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Manchester City FluminenseGetty Images

Il mondo capovolto di Manchester City e Fluminense: dalla terza serie alla finale del Mondiale per Club

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Il 22 dicembre del 1999, esattamente 24 anni fa, il Manchester City stava preparando una trasferta al The Hawthorns contro il West Bromwich Albion, avversario che avrebbe affrontato il giorno di Santo Stefano. Nell'allora Second Division, però. Ovvero la terza divisione del calcio inglese.

Sempre il 22 dicembre del 1999, sempre 24 anni fa, il Fluminense si apprestava a vivere una delle pagine più surreali della propria storia. Il giorno successivo avrebbe sfidato il Nautico a Recife, per l'ultima giornata del quadrangolare finale della Serie C brasiliana di quell'anno. Vincendo quella partita, avrebbe conquistato la promozione in B.

24 anni più tardi, Manchester City e Fluminense si ritrovano una di fronte all'altra. Non in terza serie: nella finalissima del Mondiale per Club, in programma questa sera (via alle 19 italiane, le 21 locali) a Jeddah, in Arabia Saudita. Il City è naturalmente strafavorito, il Flu ci crede. Chi vince è campione del mondo.

Dall'inferno al paradiso, dal nulla al tutto. Un mondo capovolto in poco più di due decenni, una chance del destino dopo tanta sofferenza. E un cerchio che, almeno per una delle due, finalmente si chiuderà tra poche ore.

  • LA CADUTA ALL'INFERNO

    Nel 1998/1999, il Manchester City viveva la stagione più dura della propria storia. Doppiamente pesante, doppiamente difficile da sopportare. Perché, proprio mentre i Blues si ritrovavano costretti a risalire dalla terza divisione inglese, i rivali storici del Manchester United conquistavano il Treble mettendosi in bacheca Premier League, FA Cup e Champions League.

    Era stata una stagione tremenda, quella precedente. Il 3 maggio 1998 il City aveva stravinto per 5-2 a Stoke-on-Trent, ma Port Vale e Portsmouth avevano fatto lo stesso. Risultato: il Manchester City era finito penultimo davanti allo stesso Stoke City e al Reading. E dunque era impensabilmente retrocesso dalla First Division alla Second Division (le attuali Championship e League One), seconda caduta in tre anni dopo quella dalla Premier League del 1996.

    Nel frattempo, dall'altra parte dell'oceano, anche il Fluminense attraversava la fase più nera della propria storia. Da tempo. Perché il club di Rio de Janeiro era già retrocesso dalla Serie A del Brasileirão alla Serie B nel 1996, venendo successivamente ripescato. Si era ripetuto nel 1997, e questa volta aveva dovuto accettare il proprio destino. Quindi il crollo dalla B alla C del 1998. Un triplo salto all'indietro da brivido.

    I tempi di gloria di entrambe apparivano ed erano lontanissimi. Erano lontanissimi il campionato, la FA Cup e la Coppa delle Coppe vinti in serie dal Manchester City dal 1967 al 1970. Ed erano lontanissimi la Máquina di Rivelino e l'ultimo trionfo tricolor del 1984, con il futuro genoano Claudio Branco - peraltro tornato a dare una mano nell'anno in B - a estrarre la dinamite dal proprio piede sinistro.

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  • Manchester City Gillingham 1999Getty Images

    L'ANNO PIÙ DURO E LA RISALITA

    Serie C, dunque. Inglese da una parte, brasiliana dall'altra. L'ascesa parte da lì, perché in quel 1999 così duro Manchester City e Fluminense trovano nell'orgoglio la bandiera da sventolare. Proprio mentre il Manchester United si intasca l'impossibile, proprio dopo che il Vasco da Gama ha conquistato la sua prima Copa Libertadores.

    Alla fine dei rispettivi campionati, il City di Joe Royle e il Flu di Carlos Alberto Parreira, tornato a dare una mano al club del cuore cinque anni dopo il titolo di Pasadena, vengono promossi. È il primo passettino verso una parvenza di normalità. Ma nulla, in ossequio a una storia spesso travagliata, è semplice. Non lo è la stagione regolare della Second Division, che vede gli inglesi chiudere al terzo posto e mancare la promozione diretta. E non lo sono le varie fasi in cui è divisa la C nazionale, che vede il Fluminense perdere contro avversari come Vila Nova, Anapolina, Goiania e Serra.

