Nel 1969, a 23 anni, George Best decise che era arrivato il momento di concentrarsi solo su ciò che contava davvero. Solo il calcio, solo il suo lavoro. Per questo si impose di rinunciare alle altre due grandi passioni della sua vita: l’alcol e le donne.
Il suo bilancio, però, fu piuttosto amaro: "Sono stati i peggiori 20 minuti della mia vita".
In quel periodo Best era all’apice assoluto della carriera. L’anno precedente aveva trascinato il Manchester United al suo primo trionfo in Coppa dei Campioni, era stato capocannoniere in Inghilterra e aveva conquistato il Pallone d’Oro.
Ma se in campo collezionava dribbling spettacolari, gol a raffica e trofei pesanti, fuori dal rettangolo di gioco accumulava feste, drink e avventure sentimentali.
Il suo doppio volto – fuoriclasse geniale sul prato verde e playboy irrefrenabile nella vita privata – in quei tempi riusciva ancora a convivere. Ma sarebbe presto arrivato il momento in cui quell’equilibrio fragile avrebbe iniziato a cedere.



