“Vedi Emre e poi Mor”. Rivisitando la famosa frase attribuita allo scrittore Johan Wolfgang van Goethe, volta a soffermarsi sulla magnificenza della città di Napoli, questo avrebbe potuto essere un ottimo coro per i tifosi di Inter, Juventus o Torino, tutti vicini – chi prima, chi dopo – ad accogliere il talento di EmreMor, esterno destro d’attacco turco più di una volta accostato con insistenza alla Serie A.
Un trasferimento mai avvenuto, nonostante le ottime premesse e il fascino che i club nostrani potevano vantare sulle concorrenti, non paragonabili in quanto a storia e blasone: eppure l’Italia, per Emre Mor, è sempre rimasta una splendida illusione, il coronamento mai arrivato di una carriera che non si è ancora attestata sui livelli pronosticati in passato. E chissà mai se lo farà.
Il calcio è materia liquida, dove tutto scorre velocemente e i treni, così come nella vita, passano una volta sola: nel caso di Emre Mor il treno è passato addirittura due volte ma, in entrambe le circostanze, il viaggio è stato annullato in favore di una destinazione diversa. Un’eccezione già di per sé unica, un sovvertimento delle regole non scritte che non ha trovato terreno fertile in un mondo che va di fretta. Forse troppa.





