"Il mister voleva parlarmi, con franchezza e senza altre persone. Gli ho detto di operare facendo scendere in campo chi ha voglia, chi ha cuore, chi tiene alla maglia e vuole sudarla. Senza pensare ai nomi, alle gerarchie, al patrimonio che sta gestendo. E' libero, ha carta bianca, deve essere totalmente autorevole".
"De Sanctis? Chi vivrà vedrà. Stimo molto il direttore, è una persona che ha dato tanto alla Salernitana. Alcune cose non gli sono riuscite, ma non ha portato gente di C ma da club di prima fascia. Cosa gli volete rimproverare? Non mi sembra che in 104 anni altri dirigenti hanno fatto diversamente. E' chiaro, però, che se la Salernitana dovesse andare male sono tutti sub iudice".
"Che sia ben chiaro: De Sanctis è un mio dipendente. Questa è un'azienda verticale, con me a capo. Io non devo nulla a lui e tutti devono a me. E' certo che a giugno, quando abbiamo finito il campionato, mi ero entusiasmato per i suoi acquisti. E sono gli stessi giocatori che scendono in campo ora. Oggi i risultati sono diversi, è evidente che non sono contento e gliel'ho detto. Questo è il calcio".
"A bocce ferme mi sembrava una buona Salernitana, prendo atto di essermi sbagliato e sono il primo a perderci. Sono disilluso, mortificato, dispiaciuto. Nel calcio capita anche questo, ma nulla è perduto".