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VuvuzelasGetty/GOAL

Il nemico vuvuzelas, 'colonna sonora' dei Mondiali 2010

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Anno dopo anno, stagione dopo stagione, la percentuale di tifosi interessati a seguire una partita per intero, cala. Drasticamente, con le nuove generazioni, poco interessate - in larga percentuale - ad assistere ad un match dal primo al novantesimo, più pre-gara, post-gara, intervallo, quello e quell'altro.

Bastano gli highlights, i momenti salienti, i goal visti su Tiktok e Youtube. Se qualcosa non è di grandimento viene saltato o magari mutato. Inconcepibile per chi segue settimana dopo settimana i tornei, non solo i maggiori.

Un calcio vissuto in modo diverso, contrapposto. Per i fans, milioni, e a seconda dei match due-tre miliardi, eliminare l'audio di un match o seguirlo solo in parte era lontano dai pensieri.

Anche perchè riuniti per seguire i match della propria Nazionale, ma non solo, i suoni si confondevano e qualche azione, tra una chiacchiera e l'altra, veniva persa. Niente di male. I suoni fastidiosi erano fastidiosi ma sopportabili, le partite lente superabili davanti al fascino dei Mondiali.

12 anni dopo, con il torneo di Qatar, con la distanza sempre più costante e la possibilità di seguire più facilmente solamente alcuni minuti, o secondi, il rumore sarebbe impossibile da sopportare.

Il caos politico, l'anti-show, le questioni mediche sull'utilizzo delle vuvuzelas, il grande nemico dell'eroe denominato Mondiale sudafricano 2010, assumerebbero oggi tratti più forti con i social, ma allo stesso tempo verrebbero ignorati da chi, quei suoni, li sentirebbe sempre meno, grazie, o a causa, di highlights sempre più vicini all'essere il calcio visto per eccellenza. Più delle gare intere.

  • Vuvuzelas, Mexican waves, fans World CupGetty Images

    UN CONCERTO INFERNALE

    Chi non ha ha assistito ai Mondiali 2010 dal vivo o in tv, non può capire. Nessun richiamo alla solita nostalgia del 'che ne sanno', anzi, tutto il contrario. Ricordare il torneo sudafricano e il suono sprigionato da migliaia di corni tonanti non è qualcosa di piacevole. Ogni secondo, ogni minuto dei novanta, era un attentato alla pazienza di tifosi e telespettatori.

    Per tutta la gara, i campi del Sudafrica risuonavano come una calamità d'Egitto, uno sciame di locuste che nello stesso momento si libra in cielo generando un rumore infernale. Zanzare, insetti, decibel assordanti. I tifosi sudafricani, tra moda e cultura, imbracciavano il corno di un metro, la vuvuzela, dando fiato ai polmoni. Caos sonoro su cui i telecronisti dovevano cercare di raccontare le partite, mentre i tecnici in studio cercavano di isolare il suono di fondo, con scarsi risultati.

    Niente di inaspettato. Un anno prima dei Mondiali, infatti, durante la Confederations, le trombette infernali risuonavano nell'aria sudafricana. Vabbè dai, nei dodici mesi qualcuno farà qualcosa per impedirlo, si diceva. C'è chi avanzò la proposta di bandire le vuzuzela dal torneo 2010, diciamo più di uno. La FIFA ci provò, spiegando come potessero essere ami per gli hooligans, senza scavare dentro l'accusa di essere disturbante per tifosi e spettatori a casa. Del resto, paese che vai, usanze che trovi.

    Il Sudafrica non volle sentire ragioni, mettendo le cose in chiaro: la vuvuzela faceva parte dell'esperienza calcistica di un Mondiale organizzato tra i propri confini. Insieme ai colori sgargianti, ai balli sugli spalti, anche il suono che per il resto del mondo sembrava impossibile da sostenere, ma che per i locali significava dare un saggio del proprio modo di fare.

    "Non dovremmo cercare di europeizzare una Coppa del Mondo africana" annunciò Sepp Blatter, allora presidente della FIFA, dopo le richieste di bloccare l'uso delle vuvuzelas. "Questo è ciò che riguarda il calcio africano e sudafricano: rumore, eccitazione, balli, urla e divertimento".

    Del resto i Mondiali 2010 erano i primi organizzati in terra d'Africa e limitare ulteriormente un continente che mai prima aveva avuto l'onore di ospitare la competizioni, avrebbe portato a diverse gravi accuse. Blatter si tirò indietro al pari del resto dei piani alti, permettendo a migliaia di locali, e turisti arrivati per sostenere la propria Nazionale, di far parte di quel concerto zanzaresco.

