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Vieri Boavista GFXGOAL

L'ultimo Vieri: il mancato trasferimento a Botafogo SP e Boavista in Brasile

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Non è facile intercettare così tante generazioni. Ognuna sa qualcosa di te, ti ammira o ti osteggia per un determinato motivo. Bobo Vieri è uno di quegli uomini di calcio rimasti nella memoria dei trentenni e dei quarantenni cresciuti con i suoi goal. Dei cinquantenni che hanno avuto modo di seguirlo per tutto l'intero arco della sua carriera. E sì, anche dei ventenni che si sono incuriositi osservandono negli spot, su Instagram, nell'etichetta di bomber. Ultima in ordine di apparizione, la Generazione Z, che tramite la Bobo Tv su Twitch segue per filo e per segno le discussioni con Cassano, gli scherzi con Ventola.

I racconti del passato faccia a faccia con Del Piero, Totti e Ronaldo. Gli scambi di opinioni con Lele Adani. Da qualcunque parte si guardi, c'è. E' riuscito a passare dal racconto calcistico classico a quello moderno, rimamendo sempre al centro dell'attenzione, del gossip, del calciomercato e delle dirette social.

Contribuire al racconto della vita di Vieri è abbastanza semplice: in un puzzle così largo, chiunque può dire la propria per trovare i pezzi mancanti. Il più particolare, nascosto a quasi tutti i tifosi delle ultime quattro generazioni, è sicuramente il mancato trasferimento in Brasile di fine carriera. Dimenticato, completamente.

  • RITIRO? NON ANCORA

    Quando si parla del Vieri calciatore è facile per chiunque sia nato negli anni '80, o nei primissimi '90, rispondere all'eventuale quiz sulle maglie indossate in carriera. Chiedete a 100 persone, 99 probabilmente inizieranno la propria lista con l'Inter. Tra goal, sfortuna e polemiche, è sicuramente la squadra che più rappresenta il Bobo attaccante. Dietro, probabilmente, Lazio e Atletico Madrid, dunque il resto a cascata, dalla Juventus al Torino, passando per la Fiorentina. Le altre? Per vecchi tifosi e cervelloni: Ravenna, Venezia, Pisa, Monaco, Milan e l'ultima della lista in ordine di tempo, l'Atalanta.

    A 35 anni, dopo una prima esperienze alla Dea, Vieri torna a Bergamo con una caviglia malconcia e uno sguardo triste al pubblico di casa, per nulla contento di riaverlo in squadra: vecchi dissapori per l'addio e l'esultanza dopo un goal. Il secondo periodo nerazzurro dura poco, quello che non sembra essere ancora l'ultimo: Lazio e Sampdoria ci provano, ma per una serie di motivi, fisici e mentali, non se ne fa niente. E così, compiuti i 36 nell'estate del 2009, l'addio al calcio sembra essere giunto. Silenzioso, perché effettivamente non comunicato ufficialmente, ma comunque realtà.

    Vent'anni di calci al pallone, di Mondiali persi e centinaia di reti segnate sono troppi: pressione, addio. Inizia l'era del Vieri imprenditore, concentrato su un nuovo modo di usare il pallone: per l'abbigliamento, gli eventi, i passatempi con cui iniziare una vita. Non abbastanza, però, per un ragazzo divenuto uomo presto. Serve integrare la nuova vita lavorativa con la vecchia, trasformando quest'ultima in qualcosa di nuovo: un hobby part-time e non più il modo per mettere i milioni in banca.

    Vieri Melissa SattaGetty

    Non è mai stato quel tipo di calciatore tutto campo, dieta sana e allenamento. In un calcio diverso, senza le telecamere stile Grande Fratello ad osservare ogni minimo movimento del bacino, divertimento fuori dal verde terreno ed impeccabile lavoro all'interno. La sera leone, in campo leone. Ammira le metropoli in cui si può essere entrambe le cose: festaiolo, ma anche serio lavoratore.

    Miami, dove si dirigerà più avanti, magari Rio de Janeiro e il Brasile. Si guarda attorno, tra le squadre del massimo campionato verdeoro. Il Corinthians, il Santos e il Flamengo, le big del paese. Niente da fare. La caviglia e l'età sono quelle che sono, il suo cognome non è più sinonimo di potenza mediatica e realizzativa. Almeno non per loro.

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  • L'ALTRO BOTAFOGO, L'ALTRO BOAVISTA

    C'è qualcuno, infatti, che non solo si interessa seriamente al Vieri 36enne desideroso di andare a provare a vita brasiliana e in particolare di Rio, ma è praticamente certo di portarlo tra le proprie fila. Non una. Non tre. A metà, due. Potremmo chiamarle 'le altre', per il loro nome identico, ma diverso. Diverso dalle ononime più famose e storiche, in patria o nell'altro maggior paese a lingua portoghese. L'autunno del 2009 è quello in cui Christian Vieri sembra allontanare il ritiro ufficiale per accogliere

    una tra Botafogo SP e Boavista. Le altre.