    Se il Fluminense abbandona l'inferno grazie a un 2-1 contro il Nautico, due giorni prima di un Natale che 24 anni dopo avrà tinte completamente diverse, venendo peraltro ammesso direttamente in A senza giocare la B, il percorso del Manchester City è ancora più accidentato. La squadra di Royle arriva in finale playoff, dove peraltro si presenta in campo con una bizzarra maglia giallonera, ma contro il Gillingham l'incubo sta per materializzarsi: gli avversari passano in vantaggio all'81' e vanno sul 2-0 all'89'.

    Solo che nel recupero si compie il miracolo. Al 91' Kevin Horlock accorcia le distanze, proprio quando gran parte dei tifosi del Manchester City sta già lasciando Wembley a testa bassa. E al 95' pareggia Paul Dickov. Ai rigori a prevalere è il City. La missione, più difficoltosa del previsto, è compiuta.

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  • Aguero QPR 2012Getty Images

    I SUCCESSI DEGLI ANNI RECENTI

    La svolta vera è arrivata recentemente, ma neppure troppo. Nel 2007 nel caso del Manchester City, che con il passaggio nelle mani dell'Abu Dhabi Group si è visto ribaltare la vita da così a così. Un po' prima in quello del Fluminense, che ai tempi bui di B e C aveva stretto una partnership con il colosso sanitario Unimed, tornando in auge e a vincere: due campionati e una Copa do Brasil, oltre a una finale di Copa Libertadores e una di Copa Sudamericana perse nel 2008 e nel 2009 (sempre contro la LDU, la sua bestia nera).

    Il City, nel frattempo, ha alzato molti più trofei. Trionfando sette volte in Premier League negli ultimi dodici anni (in precedenza aveva vinto il campionato due volte in tutta la propria storia) e diventando il club guida in Europa a partire da quel leggendario destro di Sergio Agüero contro il QPR, punto di svolta di una squadra che nelle stagioni a venire si sarebbe assicurata la sapienza di Pep Guardiola e i piedi di tanti talenti e campioni.

    "Io credo che la nostra impresa sia stata ingigantita dai recenti successi del City - ha detto Dickov qualche tempo fa all'Independent, riferendosi alla storica finale contro il Gillingham - Forse 10 anni fa i tifosi mi avrebbero fermato per strada, ringraziandomi per quel goal e stop. Ora che il club sta dominando, e giocando un gran calcio, tutto ciò rende più iconico e più bello per loro pensare a dove eravamo 20 anni fa".

  • UN 2023 IMPRESSO NELLA MEMORIA

    E poi c'è il 2023. Che, in attesa di capire come si concluderà a Jeddah, è stato l'anno più importante della storia di entrambe. Del Manchester City, che a Istanbul ha completato la stagione perfetta alzando per la prima volta la Champions League e dando vita a un nuovo Treble a tinte blue. E del Fluminense, che a inizio novembre ha placato la propria sete di Libertadores imponendosi al Maracanã contro il Boca Juniors.

    È stato l'apice assoluto di una doppia traiettoria gloriosa, ma spesso travagliata, sofferta, accidentata. Tra vittorie e delusioni, trofei e retrocessioni. 24 anni fa, Manchester City e Fluminense toccavano il fondo. Ma si sono rialzate. E ora sono qui a giocarsi il tetto del mondo in una partita che, per entrambe, ha un sapore particolare.

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  • Foden Marcelo Manchester City FluminenseGOAL

    I SIMBOLI? FODEN E MARCELO

    Sarà la partita di Pep Guardiola e Fernando Diniz, del calcio posizionale del primo contro quello aposizionale del secondo. Alla vigilia, lo spagnolo ha detto dei brasiliani che "giocano come la Seleção del 1982": probabile, ma intanto è chiaro come la propria squadra sia chiaramente e nettamente favorita per continuare l'abbuffata di trofei.

    Il Flu ci proverà con i suoi vecchietti: dal quarantatreenne (!) portiere Fabio al quarantenne Felipe Melo, passando per l'eterno Marcelo (35) e la realtà mancata Ganso (34). Nei giorni scorsi il Daily Telegraph li ha definiti "una squadra di pensionati" e Kyle Walker ha sbottato: "Mancanza di rispetto". Il punto di riferimento offensivo è il Rey de América German Cano, 13 reti nell'ultima Libertadores: non potrà sfidare Haaland, assente per infortunio al pari di De Bruyne e Doku.

    Giocherà Phil Foden, classe 2000. Tifoso del Manchester City, prima ancora che giocatore. Quando il club viveva la propria stagione più buia, lui non era ancora nato. Mentre aveva 11 anni Marcelo, che di lì a poco sarebbe entrato a far parte delle giovanili del Fluminense e che a febbraio è tornato a Rio dopo quasi un ventennio. Questa sera il vero significato della la partita, in fondo, lo incarneranno loro due.

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