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Napoli-Inter, la partita di Mazzarri: un anno e mezzo 'sbiadito'

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Non tutte le favole hanno un lieto fine, un epilogo per cui le parti in causa possano definirsi soddisfatte: è un po' questo il caso in cui rientra l'avventura all'Inter di Walter Mazzarri.

Il tecnico toscano, tornato al Napoli a distanza di dieci anni, sfiderà il suo passato col dente avvelenato nel big match del 14° turno di Serie A: un anno e mezzo - tra l'estate 2013 e novembre 2014 - su cui, ancora oggi, nutre dei grossi rimpianti.

La prospettiva di allenare un club di caratura mondiale trasformò ben presto nella dura realtà del Financial Fair Play che condizionò le sessioni di mercato dei nerazzurri, in un momento storico che non collimò con i desiderata di Mazzarri.

  • UN'INTER DA RICOSTRUIRE

    Quando Mazzarri diventa il tecnico dell'Inter in vista della stagione 2013/14, si ritrova una squadra completamente da ricostruire dalle macerie del nono posto nel campionato precedente, ottenuto con Andrea Stramaccioni in panchina.

    Quell'Inter è una squadra in evidente affanno, interessata da un ricambio generazionale che, da lì a qualche mese, si sarebbe concretizzato con gli addii di colonne del calibro di Samuel, Cambiasso, Milito e, soprattutto, capitan Javier Zanetti.

    Nonostante il marasma all'orizzonte - con tanto di cambio societario con il passaggio di consegne da Massimo Moratti a Erick Thohir del novembre 2013 - Mazzarri riesce, almeno inizialmente, a condurre la nave in porto: staziona ai primissimi posti della classifica e regala un bello spavento alla Juventus di Conte, fermando sull'1-1 a San Siro una squadra che avrebbe poi dominato il campionato col record di 102 punti.

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  • Walter Mazzarri InterGetty

    LE DIFFICOLTÀ E IL CROLLO

    Quell'Inter, come facilmente intuibile, non è però minimamente paragonabile a quella attuale in termini di qualità: detto dei senatori, ormai prossimi a salutare, i nerazzurri non spiccano di certo per nomi 'roboanti' e in grado di creare spavento agli avversari.

    Eppure, l'assenza degli impegni infrasettimanali delle coppe europee, può essere un punto a favore per, quantomeno, insidiare i primi tre posti che valgono la Champions, obiettivo poi fallito.

    La prima Inter di Mazzarri terminerà infatti il campionato al quinto posto a quota 60 punti, a -42 dalla Juventus campione d'Italia e a -18 dal gradino più basso del podio, occupato dal Napoli.

    Le ottimistiche previsioni iniziali, insomma, vengono triturate dalla realtà di una squadra lontana dal livello di eccellenza delle prime e che, oltre a faticare in campo, non può permettersi nemmeno di mettere una pezza alle lacune della rosa grazie allo strumento del calciomercato.

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  • LE POLEMICHE PER LA GESTIONE DI ZANETTI

    Così come Spalletti alla Roma con Totti, anche Mazzarri ha la sua gatta da pelare in quel di Milano, relativa alla gestione di un giocatore non qualunque: il capitano Javier Zanetti.

    Quando Mazzarri viene scelto per la panchina, l'argentino è ai box per recuperare dalla rottura del tendine d'Achille rimediata a Palermo ad aprile 2013: stop lunghissimo che però non gli impedisce di salutare, in campo e perfettamente ristabilito, i suoi tifosi al termine di un Inter-Lazio andato in scena il 10 maggio 2014.

    Sei giorni prima, però, si gioca il derby col Milan, match di rara bruttezza deciso da un'incornata di Nigel de Jong, ultima occasione per Zanetti di disputare, almeno da subentrato, una stracittadina.

    Mazzarri però non è dello stesso avviso: il capitano non è uno dei tre cambi effettuati ed è costretto ad assistere all'ultimo derby della sua sconfinata carriera dalla panchina. Un episodio che, come prevedibile, scatena gli animi di buona parte della tifoseria.

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  • Walter Mazzarri Inter coach Serie A 09112014Getty Images

    L'ADDIO TORMENTATO E IL PENTIMENTO

    La seconda stagione interista di Mazzarri dura poco più di un battito di ciglia: stavolta le difficoltà - fatta eccezione per il secondo 7-0 rifilato al Sassuolo nel giro di un anno - si palesano fin dalle prime battute, con il clamoroso 1-4 interno contro il Cagliari di Zeman a rappresentare il punto più basso di un'avventura decisamente tormentata.

    Ma la parola 'fine', per Mazzarri, arriva più in là, ovvero il 14 novembre 2014, quando gli viene comunicato il primo esonero in carriera: colpa del 2-2 imposto dal Verona a San Siro e, forse, anche della giustificazione per il pari esposta ai microfoni dallo stesso tecnico di San Vincenzo.

    "Quando siamo rimasti in inferiorità numerica abbiamo sofferto, siamo in emergenza ed è prevedibile che i ragazzi calassero. Poi ha cominciato anche a piovere...".

    Col senno di poi, Mazzarri ha finito col pentirsi del 'sì' all'Inter, la squadra giusta ma nel momento sbagliato. Lo scorso 27 ottobre parlava in questi termini della scelta, ammettendo il pentimento per non essere rimasto a Napoli.

    "Di Inter, quell’anno, c’era solo la maglia nerazzurra, basta dare un’occhiata alla formazione per rendersi conto che non era competitiva, non all’altezza del nome che portava. Con l’esperienza che ho oggi non avrei probabilmente accettato, anche se l’Inter è un posto prestigioso. Quando alleni un club di quell’importanza devi poter disporre di una squadra potenzialmente da primi tre posti, altrimenti preparati a essere contestato ogni tre giorni".

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