Pubblicità
Pubblicità
Michele MarcoliniGetty Images

Michele Marcolini, dalle battaglie a centrocampo da calciatore a C.t. di Malta

Pubblicità

Capelli rossicci tenuti quasi sempre corti, Michele Marcolini era un centrocampista d'ordine e univa dinamismo e visione di gioco. Fra le sue caratteristiche aveva anche il tiro dalla distanza, che imparerà ad utilizzare soprattutto nella seconda parte della carriera.

Ritiratosi dal calcio giocato nel 2013, dopo aver calcato anche i campi di Serie A con Bari, Atalanta e Chievo Verona, e diventato allenatore, ha fatto una lunga gavetta in provincia, ottenendo i migliori risultati con l'Alessandria, con cui ha vinto una Coppa Italia di Serie C, prima di sposare il progetto tecnico della Federazione maltese e diventare Ct. della Nazionale maggiore e Direttore tecnico ad ampio raggio.

MALTA E I CT ITALIANI: DA POLVERINI A MARCOLINI, UNA STORIA DI QUASI MEZZO SECOLO

  • IL PERCORSO NELLE GIOVANILI: DAL VADO AL TORINO

    Nato a Savona, in Liguria, il 2 ottobre 1975, Michele Marcolini inizia a giocare a calcio da bambino con il Vado Ligure, società gloriosa che ha vinto la prima Coppa Italia della storia. Quindi prosegue il suo percorso nel Quiliano e nella Pegliese. A 14 anni, nella stagione 1989/90, arriva per lui la svolta: il giovane calciatore ligure approda infatti nel Settore giovanile del Torino.

    Con i granata Michele completa la sua formazione calcistica e cresce tanto. Con la Squadra Primavera, nel 1993/94 perde la finale Scudetto contro la Juventus di Cammarata e Alex Del Piero e deve accontentarsi del 2° posto. Marcolini è il numero 11 del Toro, e con lui in squadra ci sono anche il portiere Domenico Doardo, Andrea Sottil e Moreno Longo.

    L'alto rendimento avuto nel vivaio granata lo porta anche nel giro delle Nazionali giovanili: disputa così 6 partite con l'Under 16, 3 gare con una rete con l'Under 18.

  • Pubblicità
  • GLI ESORDI COL SORA E L'ASCESA AL BARI CON FASCETTI

    Al momento del passaggio in Prima squadra, tuttavia, Michele non viene considerato ancora pronto. Così nel 1994/95 i granata lo cedono al Sora, in Serie C1, e il centrocampista inizia con i laziali il suo percorso nel calcio professionistico.

    Indossa la casacca bianconera per 4 stagioni di fila, totalizzando 67 presenze e 4 goal, prima di essere acquistato dal Bari di Eugenio Fascetti nel 1997/98. Con i Galletti debutta in Serie A il 23 novembre 1997 in Sampdoria-Bari 1-0 e resta in biancorosso altre 4 stagioni, nelle quali diventa uno dei perni del celebre "casino organizzato" messo in atto tatticamente dal tecnico romano. Complessivamente colleziona 93 presenze e 6 goal fra massimo campionato e Coppa Italia.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • FRA B E A CON VICENZA E ATALANTA

    Dopo i quattro anni a Bari, per Marcolini seguono due stagioni da titolare al Vicenza, in Serie B, con 78 presenze e 12 goal fra campionato e Coppa Italia. La nuova svolta nella carriera del centrocampista ligure arriva nel 2003/04, quando si trasferisce all'Atalanta, appena retrocessa in Serie B.

    Sotto la guida di Andrea Mandorlini è fra i protagonisti dell'immediato ritorno in Serie A della Dea. In tre stagioni a Bergamo, di cui una in Serie A e 2 in B, con 117 presenze e 13 reti, si conferma una pedina affidabile del centrocampo.

  • LA MAGLIA DEL CHIEVO COME SECONDA PELLE

    Dopo il terremoto di Calciopoli, su di lui punta il presidente del Chievo Verona, Luca Campedelli. Dopo aver accarezzato il sogno sfumato della qualificazione alla Champions League (i veneti sono eliminati dal Levski Sofia nei preliminari) e provata la gioia del debutto in Coppa UEFA il 14 settembre 2006 (Braga-Chievo 2-0), a fine stagione c'è l'amarezza per la retrocessione in B.

    I restanti 4 anni con i Mussi volanti saranno però ricchi di soddisfazioni per il centrocampista ligure e la maglia gialloblù diventerà per lui una seconda pelle. Nel 2007/08 arriva immediatamente la seconda promozione in carriera dalla A alla B, e seguono 4 stagioni in cui il Chievo mantiene sempre la categoria. Con la sua generosità e il suo spirito di sacrificio Marcolini diventa così un beniamino dei tifosi.

    L'addio arriva al termine della stagione 2010/11, quando ormai le candeline sono 35. Prima però si toglie la soddisfazione di realizzare al Bentegodi, davanti ai sui tifosi, il goal più bello della sua carriera contro il Bologna il 17 aprile 2011: Marcolini vede Viviano fuori dai pali e dalla lunetta che delimita la metà campo calibra col mancino una traiettoria perfetta che manda il pallone a insaccarsi imparabilmente sotto la traversa. Una rete capolavoro per suggellare un periodo molto positivo della sua carriera.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • LE ULTIME ESPERIENZE E IL RITIRO

    Lasciato il Chievo, l'avventura da calciatore di Marcolini è ormai agli sgoccioli. Gioca altri due anni, uno in Serie B col Padova (34 presenze e un goal, più una presenza in Coppa Italia) e l'ultimo con il Lumezzane in Lega Pro Prima Divisione (27 presenze e 3 goal) prima di appendere definitivamente le scarpette al chiodo all'età di 37 anni e porre fine ad una carriera da quasi 600 gare e 58 goal da professionista.

