La seconda stagione interista di Mazzarri dura poco più di un battito di ciglia: stavolta le difficoltà - fatta eccezione per il secondo 7-0 rifilato al Sassuolo nel giro di un anno - si palesano fin dalle prime battute, con il clamoroso 1-4 interno contro il Cagliari di Zeman a rappresentare il punto più basso di un'avventura decisamente tormentata.
Ma la parola 'fine', per Mazzarri, arriva più in là, ovvero il 14 novembre 2014, quando gli viene comunicato il primo esonero in carriera: colpa del 2-2 imposto dal Verona a San Siro e, forse, anche della giustificazione per il pari esposta ai microfoni dallo stesso tecnico di San Vincenzo.
"Quando siamo rimasti in inferiorità numerica abbiamo sofferto, siamo in emergenza ed è prevedibile che i ragazzi calassero. Poi ha cominciato anche a piovere...".
Col senno di poi, Mazzarri ha finito col pentirsi del 'sì' all'Inter, la squadra giusta ma nel momento sbagliato. Lo scorso 27 ottobre parlava in questi termini della scelta, ammettendo il pentimento per non essere rimasto a Napoli.
"Di Inter, quell’anno, c’era solo la maglia nerazzurra, basta dare un’occhiata alla formazione per rendersi conto che non era competitiva, non all’altezza del nome che portava. Con l’esperienza che ho oggi non avrei probabilmente accettato, anche se l’Inter è un posto prestigioso. Quando alleni un club di quell’importanza devi poter disporre di una squadra potenzialmente da primi tre posti, altrimenti preparati a essere contestato ogni tre giorni".