    Già, perchè nessuna delle due è quella principale a cui a primo impatto si pensa. Non il famoso Botafogo bianconero di Rio de Janeiro, nè il Boavista portoghese. I primi giocano a i Ribeirão Preto, nello stato di San Paolo, i secondi a Saquarema. In vacanza a Rio, Vieri si guarda attorno e conversa.

    L'amico Joao Paulo Magalhaes, figlio del presidente che possiede il Boavista, cerca di convincerlo ad accettare, ma Bobo vacilla in un periodo non facile della sua vita. Vorrebbe, non vorrebbe. Sì e no, continuamente. Dall'altra parte l'SP avanza, annunciando persino il suo ingaggio nell'ottobre del 2009 dopo aver riunito i principali imprenditori della città per pagare il suo ingaggio. Limitato certo rispetto al passato, ma comunque importante. Il Boavista si allontana, tanto che con dichiarazioni certe, sembra essere partito il countdown. Fino alla nuova svolta.

    E' novembre quando il presidente del Botafogo SP, Luis Pereira, annuncia che il sogno dei tifosi ed il proprio rimarrà tale:

    "Vieri non si è presentato per gli esami medici e non si è fatto sentire in nessun modo. Purtroppo non è stato possibile contare su di lui. Abbiamo fatto tutti gli sforzi possibili, eravamo riusciti a rendere possibile la sua venuta senza nessun impegno finanziario per il club, ma lui semplicemente non si è presentato".

    Le parole d'entusiasmo da parte di Vieri, qualche settimana prima, non verranno mai confermate. All'epoca, infatti, i principali quotidiani brasiliani metteranno in grande risalto delle parole pregne di gioia nei confronti del Botafogo SP. Fantomatiche. L'idea volante e le possibilità di vivere in una magica terra contro il Brasile rimangono nell'aria, sospese senza essere afferrate. Per un intero anno.

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  • BOAVISTA 2.0: FINE DEI GIOCHI

    Vieri si dedica alle sue attività, compiendo nel frattempo 37 anni. Il pallone è lontano da più di un anno e mezzo. Imprenditore, volto, icona. C'è sempre qualcosa da fare. Non tutto, però, può aiutare la sua consapevolezza. Sa di potersi ancora divertire con il calcio, il suo mondo. La voglia di crederci ancora non è sopita, reale, rimasta. Il Boavista, così, ci riprova. E anche per Bobo, stavolta, sembra essere realmente arrivato il momento di tornare in campo.

    A novembre 2010 Vieri si allena nelle strutture del Boavista, pronto a tornare in campo a inizio 2011. Magalães sorride con tutti i denti che ha in bocca, annunciando il conto alla rovescia per rivedere il grande e letale Bobo in campo. A Saquarema, tempio nazionale del surf, non ci saranno solo gli assi della tavola. Anche il ragazzo bolognese con un passato in altre spiagge, quelle australiane, sta per camminare sulla sabbia:

    "Il problema dell' ingaggio lo abbiamo già risolto. Christian fisicamente sta molto bene e si presenterà alla stampa indossando la nostra maglietta una settimana prima dell' inizio del campionato. Stiamo solo aspettando il momento giusto per annunciare la firma di Vieri, ma c' è l' accordo su tutto. È in Brasile da novembre e giocherà per il Boavista".

    Il campionato Carioca al via il 19 gennaio, con Vieri in campo. Tutto vero. Tutto falso, a posteriori. Colpa della solita caviglia. Il bivio dell'ultima parte di carriera è tutto lì: operazione o addio. Troppo complicato finire sotto i ferri a quell'età, dopo quasi due anni di stop. Grazie ragazzi, ma passo. Niente da fare: stavolta il passo indietro è finale, netto.

    Dopo la primavera del 2009, con la maglia dell'Atalanta, più nulla. Le sue uniche esperienze all'estero rimarranno quelle al Monaco, dimenticabile, e quella all'Atletico Madrid, indimenticabile. La storia sarebbe potuta proseguire in Brasile, se non fosse stato per i vecchi problemi, trascinati da anni, peggiorati con l'età.

    Chiuso il portone sul Sudamerica, aperto il cancello degli Stati Uniti: Miami, per una nuova vita, Milano, per un'altra. La famiglia, il verbo del bomber, Twitch, la Summer Cup e il padel. Le dirette in epoca Covid, gli aneddoti, Cassano, Adani, risate ed occhiali sul viso. Collegamento tra il vecchio e il nuovo, con storie su storie da riempire una, dieci, cento, mille o diecimila pagine. C'è spazio anche per il Brasile, quel che poteva essere e non è stato. Cambia poco.

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