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  • L'INVENZIONE DELLA VUVUZELA: IL SIGNOR MAAKE

    Una caccia alle streghe ebbe luogo nel 2010. Chi dobbiamo accusare per l'invenzione della vuvuzela? Media e curiosi cercavano di trovare il colpevole, il creatore del corno sonoro in plastica che genera un livello sonoro di 120 decibel. In pochi cercavano di discolparsi, anzi, portavano in tv le prove che li rendevano creatori ed inventori.

    Le controversie sull'invenzione delle vuvuzela sorsero dopo la Confederations, in vista dei Mondiali. La curiosità derivava da un torneo infinitamente meno seguito di quello successivo, che poteva ancora non far imbestialire una fetta importante della popolazione del pianeta (ah, i veri problemi).

    Dalla sua casa di Tembisa, il tifoso dei Kaizer Chiefs - nota squadra sudafricana - Freddie Saddam Maake, rivendicava l'invenzione della vuvuzela. Affermava di aver creato la sua versione in alluminio negli anni '60, rendendola realtà partendo da un clacson da bicicletta.

    "Mi sono dedicato alla divulgazione della vuvuzela dal 1965, quando avevo 10 anni" racconterà Maake al Guardian. "Mio fratello mi ha comprato una bicicletta per andare a scuola. Aveva una grande sirena in alluminio con un bulbo di gomma all'estremità: mi sono reso conto che se toglievo la palla e soffiavo nel clacson, faceva un rumore più eccitante. Lo portavo con me alle partite di calcio locali giocate sulla ghiaia o per strada e lo suonavo per incoraggiare la mia squadra. Il mio clacson è diventato più conosciuto qualche anno dopo, quando è nata la squadra di calcio dei Kaizer Chiefs : non mi sono mai perso una partita e lo portavo sempre con me. Lo chiamavo lempororo, dalla zona del Sud Africa dove sono cresciuto. Altri tifosi mi chiedevano dove l'avessi preso, ma siccome il lempororo era di metallo, era considerato pericoloso e mi fu proibito di portarlo all'Orlando Stadium dove giocavano i Chiefs".

    Per questo motivo Maake, svelerà nel luglio 2010, punterà ad una versione di plastica:

    "Mi sono avvicinato a qualcuno che gestiva un'azienda manifatturiera e lui ha realizzato la prima versione in plastica, una gialla molto simile a quelle che vedete oggi. Li chiamavamo Boogieblasts e li vendevamo alle partite. Ho cambiato il nome in vuvuzela nel 1992, dopo che Nelson Mandela è stato rilasciato e al Sudafrica è stato permesso di competere di nuovo a livello internazionale. Il nome significa tre cose in Zulu: "benvenuto", "uniti" e "celebrazione".

    Maake ci terrà a precisare come la sua invenzione non l'abbia reso ricco, faticando a nutrire i suoi nove figli. Riesce a tirare avanti solamente grazie ai guadagni derivanti dalla vendita di un album realizzato negli anni '90, che conteneva suoni da vuvuzela, uno strumento poco utilizzato durante i concerti in giro per il paese. Praticamente mai.

    Se Maake mostrerà prove e ricordi della sua storia vuvuzeliana, opposta ad una storia ricca, saranno altri ad ottenere alti proventi dalla vendita dello strumento. Neil Van Schalkwyk non afferma di essere il suo inventore, ma colui che ne ha brevettato nome e utilizzo:

    "Mi dispiace per il disturbo che sto arrecando a quanti non riescono a seguire le partite come vorrebbero, ma in effetti sto diventando ricco"

    Neanche Van Schalkwyk, in ogni caso, può affermare ufficialmente di essere il proprietario, considerando come non esistano brevetti o progetti validi registrati in relazione allo strumento musicale chiamato vuvuzela.

    Per i registri del Registrar of Trade Marks sudafricano, negli anni precedenti ai Mondiali 2010 sono state depositate 40 domande di marchio da parte di numerose persone ed entità per la registrazione di marchi che incorporano la  vuvuzela: tutti ancora in sospeso, negando a ogni singola parte di affermare di essere il proprietario registrato del marchio di vuvuzela in Sud Africa.

    "Nella mia cultura, è difficile ottenere riconoscimento quando fai qualcosa di buono, non mentre sei vivo, comunque" dice ancora il signor Maake. "Quando morirò, voglio che la gente soffi vuvuzela al mio funerale. All'inizio del torneo, ero in cima all'arena vicino ai giocatori, ascoltando il suono e piangendo lacrime di gioia".

