di Marco Amato
L’Atalanta arriva a Torino e la fa da padrona, l’ennesimo gradino scalato dalla Dea che manda un messaggio al campionato: la squadra di Gasperini c’è per lo scudetto. Abdica invece la Juventus che si scioglie come neve al sole mentre intorno a sé esplode la contestazione. Finisce 0-4, da una parte finisce il sogno, dall’altra è appena iniziato.
Una partita a scacchi dove, alla fine, basta un episodio a ribaltare il tavolo. In breve, si può descrivere così il primo tempo di Juventus-Atalanta, una partita che parte con tanti spunti tattici e al 45’ si chiude nel caos. I bianconeri a volte giocano corto, altre volte allungano e mettono in difficoltà la Dea che però si presenta in forma a Torino e non ci sta a subire la Juve. La prima occasione al 7’ è di Thuram, poco dopo risponde Zappacosta. Un botta e risposta che poi segue con occasioni per Kelly e Lookman.
Cambia tutto al 29’: rigore per l’Atalanta – molto contestato da Thiago Motta che a bordocampo mima il salto con il quarto uomo -, Retegui insacca e cambia ambiente e partita. Dalla Curva bianconera riparte la contestazione, la Juve è intontita e l’Atalanta ne approfitta: nel finale di primo tempo c’è solo la Dea, occasioni in serie per Lookman, Zappacosta e poi Ederson. Solo un super Di Gregorio tiene a galla la Juventus.
Ma la luce resta spenta alla ripresa e nemmeno Di Gregorio può nulla. Kelly sbaglia l’appoggio, l’Atalanta ne approfitta e colpisce: all’ennesima ribattuta del portiere bianconero è de Roon ad arrivare per primo e raddoppiare. Al 66’ arriva la parola fine al match e alle residue speranze della Juventus di lottare per qualcosa di importante: Kolasinac e Zappacosta tagliano in due la difesa bianconera ed è il numero 77 atalantino a segnare il 3 a 0. Al 76’ c’è gloria anche per Lookman, ma la Juventus è uscita dal campo già da un po’, lo testimonia il pallone tragicomico perso da Vlahovic che dà via all’azione.

