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DisperazioneGOAL

Rosolino Celesia ucciso a colpi d'arma da fuoco: aveva giocato anche nelle giovanili del Torino

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Tragedia a Palermo: è morto il ventiduenne Rosolino Celesia, ucciso a colpi d'arma da fuoco davanti a un locale della città.

L'episodio è avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì nei pressi della discoteca Notr3, in via Pasquale Calvi.

Celesia era un ex calciatore, anche se l'ultima sua esperienza nel mondo del pallone risaliva a due anni fa. Nel corso della propria breve carriera aveva militato anche nelle giovanili del Torino e del Palermo stesso.

  • I FATTI

    Secondo la stampa locale, ci sarebbe stata una rissa all'interno della discoteca proseguita all'esterno del locale.

    Celesia sarebbe stato centrato da due colpi d'arma da fuoco, uno al collo e l'altro al torace, venendo trasportato d'urgenza da un'altra persona all'Ospedale Civico. Arrivato in condizioni definite subito disperate, è però deceduto verso le 3.

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  • ARRESTATO UN DICIASSETTENNE

    L'assassino sarebbe un ragazzo di soli 17 anni, che sempre secondo la stampa locale avrebbe chiamato il 112 dopo l'omicidio, autodenunciandosi e facendosi prelevare in Via dei Cantieri, a Palermo. Tra i sospettati ci sarebbe anche il fratello di 22 anni. L'arma del delitto non è stata ancora ritrovata.

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  • CHI ERA ROSOLINO CELESIA

    Rosolino Celesia, classe 2001, era figlio del cantante neomelodico Gianni. Ma soprattutto aveva un trascorso nel mondo del calcio: di ruolo attaccante, aveva giocato nelle giovanili del Trapani, del Palermo ma soprattutto del Torino.

    Fan di Alvaro Morata, si era ritirato nel 2021 dopo aver giocato con la Parmonval in Eccellenza. Nel proprio curriculum aveva anche esperienze con il Marsala e il Troina, entrambe in Serie D.

  • L'EX ALLENATORE: "SONO SCONVOLTO"

    “L’ho allenato per qualche mese alla Parmonval - ha detto il suo ex tecnico Aldo Bellingardo a 'LiveSicilia' - Tecnicamente era forte, un attaccante imponente e infatti veniva dalle giovanili del Torino, perché era una promessa del calcio. Umanamente ricordo un ragazzo introverso, timido, che non si apriva. Al massimo concedeva un mezzo sorriso. Sono sconvolto, la mia vita è con i giovani e queste notizie non possono che rattristare moltissimo”.

    “Sono distrutto - sono invece le parole dell’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamajo - e, da genitore, sono preoccupato. Abbiamo paura, ormai, quando i figli escono da casa. Lino era una promessa del calcio. Siamo profondamente rattristati”.

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