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Geoffrey Moncada MilanGetty/GOAL

Milan, parla Moncada: "Con un bel gruppo, tra 2-3 anni potremo vincere"

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Parla Geoffrey Moncada, direttore tecnico del Milan. E parla del presente, ma anche del futuro del club rossonero.

Tanti i temi trattati da Moncada in un'intervista andata in onda su Milan TV, emittente ufficiale del Milan: dal famoso "metodo Moneyball" al progetto di vittoria all'interno del club.

Progetto che, parole di Moncada, necessita di qualche anno per essere implementato. Sempre potendo contare sui calciatori dalle caratteristiche più adatte, naturalmente.

  • "SERVONO TRE-QUATTRO ANNI"

    "Noi vogliamo creare un gruppo di giocatori forti, ma per questo progetto servono tre-quattro anni. Se faremo un bel gruppo di giocatori, tra due-tre anni potremo vincere. Tutti vogliono vincere subito e lo vogliamo anche noi, ma serve un piano per avere ogni anno una squadra forte.

    Il Milan ha cambiato tanto, l'anno prossimo inseriremo altri due o tre elementi, ma ora c'è una base".

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  • IL METODO MONEYBALL

    "I dati servono per trovare giocatori che non si conoscono, però dal vivo si possono vedere le caratteristiche tecniche e fisiche. E poi un ragazzo entra in uno spogliatoio di 25 giocatori, per cui quello che conta è il gruppo. In estate abbiamo individuato i profili giusti per un'idea.

    Noi cerchiamo di avere una quantità di dati su statistiche e infortuni, poi una volta avute le informazioni complete andiamo a vedere dal vivo un determinato giocatore per almeno quattro volte, sia in casa che fuori. Oltre ad altre informazioni, come gli infortuni, la mentalità e la famiglia: è un pacchetto completo".

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  • "LA COSA IMPORTANTE È IL MILAN"

    "Io dico sempre a un giocatore che il club è molto più importante di lui. Il Milan è la cosa importante, non lui. Si vede subito se un giocatore si sente una star. Il nostro obiettivo è quello di creare un gruppo, non una squadra con tanti profili diversi tra loro".

  • "AL MILAN MOLTA PIÙ PRESSIONE CHE AL MONACO"

    "Quando il Milan mi ha chiamato non è stato facile spiegarlo al Monaco. Qui c'era molto da fare, ma il progetto era interessante. Rispetto al Monaco, al Milan c'è molta più pressione e tifosi più importanti. Qui tutti parlano di calcio, a Montecarlo non lo fa nessuno. In Italia c'è una grande passione".

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  • "LEÃO ERA DI UN ALTRO PIANETA"

    "Ai tempi del Monaco sono andato a vedere le giovanili dello Sporting e c'era un ragazzo con il numero 10, alto forte: era Leão. Aveva un talento incredibile e così l'abbiamo seguito, ma era difficile, c'erano anche altri scout su di lui.

    Se un giocatore fa bene in Youth League potrà avere una bella carriera, e con lui è stato così. Era di un altro pianeta. Ora sta facendo bene, sono contento perché venendo al Milan ha compiuto un bel passo avanti".

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