    Maake, però, è anche realista:

    "Nessuno è mai morto per il suo suono, ma raccomando alcune regole di base quando si tratta di usarlo: non dovresti soffiarne direttamente nell'orecchio di nessuno, ad esempio, né dovresti mai suonare una vuvuzela durante l'inno nazionale di un paese. Si è parlato di un divieto, ma non accadrà mai mentre sono ancora in vita. Nessun governo lo fermerà. La vuvuzela è il mio bambino e andrei volentieri in prigione per questo".

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  • PERDITA DELL'UDITO: ATTACCO ALLA VUVUZELA

    C'è un motivo per cui non è raccomandato suonare la vuvuzela nell'orecchio di qualcuno. Il suo volume può portare alla perdita permanente dell'udito per le orecchie non protette dopo l'esposizione a distanza ravvicinata: il livello sonoro di 120 decibel è quello della soglia del dolore. Lo stesso di un jet al momento del decollo, più alto di una serata in discoteca o di un concerto metal.

    Certo, si può andare ad un concerto ogni settimana, ogni giorno, ma l'utilizzo dei tappi che possano limitare il suono è raccomandato per tale motivo: l'esposizione prolungata può portare alla perdita momentanea o permanente dell'udito.

    Diversi studi hanno evidenziato come non bisognerebbe essere esposti per più di 15 minuti al giorno a un'intensità di 100 decibel, mentre alcuni raccomandano un massimo di 45 secondi. Insomma, il suono delle vuvuzela non è solo fastidioso in tv, ma può portare a problemi di salute.

    Un altro studio londinese condotto nel 2010 portò alla conclusione come fosse possibile la trasmissione aerea di malattie per mezzo delle vuvuzela le minuscole goccioline emesse potevano trasportare influenza e germi del raffreddore. Sospesi nell'aria per ore, per poi entrare nelle vie aeree. Qualcosa che dal 2020 in avanti miliardi di persone hanno imparato a conoscere.

  • LA CHIESA BATTISTA: LA NOSTRA VUVUZELA

    La vuvuzela è uno strumento infernale? No, paradisiaco. Nel 2010, insieme al signor Maake e agli altri sudafricani in prima fila per annunciare brevetto ed invenzione, venne fuori anche la Chiesa Battista Shembe e il suo portavoce Enoc Mthembu.

    L'esponente della Nazareth Baptist Church accusò il signor Van Schalkwyk di aver brevettato uno strumento utilizzato da un secolo:

    "L'abbiamo inventata noi, il primo a utilizzarla è stato il profeta Isaiah Shembe. Noi contiamo poco, ma loro ci devono molto. Vogliamo che la vuvuzela venga usata come durante i servizi religiosi, così che la gente capisca da dove viene. Quando le persone giocano a calcio e ascoltano la vuvuzela, ricevono la potenza del nostro Spirito Santo".

    Dopo la Confederations e prima dei Mondiali, Mthembu fu molto serio sull'argomento:

    "Daremo istruzioni ai nostri avvocati di impedire loro di suonare la vuvuzela alla Coppa del Mondo"

    Accusavano non solo Van Schalkwyk di essersi arricchito, ma anche Maake per aver avuto l'idea dopo aver visitato la chiesa negli anni '90.

    Inutile dire che la vuvuzela venne comunque suonata in lungo e in largo durante i Mondiali, in campo, in fila, in ospitate tv, ad Hollywood, in ambienti politici e soprattutto durante le proteste di alcuni attivisti, che abbracciarono il fortissimo suono per mettere in difficoltà multinazionali e potenti del pianeta.

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  • IL POST 2010

    Le vuvuzelas sono state vietate in tantissimi eventi sportivi, tra cui gli stessi Mondiali. Alcune sono apparse suonate dai tifosi dell'Iran nel 2014, ma non è stato possibile sentirle nel 2018. Non ci saranno neanche nel 2022.

    Il suono delle vuvuzelas è vietato da alcune squadre di Premier League, nei maggiori tornei europei e dai più svariati eventi sportivi, dal tennis al basket. Le accuse di disturbare i giocatori e gli studi sui problemi che generano nel lungo periodo hanno convinto enti e federazioni a metterle nella lista nera.

    I tifosi sono sempre più seguaci di un calcio di highlights e momenti salienti, pronti a mutare ogni singolo suomo di una partita completa. Nel 2010, no. I Mondiali possedevano ancora un fascino intoccabile, che andava oltre il suono delle vuvuzelas. Ok l'audio spacca-timpani, ma passiamo oltre. Tutto per il bene della Coppa del Mondo.

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