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Beppe Marotta InterGetty Images

Marotta sulla mancata proroga del Decreto Crescita: "Un autogoal per il calcio e l'economia del Paese"

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La mancata proroga del Decreto Crescita e, di conseguenza, degli sconti fiscali per le società che si apprestano ad accogliere giocatori provenienti dall'estero, ha lasciato di stucco gli esponenti di maggior prestigio del calcio italiano.

Tra questi anche l'amministratore delegato per l'area Sport dell'Inter, Giuseppe Marotta, decisamente preoccupato per il futuro del movimento nostrano che, a partire dal 1° gennaio, non potrà più contare su questi benefici in sede di mercato.

Intervenuto ai microfoni di 'Sky Sport', Marotta si è anche soffermato sulla necessità di rivedere la strategia sui rinnovi di contratto, un tema molto caro ai nerazzurri per le trattative attuamente in corso con alcuni elementi di spicco della rosa (su tutti, capitan Lautaro).

  • "AUTOGOAL PER IL CALCIO"

    "Dal momento in cui il calcio italiano sta risalendo nel ranking europeo, con tre squadre nelle tre finali delle competizioni continentali e con due che prenderanno parte al nuovo Mondiale per Club della FIFA, l'abolizione di questa agevolazione rappresenta un autogoal per il calcio e per l'economia del Paese".

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  • "DANNO IRRIMEDIABILE"

    "Questa agevolazione era uno strumento per accogliere in Italia calciatori di chiaro interesse, di conseguenza ci sarà un impoverimento di quel prodotto che il calcio genera, non solo direttamente ma anche per l'indotto che riesce a produrre.

    Anche se non sarà semplice, bisognerà trovare degli accorgimenti. Sicuramente si produrrà un danno irrimediabile: diminuirà la competitività del nostro calcio in Europa e di questo ne risentirà anche la Serie A, perché quando i grandi club sono in difficoltà anche quelli medi non riescono a trarre dei vantaggi".

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  • NUOVE STRATEGIE PER I RINNOVI

    "Questo strumento facilitava l'arrivo in Italia di calciatori di chiaro interesse, quindi è chiaro che la strategia andrà rivista e si dovranno trovare dei rimedi".

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  • NIENTE AGEVOLAZIONI PER IL 'MADE IN ITALY'

    "Il prodotto italiano non era certamente condizionato da questa agevolazione fiscale, anzi: il fatto di avere giocatori di qualità permetteva ai giovani di crescere in un contesto di grande spessore".

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