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Tiago Pinto Jose Mourinho Roma 2022-23 Getty

Tiago Pinto e l’addio alla Roma: “De Rossi voleva che restassi, difficile esonerare Mourinho”

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Si è chiusa al termine della sessione invernale di calciomercato l’avventura di Tiago Pinto alla Roma.

Le parti, ad inizio gennaio, avevano annunciato di aver trovato un accordo per una separazione anticipata (il contratto era in scadenza a fine giugno) al successivo 3 febbraio.

Un addio arrivato dopo tre anni di intenso lavoro scanditi dalla conquista di una Conference League, ma anche dalle operazioni che hanno portato in giallorosso giocatori importanti come Dybala, Abraham e Lukaku.

Tiago Pinto, in una lunga intervista rilasciata ai microfoni di Sky, ha parlato di quella che è stata la sua esperienza alla Roma.

  • “TRE ANNI A ROMA PORTANO STANCHEZZA”

    “Sono contento per i risultati che sta ottenendo la squadra, per De Rossi e per i giocatori. Si può anche andare via, ma per un direttore sportivo quelli restano sempre i tuoi giocatori. Io faccio questo lavoro con passione e tre anni a Roma portano un bel livello di stanchezza. La Roma meritava il Tiago Pinto dei primi anni e quindi non ho rimpianti. Ora sto provando a riposarmi e sto cercando un po’ di pace in vista delle prossime sfide”.

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  • “A ROMA SERVE EQUILIBRIO”

    “Visti i risultati e il turnover, tutti sono convinti del fatto che questa Roma abbia valore, che sia una buona squadra e con buoni giocatori. Non voglio però sfruttare questo bel momento per dire che ho fatto tutto bene. A Roma c’è bisogno di equilibrio e le valutazioni sui giocatori vanno fatte almeno a medio termine”.

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  • Daniele De Rossi RomaGetty Images

    “DE ROSSI VOLEVA CHE RESTASSI”

    “E’ vero che De Rossi mi ha chiesto di restare. Ha lavorato con me, ha capito come sono fatto e che al di là dell’essere bravo o scarso sono una persona leale che aiuta gli allenatori. Per lui sarebbe stata positiva una mia permanenza a livello di stabilità, io gli ho spiegato che poteva contare su di me, ma che la decisione era stata già presa”.

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  • Jose-mourinho(C)GettyImages

    “DIFFICILE L’ESONERO DI MOURINHO”

    “Il giorno dell’esonero di Mourinho è stato molto difficile per tutti. Sono ancora giovane e non so se i direttori sportivi più anziani riescono a gestire la cosa in modo diverso. Io muoio quando si deve licenziare un allenatore, quando succede vuol dire che hai sbagliato anche tu. Ho provato emozioni troppo forti, l’ansia era enorme e inoltre alcune cose che facciamo o diciamo non rappresentano né il lavoro né due anni e mezzo di rapporto”.

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  • “SONO STATO UN SOLDATO”

    “Nei due anni e mezzo con Mourinho sono stato un soldato e lui lo sa benissimo. E’ vero che nel nostro rapporto ci sono state anche delle difficoltà durante il mercato, ma lui sa che sono stato leale sia a lui, che alla società e al progetto. Le opinioni possono anche essere diverse, ma si può lavorare insieme”.

  • “MOU A CONOSCENZA DI TUTTI I GIOCATORI”

    “Non è mai arrivato alla Roma un giocatore del quale Mourinho non fosse a conoscenza. Sarei un bugiardo nel dire che erano tutte prime scelte, ma lui sapeva quali potevamo pendere. Non c’è mai stato un giocatore di Tiago Pinto o di Mourinho. Cercavamo i giocatori coinvolgendo l’allenatore, che è la persona che conosce meglio la squadra. Poi in base alle possibilità economiche si facevano le scelte”.

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  • Dybala Roma BrightonGetty

    “FELICE DI AVER PRESO DYBALA”

    “Riuscire a prendere Dybala mi ha reso molto felice, lo stimo molto. Sono però molto felice anche del momento che sta vivendo Svilar. Lui è arrivato al Benfica pochi mesi dopo di me, abbiamo fatto tutto un percorso insieme. Alla Roma ha sofferto tanto, ma è cresciuto e sarà uno dei migliori portieri al mondo. Sono contento di aver preso lui, Ndicka e Aouar a parametro zero”.

  • “UN’INGIUSTIZIA A BUDAPEST”

    “Dopo la finale di Budapest i due o tre giorni successivi sono stati umanamente molto duri. Abbiamo perso una partita che non dovevamo perdere, c’era una sensazione di ingiustizia e allora viene fuori il peggio di noi stessi. E’ stato il giorno della mia carriera in cui l’impatto fisico sulle emozioni si è fatto sentire di più. Eravamo morti e ci sono state le polemiche per l’arbitraggio. E’ stato un momento cruciale per me, poi è arrivato subito anche l’infortunio di Abraham. A giugno ho pensato per la prima volta di essere al limite ed ho iniziato ad immaginare un addio alla Roma”.

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  • “DE ROSSI HA RIALZATO LA SQUADRA”

    “Se confermerei De Rossi? Non posso mettermi in quei panni. E’ una persona spettacolare che sta facendo molto bene sia nei risultati che nella valorizzazione dei giocatori. Vuole fare questo lavoro, ma non dipende più da me la decisione”.

  • “MAI ALLA LAZIO”

    “Tornerei in Italia, ma non in tutti i club. Alla Lazio non potrei mai andare e loro certamente non vorranno mai me. Ho imparato tanto in Italia e oggi sono amico di direttori come Ausilio, Massara, Rossi e Corvino. Un giorno potrei tornare”.

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