  • MARCOLINI ALLENATORE: UNA LUNGA GAVETTA PRIMA DI MALTA

    La seconda vita nel calcio di Marcolini lo vede nei panni di allenatore, ruolo cui l'ormai ex centrocampista aveva già considerato negli ultimi anni in cui correva in mezzo al campo.

    Inizia così la gavetta in panchina, con i primi anni che naturalmente non sono semplici, fra risultati al di sotto delle aspettative ed esoneri anticipati. Marcolini esordisce con un 14° posto ottenuto in Lega Pro Prima Divisione con il Lumezzane, mentre più tribolata è la stagione 2014/15, nella quale, ingaggiato dal Real Vicenza, è prima esonerato a fine gennaio e quindi richiamato a fine febbraio, chiudendo l'anno al 7° posto sempre in Prima Divisione.

    Negli anni successivi guida il Pavia (esonero anticipato) e il Santarcangelo (11° posto in Prima Divisione), per poi proseguire gli studi da tecnico e partecipare al corso per l'abilitazione UEFA Pro a Coverciano nel 2017.

    Su di lui punta allora l'Alessandria, con cui Marcolini conseguirà i migliori risultati della sua esperienza in panchina fino ad oggi: alla guida dei Grigi, infatti, l'ex centrocampista subentra il 21 novembre 2017 a Cristian Stellini con la squadra in zona playout, la conduce in zona playoff, raggiungendo il 6° posto e perdendo agli ottavi di finale, e vince la Coppa Italia di Serie C (vittorie per 0-1 e 3-1 con la Viterbese nella doppia finale).

    Nonostante i brillanti risultati, a fine stagione lascia la squadra piemontese e l'anno seguente si accorda con l'Avellino, ma rinuncia dopo la mancata iscrizione degli irpini alla Serie B. Il 3 ottobre 2018 Marcolini conclude con profitto il Master di Coverciano e diventa allenatore di Prima categoria UEFA Pro.

    Nel 2018/19 subentra ad Alvini alla guida dell'Albinoleffe nel Girone B di Serie C e conduce i bergamaschi alla salvezza. Il 2019 è l'anno del ritorno al Chievo, nuovamente in Serie B, ma l'avventura si chiude il 1° marzo 2020 con la squadra ottava in classifica.

    Nel 2020 prende in corsa la panchina del Novara, ma la stagione si conclude precocemente con l'esonero anticipato. Poi l'ultima avventura in Italia lo vede nuovamente comporre il binomio con l'Albinoleffe, e concludere l'annata 2021/22 con un 12° posto in Serie C e una nuova salvezza con i bergamaschi.

    Finché nel dicembre 2022 la sua carriera da tecnico prende una svolta inattesa: la Federcalcio maltese gli affida la panchina di Malta, nella quale subentra a Devis Mangia. Ma il compito di Michele va ben al di là di quello del semplice Commissario tecnico:

    "Qui mi chiamano head coach- racconta a 'La Gazzetta dello Sport' -. Oltre a organizzare le finestre internazionali con la Nazionale Maggiore, il mio compito è infondere le linee guida a tutte le selezioni giovanili. Un ruolo impegnativo, ma molto gratificante".

    Nelle qualificazioni ai Campionati europei 2024 la Nazionale maltese è stata inserita nel girone C con gli Azzurri. La sfida di andata a Malta si è conclusa con la vittoria per 0-2 dei Campioni d'Europa in carica, allora allenati da Roberto Mancini. E ora è la volta del ritorno in Italia.

    Marcolini però non si preoccupa, ed è immerso nel progetto di crescita dell'intero movimento maltese che gli è stato assegnato.

    "Il primo bilancio è molto positivo - assicura - Mi trovo in un Paese con un clima meraviglioso, ricchissimo di bellezze naturali: coste, scogliere, panorami che lasciano a bocca aperta. A volte sembra di essere dentro una cartolina".
    "Quando non giochiamo, sono sempre in ufficio - spiega - Dalle 9 alle 19, non l'avevo mai fatto prima. La prima cosa che mi viene chiesta è dare l’esempio a livello comportamentale e umano. Credo che questa sia una buona base di partenza, oltre che nel mondo del lavoro, per la vita in generale".

    Al suo fianco, oltre a Davide Mazzotta, c'è anche un altra figura storica del Chievo, Davide Mandelli.

    "Per me la sua presenza è motivo di grande tranquillità - assicura Marcolini -. È un ragazzo con cui ho condiviso tantissime esperienze, sia da giocatore, sia da allenatore. Siamo tutto il giorno insieme, praticamente viviamo in simbiosi. Prima che un ottimo collaboratore, è un vero amico".

    Se ci vuole un po' di tempo prima di imparare la lingua, come Marcolini stesso ha ammesso qualche tempo fa, il mare è l'elemento che gli fa sentire di meno la nostalgia per l'Italia.

    "Ho la fortuna di vedere tutto blu. Ho una stupenda terrazza fronte mare - ha raccontato a 'La Gazzetta dello Sport' - dalla quale posso godere di un panorama mozzafiato. Vivo a Mellieha, nel nord dell’isola. È tutto stupendo".

    Gli ingredienti per far bene tutto sommato ci sono, nonostante gli zero punti nelle prime cinque partite: chissà che il centrocampista di mille battaglie, che conoscono bene a Bari, Bergamo e Verona, non possa ritagliarsi grandi soddisfazioni da Commissario e Direttore tecnico nell'isola del Mediterraneo.

  • Pubblicità
    Pubblicità