L’Italia calcistica è una barzelletta raccontata male. Da un comico che non fa ridere.
La terza eliminazione consecutiva dalle qualificazioni ai Mondiali non fa altro che certificare lo stato comatoso - forse irreversibile - del nostro movimento.
Tutto sbagliato. Dai concetti, alla loro messa in pratica. Dalle convocazioni di un gruppo che non c’è se non nelle fantasie bislacche di un Commissario Tecnico senza fisique du role, all’espressione di un calcio che, per tenerci stretti, era desueto già vent’anni fa.
Ma i mali del calcio nostrano risiedono nelle segrete stanze, molto più che negli interpreti che sono chiamati ob torto collo a metterci la faccia. Ed è già troppo tardi per iniziare a cambiare, mentre l’Apocalisse è diventata il nostro giardino di casa.


