Pubblicità
Pubblicità
Conte HD GoalGOAL

Più forte delle difficoltà: il trionfo del Napoli in Supercoppa è un capolavoro di Conte

Pubblicità

Dal Bologna al Bologna, dal peggior Napoli della stagione a quello che è stato forse il migliore dell’intera gestione Conte.

La compagine partenopea mette in bacheca la terza Supercoppa Italiana della sua storia e lo fa sfoderando una prestazione superba.

Una cosa non scontata contro una squadra che gioca un calcio che è tra i migliori in Italia e non solo, e che nella semifinale contro l’Inter aveva ampiamente dimostrato di poter tenere testa a tutti.

Quella di Riad è stata sostanzialmente una finale senza storia, al punto che il risultato di 2-0 non racconta bene quanto si è in realtà visto sul terreno di gioco.

Merito ovviamente di chi è sceso in campo e di un David Neres da sogno, ma anche e soprattutto di Antonio Conte, un allenatore che, nella difficoltà e di fronte a infortuni che avrebbero potuto piegare chiunque, ha incredibilmente trovato il modo per rendere la sua squadra ancora più forte.

  • 43 GIORNI PER CHIUDERE UN CERCHIO

    Alla vigilia della finale di Supercoppa Italiana, in molti hanno ricordato quanto accaduto lo scorso 9 novembre in campionato.

    In quella occasione si giocava al Dall’Ara una sfida valida per l’undicesimo turno di campionato: il Napoli diede l’impressione di essere uscito con le ossa rotte dal confronto con il Bologna.

    Un 2-0, quello a favore dei felsinei, che di fatto non ammetteva repliche. Troppo netta la superiorità della squadra guidata da Vincenzo Italiano, tanto che i campioni d’Italia non riuscirono praticamente mai ad impensierire Massimo Pessina, baby portiere rossoblù di appena diciassette anni che, entrato all’82’ al posto dell’infortunato Skorupski, ebbe modo di vivere il più tranquillo degli esordi in Serie A.

    Le reti di Dallinga e Lucumí non solo lanciarono il Bologna nelle zone altissime di classifica, ma assunsero i contorni di una ferita difficile da rimarginare.

    Conte, dopo quella partita, si lasciò andare a un durissimo sfogo (“Non ho voglia di accompagnare un morto”) e durante la sosta per gli impegni delle Nazionali se ne tornò per alcuni giorni a Torino per prendersi una sorta di pausa.

    In quel momento si parlò di crisi e furono in molti a vedere in quella partita una sorta di ‘inizio della fine’: quello che nessuno poteva immaginare è che proprio in quei giorni stava nascendo il Napoli che in seguito avrebbe dominato prima il Milan e poi proprio il Bologna in Supercoppa Italiana.

  • Pubblicità
  • SSC Napoli v Bologna FC 1909 - Supercoppa Italiana FinalGetty Images Sport

    PIÙ FORTE DELLE DIFFICOLTÀ

    Antonio Conte, nel corso della sua carriera da allenatore, ha abbondantemente dimostrato di essere una persona estremamente pratica.

    Una praticità che non si traduce nel cercare di vincere le partite in maniera poco spettacolare e con il minimo scarto, bensì nel riuscire sempre a trovare il modo per ottenere il massimo dal materiale umano che ha a disposizione.

    Non è dunque un tecnico affezionato a un modulo in particolare, ma si è anzi sempre adattato ai suoi giocatori e, in questa stagione in particolare, lo ha fatto per affrontare una sequela di infortuni che avrebbero potuto piegare le gambe a qualsiasi squadra.

    Conte si è ritrovato costretto a dover rinunciare, uno dopo l’altro, ai vari Lukaku, De Bruyne, Anguissa, Gilmour e Meret, elementi che sarebbero titolari in praticamente tutte le squadre di Serie A, ma è proprio nel momento in cui si è trovato la sorte di traverso che è emersa tutta la sua grandezza.

    Ha plasmato nuovamente la sua squadra, ha imparato la lezione di Bologna ed è passato da un 4-3-3 (che già a sua volta era servito per modificare quel 4-1-4-1 reso ormai impossibile dagli infortuni) a un 3-4-3 che ha reso il suo Napoli più compatto e allo stesso tempo velenoso in attacco.

    Con il nuovo modulo ha rilanciato giocatori come Lang e Neres (il grande eroe della Supercoppa) che sembravano quasi fuori contesto e ha cucito addosso a Hojlund una nuova veste: quella di scassinatore delle retroguardie avversarie.

    Una sorta di reazione brutale contro le avversità che lunedì sera è stata premiata da uno splendido trionfo.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • UN BOLOGNA MAI COSÌ ALLE CORDE

    A Riad ha sostanzialmente vinto la squadra più forte, ma la cosa non era certamente scontata.

    Questo non solo perché le finali per definizione sono imprevedibili (o quasi) e non hanno favoriti, ma anche perché il Bologna di Italiano, nel corso dell’ultimo anno, si è guadagnato un credito enorme.

    Oggi è a tutti gli effetti considerato una delle migliori squadre del nostro calcio e questo anche grazie alle idee di un allenatore che riesce sempre a spingere i suoi giocatori oltre i propri limiti.

    Una compagine che prova a dominare contro qualsiasi tipo di avversario ed è anche per questo motivo che ha destato quasi sorpresa vederla essere messa alle corde senza possibilità di reagire.

    Conte, cosa che non gli era riuscita al Dall’Ara, complice anche il nuovo modulo, ha trovato la strada giusta per rispondere al consueto pressing asfissiante dei rossoblù e lo ha fatto non solo cercando tanta verticalità, ma anche trovando sempre l’uomo giusto tra le linee pronto a far male.

    Contromosse che hanno fatto quasi sembrare ‘facile’ la finale di Riad, ma dietro il successo c’è un lavoro certosino.

    Italiano per una volta non è riuscito a incidere, mentre Conte è salito in cattedra. Il resto lo hanno fatto i suoi giocatori, che sono stati praticamente perfetti e che non solo non hanno concesso quasi nulla, ma hanno attaccato senza sosta.

  • SSC Napoli v Bologna FC 1909 - Supercoppa Italiana FinalGetty Images Sport

    IL DECIMO TITOLO IN CARRIERA

    Grazie al successo ottenuto a Riad, Antonio Conte è arrivato in ‘doppia cifra’ in termini di titoli vinti da allenatore.

    Di questi, due li ha vinti in un 2025 da incorniciare all’ombra del Vesuvio e gli valgono dunque un capitolo importante nel libro della storia del Napoli.

    Il suo palmarès adesso parla di cinque Scudetti (tre con la Juventus, uno con l’Inter e uno appunto col Napoli), tre Supercoppe Italiane (due con la Juventus e una col Napoli), una Premier League (col Chelsea) e una FA Cup (col Chelsea).

    Insegue il Conte calciatore, che di titoli in bacheca ne aveva messi tredici, e solo il tempo e il campo diranno quanto il trionfo di Riad avrà reso più in discesa la strada verso un ennesimo successo.

  • Pubblicità
    Pubblicità
0