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Lazio-Napoli è la partita di Sarri: gioie e dolori in tre anni impossibili da dimenticare

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Prima del Napoli capace di vincere due Scudetti in tre anni ce n'era un altro, una squadra bellissima da vedere ma priva di titoli da mostrare con estremo orgoglio: il suo condottiero era Maurizio Sarri, uno che all'ombra del Vesuvio ha saputo lasciare una più che discreta impronta.

Un matrimonio durato tre anni, in grado di coniugare il calore di un popolo e l'apparente freddezza di un tecnico 'sui generis', proclamato per acclamazione 'Comandante' ed entrato di diritto nella storia del club.

Il rapporto contrattuale col Napoli si è concluso nel 2018, non quello spirituale con la gente che sa amarlo ancora a distanza di anni: per questo - e per tanti altri motivi - la sfida di oggi al proprio passato da attuale allenatore della Lazio non potrà mai essere come tutte le altre.

  • DALL'EMPOLI AL NAPOLI

    Solitamente la grande chance, ovvero il treno da non perdere, arriva nei primi scorci di carriera di un giocatore o di un allenatore: Sarri ha capovolto i canoni anche in questo caso, ricevendo la chiamata del Napoli all'età di 56 anni.

    De Laurentiis lo sceglie al posto di Rafa Benitez dopo aver assistito con ammirazione ai risultati ottenuti sulla panchina dell'Empoli, condotto brillantemente alla salvezza con quattro turni d'anticipo ma, soprattutto, col tratto distintivo del bel gioco a far da padrone.

    Quanto basta per sponsorizzare l'arrivo di Sarri a Napoli, città che gli ha dato i natali il 10 gennaio 1959: suo padre Arrigo lavorava infatti come gruista all'Italsider di Bagnoli, quartiere del capoluogo campano.

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  • TRE ANNI IMPOSSIBILI DA DIMENTICARE

    Pronti via e Sarri conferma tutti i buoni propositi sul suo conto: il bilancio della prima stagione al Napoli è positivo e parla di secondo posto finale in campionato, alle spalle di quella Juventus di Allegri mai battuta sulla lunga distanza.

    Probabilmente è questo il maggiore rimpianto all'interno del trienno sarriano: un successo soltanto sfiorato ma mai raggiunto come nel 2017/18, ultima stagione di Sarri prima dell'addio.

    Dopo la più che onorevole terza piazza dell'anno precedente, i tempi per il trionfo partenopeo sembrano maturi: è in questo momento storico che il Napoli di Sarri raggiunge vette elevatissime per risultati e bellezza del gioco, connubio che consente di chiudere la Serie A alla quota record di 91 punti.

    Purtroppo per il Napoli, la Juventus ne totalizza 95 e per sempre quello rimarrà lo "Scudetto perso in albergo", come dichiarato dallo stesso Sarri in relazione alla visione (da parte dei suoi giocatori) di un discusso Derby d'Italia che ha rappresentato la svolta per i bianconeri e l'inizio della resa azzurra, certificata dal clamoroso 3-0 subìto al 'Franchi' dalla Fiorentina soltanto poche ore più tardi.

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  • SARRISMO È DIVENTATO UN NEOLOGISMO

    La delusione di uno Scudetto perso a pochi metri dalla linea del traguardo porta Sarri e il Napoli a separarsi: per il tecnico si apre il breve capitolo (della durata di un solo anno) alla guida del Chelsea, con cui riuscirà a trionfare oltre i confini nazionali portando a casa un'Europa League.

    Eppure, se Sarri è ancora oggi accostato al Napoli, un motivo ci sarà: merito della filosofia di gioco che ha dato vita al termine "sarrismo", sorto sui social senza troppe pretese e finito col diventare un vero e proprio neologismo del vocabolario Treccani.

    "La concezione del gioco del calcio propugnata dall’allenatore Maurizio Sarri, fondata sulla velocità e la propensione offensiva; anche, il modo diretto e poco diplomatico di parlare e di comportarsi che sarebbe tipico di Sarri".

    Un termine manifesto, uno spartiacque storico all'interno del calcio italiano: anche senza trofei, quel Napoli resta tutt'ora negli occhi sognanti di chi ama davvero il calcio e le gesta dei suoi eroi senza mantello.

  • IL PRESENTE SI CHIAMA LAZIO

    Gli ultimi giorni sono stati movimentati per Sarri, costretto a sottoporsi a un intervento a seguito del riscontro di una fibrillazione atriale: 'dettaglio' che comunque non dovrebbe impedirgli di presenziare sulla panchina dell'Olimpico per la sfida al proprio passato.

    Di perdersi l'incrocio col Napoli non ha alcuna voglia, tra esigenze di calciomercato (la Lazio sta cedendo Castellanos al West Ham) ed emozioni di campo che, per una volta, saranno un po' più difficili del previsto da gestire: perché tre anni così intensi non si possono dimenticare con un gesto banale qual è uno schiocchio di dita.

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