Pubblicità
Pubblicità
PSG InterGetty Images

Il Triplete del PSG è l'inizio di una nuova era: dai Galacticos al gruppo, con Luis Enrique una rivoluzione vincente

Pubblicità

D'accordo, il PSG non ha mai badato a spese. Non lo fa ormai da quasi quindici anni, ovvero da quando il Qatar Investment Authority, il fondo sovrano del Qatar, ha deciso di trasformarlo in una delle maggiori potenze europee e mondiali.

Il PSG non ha badato a spese neppure a gennaio, quando ha acquistato Khvicha Kvaratskhelia dal Napoli per una settantina di milioni. Eppure c'è modo e modo di aprire i cordoni della borsa. E a Parigi, in qualche modo e lungo il corso degli anni, sembrano averlo capito.

Il trionfo di Monaco di Baviera contro l'Inter segna ufficialmente l'inizio di una nuova epoca, ma soprattutto chiude in maniera definitiva le porte a quella precedente: quella delle stelle sulla bocca di tutti, di Neymar, Messi e Mbappé tutti insieme.

Un'epoca di lustrini, di star del pallone, di campioni nella fase perfetta della carriera. Un'epoca vincente in patria, certo, ma mai fuori dai confini dell'Esagono. La Champions League era sempre sfuggita, quasi come un sogno inaccessibile. Fino a questa sera.

  • IL SIMBOLO IN NEGATIVO? COMAN

    Il PSG si era avvicinato veramente alla Champions League solo una volta nella propria storia: nel 2020. L'anno del Covid, l'anno in cui i francesi, guidati in panchina da Thomas Tuchel, arrivavano fino alla finale di Lisbona perdendo di misura contro il Bayern.

    Ironia della sorte, ad andare a segno in quell'occasione era Kingsley Coman. Ovvero un prodotto delle giovanili del PSG. Il club francese se l'era lasciato scappare qualche anno prima a parametro zero, vedendolo trasferirsi alla Juventus, diventare campione in Serie A e poi proseguire la propria incetta di titoli in Germania.

    Il simbolo in negativo di quell'epoca, esagerando un po' l'analisi, è proprio l'ex juventino. Scartato da un club che i campioni preferiva prenderseli da fuori fatti e finiti, spesso senza una logica tattica vera e propria, per formare una rosa da Dream Team e uno spogliatoio quasi hollywoodiano.

  • Pubblicità
  • NEMMENO CON MESSI

    Nel 2021 è arrivato perfino il più grande di tutti: Lionel Messi. Dopo aver lasciato il Barcellona per fine contratto, il fenomeno argentino ha accettato di intraprendere una nuova avventura in Francia firmando a parametro zero col PSG.

    Messi più Mbappé più Neymar: il re, il suo aspirante successore e il principe. Tutti assieme appassionatamente. Eppure non ha funzionato. O meglio: ha funzionato solo in Francia, non certo in Europa.

    Sia nel 2021/2022 che nel 2022/2023, i due anni in cui il PSG si è potuto avvalere dei servigi di Messi, l'avventura in Champions League si è conclusa anticipatamente: sempre agli ottavi di finale, prima contro il Real Madrid e poi contro il Bayern.

    Alla fine Messi se n'è andato tra l'indifferenza generale, o quasi, da parte di un popolo che con lui non ha mai vissuto un vero feeling. E proprio in quelle settimane Luis Enrique diventava il nuovo allenatore del PSG. Una sorta di sliding door della storia recente del club.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • DALLE STAR AL GRUPPO

    Lo spagnolo ha immediatamente chiarito la propria filosofia, iniziando gradualmente a cambiare la mentalità dell'ambiente, finalmente spalleggiato da proprietà e dirigenza: stop alle figurine, spazio a un vero progetto vincente.

    Messi non c'era più e contemporaneamente se n'è andato pure Neymar. Non solo: Lucho non si è strappato i capelli neppure quando a lasciare, per fine contratto come Messi col Barcellona ma per andare al PSG, è stato Mbappé, l'ultimo dei mohicani. Di nuovo: ha sempre contato il gruppo, non il singolo. Anche se il singolo di tutti era un fuoriclasse, non a caso capace di confermarsi tale anche a Madrid.

    Dal mercato sono arrivati elementi giovani, futuribili, ma già ampiamente in grado di dire la propria in un top club ad altissimi livelli: Pacho, Joao Neves, Barcola, ovviamente Kvaratskhelia, lo splendido Doué. A proposito di quest'ultimo: che prestazione da fenomeno a Monaco.

  • "CORRONO MOLTO DI PIÙ"

    A sottolineare con forza, e in tempi non sospetti, che cosa stesse diventando il nuovo PSG era stato un avversario: Eric Roy, ovvero l'allenatore del Brest, una delle sorprese della passata edizione della Ligue 1 e poi battuto proprio dai parigini nel playoff di Champions League.

    Roy e il Brest hanno perso contro il PSG anche in campionato, nelle prime settimane della stagione. Al Parc des Princes è finita 3-1 per la squadra di Luis Enrique, risultato nemmeno troppo rotondo. Ma il tecnico degli sconfitti ha reso omaggio agli avversari e al loro nuovo modo di intendere le partite e il gioco del calcio.

    "Corrono molto di più. Collettivamente sono molto meglio della scorsa stagione. Quando perdevano palla tutti si impegnavano, erano ben organizzati. È stato meno facile per noi giocare contro di loro rispetto all'anno scorso".
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • TRIPLETE

    Se l'Inter ha concluso - in attesa del Mondiale per Club - una stagione da zero titoli, alla fine è stato il PSG a conquistare il Triplete: ha vinto prima il campionato, poi la Coppa di Francia, infine la Champions League.

    Lo ha fatto sempre dominando, non solo meritando: ha stravinto la Ligue 1, ha demolito per 3-0 il Reims e per 5-0 l'Inter. Con qualità, con personalità, con palleggio, con organizzazione. Con un calcio sempre propositivo, offensivo, brillante.

    Un anno fa la banda Luis Enrique aveva fatto le prove generali del trionfo, fermandosi in semifinale contro il Borussia Dortmund. In rosa c'era ancora Mbappé. Ironia del destino, o forse no, la prima Champions è arrivata senza di lui. Proprio nella stagione in cui il Real Madrid ha fatto fiasco.

0