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Francesco FlachiGetty

Tanti errori ed una lunghissima squalifica, Flachi: “Ora posso essere un esempio”

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E’ il terzo marcatore più prolifico della storia della Sampdoria alle spalle di due leggende come Roberto Mancini e Gianluca Vialli ed è stato uno degli attaccanti italiani più talentuosi in assoluto della sua generazione.

Francesco Flachi nel corso della sua carriera ha fatto intravedere cose incredibili, ma ha anche commesso gravi errori che hanno completamente cambiato il volto del suo percorso calcistico.

Amatissimo prima nella sua Firenze e poi a Genova nel 2010, quando vestiva la maglia del Brescia ed era stato già costretto a fare i conti con altre squalifiche in passato, è stato fermato dal Tribunale Nazionale Antidoping per ben dodici anni.

Flachi, in una lunga intervista rilasciata a ‘RadioTV Serie A con RDS’, ha parlato anche di quegli errori che tanto hanno condizionato la sua carriera.

  • Francesco Flachi SampdoriaGetty

    “ORA POSSO ESSERE UN ESEMPIO”

    “Fa tutto parte della vita. A volte ripensi agli errori, ma si va avanti perché l’importante è rialzarsi ed andare avanti a testa alta. Ora posso essere un bell’esempio, posso raccontare storie di calcio ma anche di vita. Non è stato facile ricostruirsi, avevo i soldi e ad un tratto sono finiti. Ora sono ripartito dal settore giovanile e cerco di far capire ai bambini che il calcio è divertimento ma anche che bisogna saper crescere”.

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  • “COL VIOLA PARK SAREI STATO DA PALLONE D’ORO”

    “Io ho sempre tifato Fiorentina, sono cresciuto con il mito di Antognoni, Baggio e Rui Costa. Ho conosciuto campioni che mi hanno insegnato a crescere in uno spogliatoio, cosa questa che oggi accade a Firenze con il Viola Park. A mio figlio ho detto che se avessi avuto l’opportunità di allenarmi da giovane in un centro sportivo così sarei stato da Pallone d’Oro, perché non sarei mai uscito dal campo. I giovani devono imparare dai più grandi”.

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  • Francesco Flachi SampdoriaGetty

    “VIVO GRAZIE ALLA SAMPDORIA”

    “Il terzo posto tra i marcatori della Sampdoria ora è al sicuro, ho avuto un po’ di paura con Quagliarella ma per fortuna ha smesso. Io vivo grazie alla Samp e ai suoi tifosi, c’è un rapporto che va oltre il calcio. Quando sono tornato a Firenze dopo la squalifica, in tantissimi sono venuti a trovarmi. Quando rischiavamo di andare in Serie C, ricevetti un’offerta importante dal Monaco, ma la rifiutai e per questo hanno sempre provato riconoscenza. A Genova mi hanno aiutato tanto, i tifosi mi hanno dato una mano”.

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  • “LA DIPENDENZA UN DIVERTIMENTO”

    “La dipendenza dalla droga era diventata un divertimento sbagliatissimo. Il malessere mi portava a star bene solo in quel modo. Pensi sempre di poter smettere, ma poi i problemi si accumulano. Davo continuità alla cosa perché mi faceva sentire più forte, poi quando mi hanno squalificato per due anni ero convinto di potermi rimettere in sesto ma sbagliavo. Sono andato ancora più giù, fuori dal campo ero debole. Le cose si sono sistemate pian piano e sono diventato un altro Francesco”.

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  • “POTEVO ESSERE UN GIOCATORE MIGLIORE”

    “Quando andai all’Empoli e al Brescia era già tutto finito. Dopo due anni di squalifica feci fatica. Poi è arrivata quella di dodici anni, ma almeno ho evitato la radiazione. Mi è caduto il mondo addosso e sono subentrati altri problemi. Non auguro nemmeno al peggior nemico quello che ho passato, soprattutto a livello psicologico. Tre anni fa sonno tornato a giocare ed ho iniziato a lavorare nelle televisioni. Non bisogna mai buttare via nemmeno un solo minuto. Si vive di emozioni ed io per fortuna ho ritrovato l’amore in una compagna e nella famiglia, sto iniziando a riprendermi e sono felicissimo. Ora sono sereno e responsabile. Che giocatore sarei stato senza cocaina? Se avessi capito che il calcio era un vero lavoro avrei evitato certi errori e sarei stato un giocatore migliore. La fine della squalifica è stata una liberazione, mi sono sentito felice come un bambino”.

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