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Tudor gfxGOAL

Tudor si è già preso la Juventus, cosa è cambiato rispetto a Thiago Motta: testa, modulo e uomini

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La Juventus torna dall'Olimpico con un punto che fa classifica ma soprattutto con tanti segnali positivi.

Specie nel primo tempo i bianconeri hanno comandato il gioco in casa della Roma, ovvero una squadra reduce da sette vittorie consecutive, tanto che Claudio Ranieri al termine della partita ha ammesso: "Sorpresi? No, sono forti, ci hanno schiacciati".


Certo nella ripresa la Juventus ha incassato il pareggio di Shomurodov con la solita disattenzione sugli sviluppi di un corner ed il calo, anche fisico, è stato evidente.

Ma a differenza di altre volte la squadra non si è disunita e anzi ha cercato di rendersi pericolosa senza rischiare nulla o quasi.

La cura Tudor, insomma, funziona: ma cosa è cambiato in pochi giorni rispetto alla Juventus di Thiago Motta?

  • DIFESA A TRE E VERTICALITÀ

    La novità più evidente, peraltro già vista contro il Genoa, riguarda ovviamente il modulo utilizzato dal nuovo allenatore.

    Tudor ha abbandonato il 4-2-3-1 di mottiana memoria per abbracciare un 3-4-2-1 che appare più adatto alle caratteristiche dei suoi migliori calciatori.

    Contro la Roma, ad esempio, Nico Gonzalez ha finalmente giocato in una posizione molto simile rispetto a quella in cui brillava alla Fiorentina. Ed i risultati si sono visti.

    Rispetto a Thiago Motta, inoltre, Tudor chiede maggiore verticalità dunque più lanci lunghi e meno passaggi all'indietro oltre ad un forsennato pressing a tratti ultra offensivo.

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  • MENTALITÀ E FIDUCIA

    Il lavoro maggiore però Tudor in questi primi giorni alla Continassa lo ha fatto sulla testa dei giocatori.

    Da qui la scelta, ad esempio, di portare l'intera rosa a cena proprio qualche sera prima di Roma-Juventus per fare gruppo e creare quello spirito che sembrava perso sotto la vecchia gestione.

    "Juve aggressiva? Il mister, quando è arrivato, ci ha chiesto subito questo. Di credere in noi stessi, perché possiamo fare partite così. Poi è anche merito loro, ed eravamo stanchi, ma giocando partite così possiamo toglierci delle soddisfazioni” ha spiegato Locatelli a DAZN.

    Lo stesso Tudor, d'altronde, ha sottolineato di aver trovato una squadra in difficoltà soprattutto sotto l'aspetto mentale: "Noi vogliamo sempre vincere, però ci sta per il periodo dal quale viene la squadra, non solo fisico, ma anche di testa... siamo sulla strada giusta. La Roma ha fatto un primato di sette vittorie, siamo venuti a casa loro, un pareggio ci daà la fiducia per lavorare ancora meglio e crescere ancora di più".

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  • SCELTE CHIARE

    E poi ci sono le scelte. Chiare, nette. A partire dalla fascia da capitano che Tudor ha subito assegnato a Manuel Locatelli chiudendo il 'turnover' operato da Thiago Motta a inizio stagione anche con la fascia.

    Non un dettaglio, come spiegato chiaramente da Gigi Buffon a DAZN domenica sera: "La prima cosa che bisogna fare è conoscere la storia di dove si va, alla Juve entri nello spogliatoio e ci sono le foto dei capitani, dei 100 anni di storia. Questa cosa ti deve far pensare che un capitano va trovato".

    Ma non solo. Tudor, al contrario del suo predecessore, sembra avere già trovato un undici titolare base: Renato Veiga a guidare la difesa, Locatelli e Thuram in mezzo al campo, Yildiz alle spalle di Vlahovic.

    Rispetto alla gara col Genoa solo due i cambi di formazione: Kalulu per Gatti e Weah per Koopmeiners, di cui uno obbligato causa infortunio del difensore azzurro. In attesa del definitivo rientro di Cambiaso, insomma, la Juventus di Tudor è fatta.

  • UN NUOVO SPIRITO

    La cosa che balza all'occhio maggiormente guardando la Juventus di Tudor nelle prime due partite è lo spirito della squadra.

    I bianconeri, adesso, sbagliano ancora tanto. Forse troppo. Ma lottano su ogni pallone e non mollano mai la presa sulla partita.

    In altre occasioni, ad esempio, il goal del pareggio subito in avvio di ripresa avrebbe fatto sciogliere come neve al sole la squadra.

    All'Olimpico, invece, la Juventus ha retto l'urto e ha continuato a fare il suo calcio. Una reazione da squadra matura che crede in ciò che gli chiede di fare il condottiero in piedi davanti alla panchina

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  • ORA SERVONO LE VITTORIE

    Ora però anche a Tudor servono le vittorie per centrare la qualificazione Champions e cercare di meritarsi la conferma.

    Il pareggio in casa della Roma è un buon risultato, ma non basta. Il calendario peraltro sorride alla Juventus che nelle prossime tre giornate affronterà tre squadre impegnate nella lotta salvezza: Lecce, Parma e Monza, di cui due in casa.

    Fare bottino pieno, insomma, è un imperativo categorico anche perché dopo la Juventus affronterà in trasferta Bologna e Lazio prima di ospitare in casa l'Udinese e volare a Venezia per chiudere il campionato.

    La speranza di Tudor è, che per quella data, i giochi siano già fatti.