Pubblicità
Pubblicità
igor-tudor(C)Getty Images

Tudor si prepara al debutto sulla panchina del Tottenham: “Ho solo tredici giocatori per l’Arsenal e sono più che sufficienti”

Pubblicità

Igor Tudor si appresta a fare il suo esordio ufficiale sulla panchina del Tottenham.

L’ex tecnico della Juventus, che lo scorso 14 febbraio ha ufficialmente preso il posto dell’esonerato Thomas Frank, sarà subito chiamato a una sfida durissima: il derby contro il capolista Arsenal.

Una gara da sempre sentitissima nel Nord di Londra, che per gli Spurs in questa occasione assume un’importanza ancora maggiore, visto che la classifica di Premier League parla di un sedicesimo posto e di appena cinque punti di vantaggio sulla zona retrocessione.

Tudor, nel presentare la partita con i Gunners, ha spiegato come ha vissuto i suoi primi giorni da allenatore del Tottenham.

  • “NON MI SONO DIVERTITO”

    “Non mi sono divertito perché non sono qui per divertirmi, sono qui per lavorare. È un privilegio essere in questo fantastico club e sono molto concentrato su come fare le cose giuste delle quali questa squadra e i tifosi hanno bisogno”.

  • Pubblicità
  • “HO SOLO 13 GIOCATORI A DISPOSIZIONE”

    “Questo, come sapete, è un momento molto particolare. Si è venuta a creare una situazione rara, visto che abbiamo dieci giocatori fuori, alcuni anche con infortuni gravi. Ci siamo allenati con tredici elementi e non è bellissimo, ma uscirne diventa una sfida ancora più grande. Avremo tredici giocatori a disposizione e saranno più che sufficienti per raggiungere il nostro obiettivo contro l’Arsenal”.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • “UNA SQUADRA PER ANDARE IN GUERRA”

    “Capisco ovviamente l’importanza di questa partita, quello con l’Arsenal è un derby. Tutti si aspettano da noi i tre punti e ne siamo consapevoli. Il mio primo obiettivo nei primi allenamenti è stato quello di far diventare il Tottenham una squadra. Dobbiamo trovare il modo giusto per andare in guerra, soffrire, lottare, avere la mentalità giusta. Si tratta di avere un’idea chiara di cosa fare: all’inizio è sempre una questione di mentalità perché le persone vengono prima dei calciatori”.

  • “HO IL MIO STILE”

    “Io faccio le cose che ritengo importanti, niente di più e niente di meno. Ogni allenatore ha il suo stile, io ho il mio e credo che sia il migliore. Non è mai la stessa cosa: ogni club ha le sue caratteristiche e la sua cultura ed anche i campionati sono diversi. Ad alcuni piace un tipo di calcio e ad altri un altro tipo. Bisogna risolvere i problemi: quelli ci sono in un grande club come in una squadra di terza divisione. Tutto sta nel sistemare le cose in tempi molto rapidi. Non è facile, ma va bene così”.

  • Pubblicità
    Pubblicità
0