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Charles SivoriYoutube/GOAL

Lo schiaffo di Charles a Sivori: la tensione di Juventus-Inter

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Dimenticate le frasi fatte, messe nero su bianco da sceneggiatori annoiati. I meme, le canzoni e i film in cui gli opposti si attraggono per completarsi contro ogni previsione. Insomma, o film smielati in cui la ragazza bella ma incasinata si sposa con il belloccio perfettino. Due metà di una mela, bla bla, destinate ad incontrarsi bla bla. I fossi del più famoso servizio streaming ne sono pieni.

Chiediamo aiuto al massimo alla psicologia, a ciò che gli esperti dicono a proposito dei famosi opposti che si attraggono. Perchè le persone compongono coppie dall'aspetto fisico ed emotivo, opposto? In virtù delle qualità opposte che uno o l'altro non sentono proprie, desiderosi così di evolversi e formare la propria personalità. Certo, la questione degli opposti risulta comunque essere una semplificazione bella e buona, considerando che la maggior parte delle coppie, seppur con grandi differenze, complessivamente si somigliano.

Gli opposti si attraggono, ma non sono poi così opposti. Il più delle volte hanno un obiettivo comune, da raggiungere però prendendo bivi diversi. Ciò comporta lo scontro per opinioni diverse, acceso. Non sempre però gli amanti risolvono a parole. Purtroppo. Scalpore, indignazione. Come ovvio. Non è sempre stato così. Nel calcio, negli anni '50, nessuno si accorse di quando John Charles, uno dei più grandi giocatori della Juventus, sfruttò la sua prestanza fisica per calmare l'opposto Omar Sivori. Compagno. Anch'esso tra i più amati bianconeri di tutti i tempi.

  • GLI OPPOSTI: CHARLES E SIVORI

    Opposti, veramente opposti. Diavolo e acqua santa, gigante buono e terribile folletto dispettoso l'altro. Grandi attaccanti dallo stile completamente diverso, che sapevano dunque comporre il puzzle perfetto. Uno sfruttava ogni cross che proveniva dalla fascia, spazzavia via i contendenti. L'altro sfruttava ogni timidezza del marcatore avversario, costringendolo alla follia. Dribbling qui, dribbling lù. Assalto al castello con l'artiglieria pesante.

    Amicizia nata nel 1957 quella di Charles e Sivori, entrambi acquistati dalla Juventus dopo il titolo di Campione d'Italia andato al Milan ed un terribile nono posto al termine dell'annata 1956/1957. Uno smacco con cui la società bianconera intendeva rimediare grazie al calciomercato. L'intuizione fu estremamente efficace: 50 goal in due al primo anno di Serie A. La Vecchia Signora colpisce ancora. Colpisce John, capocannoniere indiscusso del torneo con 28 reti. La finisce Omar, a 22 centri terzo in graduatoria dopo il sampdoriano Eddie Firmani.

    Dal 1957 al 1962, Charles e Sivori comporranno una delle coppia meglio assortite del calcio mondiale: quando il gallese lascerà l'Italia per la parentesi Leeds, alla quale seguirà l'esperienza giallorossa Roma, le reti saranno 105 in 182 gare, con tre Scudetti nei primi quattro anni e due Coppa Italia. Omar, invece, Pallone d'Oro 1961, avrà modo di spingere la sua era bianconera fino al 1965, per un totale di 174 realizzazioni in 259 partite e innumerevoli assist. Con una Coppa Italia in più rispetto all'amico John.

    Fuoco energico, tensione tra amici diversi in ogni aspetto della vita calcistica, che rendevano così interessante il duo. Charles cercava di essere più aggressivo e tecnico guardando Sivori, Omar provava ad essere più calmo e forte fisicamente osservando a qualche metro di distanza Charles.

    L'Angelo dalla faccia sporca, Sivori, telefonava all'amico gigante quando ne aveva più bisogno. E viceversa. Lasciati entrambi il pallone, si scambiavano idee e auguri, come quello avvenuto a gennaio 2004, poco prima di un intervento al piede di Charles. Scomparso a 72 anni dovette subire due interventi chirurgici a Milano nel giro di poche settimane: un aneurisma lo aveva colpito poco prima di apparire come ospite alla Domenica Sportiva. Dunque, a inizio febbraio, aveva subito l'amputazione delle dita del piede destro sempre per i problemi di circolazione.

    "Mio padre non era preparato alla notizia della morte di John" aveva evidenziato il figlio di Sivori, Nestor, allora. "E' stato un colpo durissimo per lui e fatica ad accettarlo. Forse anche perché a fine gennaio aveva parlato al telefono con John, prima che subisse l' intervento chirurgico al piede e ne aveva tratto conforto. Quella telefonata l'aveva rassicurato, si era convinto che l'amico ce l' avrebbe fatta. La notizia della morte è stata una mazzata, l'ha distrutto". Un anno dopo l'addio ad Omar.

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  • TENSIONE, SCHIAFFO: VITTORIA

    Amici, ma opposti. Scontro, a volte, inevitabile. L'episodio più famoso, persosi nel corso degli anni ma consegnato alla storia della Juventus e del rapporto tra compagni di squadra, avvenne nel settembre del 1959, il 13 del mese. Era l'occasione della finale di Coppa Italia contro l'Inter, una gara che Gianni Brera non aveva ancora definito come Derby d'Italia. Eppure già così tesa, rabbiosa. Pregna di interventi al limite e polemiche. In campo, senza quelle da salotto e da social al di fuori.

    Nessuno si scandalizzò per le spallate, gli interventi da tergo. O le reazioni scomposte di Sivori dopo entrambe, in trans agonistica e al massimo della concentrazione per portare a casa una finale poi effettivamente di marca bianconera. Massima attenzione sulla tecnica, ma anche sui dettagli. Nonostante il secco 4-1 scritto negli almanacchi, quella finalissima di Coppa Italia fu decisamente equilibrata: calci d'angolo solamente in favore dei nerazzurri, parate decisive di Matteucci, sostituito dal giovane Da Pozzo al minuto 46, ed occasioni sbagliate da Angelillo e compagni.

    Sbagliò un'occasione grossolana anche Sivori, rabbioso per l'errore, rabbioso per la spallata di Corso e intenzionato ad avere giustizia. Faccia a faccia con i giocatori nerazzurri ed intervento del coscienzioso Charles per cercare di far capire. Omar, tu sai come si vince: accetta la vittoria. Testa contro testa sfiorato tra i due, l'attaccante italo-argentino non indietreggia quando l'amico venuto dal Galles si avvicina. La mano destra finisce sulla guancia sinistra, sulla faccia dell'Angelo dalla faccia sporca.

    Sivori lo guarda stupito, torvo, riportato alla realtà. C'è una finale da giocare e quello davanti è l'amico John, 190 cm per 90 kg, che ha aperto le marcature e sta permettendo alla Juventus, insieme a Cervato, di avere la meglio in quel fresco settembre di San Siro.

    Calmato da compagni e dirigenti, a fatica, Sivori chiuderà la partita con una rete, una traversa, un tentativo di calcio beffardo. Uno schiaffo. Se volete continuare a pensare agli opposti, forse una carezza dell'amico Charles, per far capire rapidamente situazione e modalità di sopravvivenza. Anche guardandola in questo modo, però, una manata del gigante resta pur sempre una manata. Dolorosa fisicamente, dolorosa mentalmente.

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