuno che gestiva un'azienda manifatturiera e lui ha realizzato la prima versione in plastica, una gialla molto simile a quelle che vedete oggi. Li chiamavamo Boogieblasts e li vendevamo alle partite. Ho cambiato il nome in vuvuzela nel 1992, dopo che Nelson Mandela è stato rilasciato e al Sudafrica è stato permesso di competere di nuovo a livello internazionale. Il nome significa tre cose in Zulu: "benvenuto", "uniti" e "celebrazione".
Maake ci terrà a precisare come la sua invenzione non l'abbia reso ricco, faticando a nutrire i suoi nove figli. Riesce a tirare avanti solamente grazie ai guadagni derivanti dalla vendita di un album realizzato negli anni '90, che conteneva suoni da vuvuzela, uno strumento poco utilizzato durante i concerti in giro per il paese. Praticamente mai.
Se Maake mostrerà prove e ricordi della sua storia vuvuzeliana, opposta ad una storia ricca, saranno altri ad ottenere alti proventi dalla vendita dello strumento. Neil Van Schalkwyk non afferma di essere il suo inventore, ma colui che ne ha brevettato nome e utilizzo:
"Mi dispiace per il disturbo che sto arrecando a quanti non riescono a seguire le partite come vorrebbero, ma in effetti sto diventando ricco"
Neanche Van Schalkwyk, in ogni caso, può affermare ufficialmente di essere il proprietario, considerando come non esistano brevetti o progetti validi registrati in relazione allo strumento musicale chiamato vuvuzela.
Per i registri del Registrar of Trade Marks sudafricano, negli anni precedenti ai Mondiali 2010 sono state depositate 40 domande di marchio da parte di numerose persone ed entità per la registrazione di marchi che incorporano la vuvuzela: tutti ancora in sospeso, negando a ogni singola parte di affermare di essere il proprietario registrato del marchio di vuvuzela in Sud Africa.
"Nella mia cultura, è difficile ottenere riconoscimento quando fai qualcosa di buono, non mentre sei vivo, comunque" dice ancora il signor Maake. "Quando morirò, voglio che la gente soffi vuvuzela al mio funerale. All'inizio del torneo, ero in cima all'arena vicino ai giocatori, ascoltando il suono e piangendo lacrime di gioia".
Maake, però, è anche realista:
"Nessuno è mai morto per il suo suono, ma raccomando alcune regole di base quando si tratta di usarlo: non dovresti soffiarne direttamente nell'orecchio di nessuno, ad esempio, né dovresti mai suonare una vuvuzela durante l'inno nazionale di un paese. Si è parlato di un divieto, ma non accadrà mai mentre sono ancora in vita. Nessun governo lo fermerà. La vuvuzela è il mio bambino e andrei volentieri in prigione per questo".