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EMRE MOR BORUSSIA DORTMUNDGetty Images

Da gioiello del mercato a meteora: Emre Mor e la Serie A sempre sfiorata

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“Vedi Emre e poi Mor”. Rivisitando la famosa frase attribuita allo scrittore Johan Wolfgang van Goethe, volta a soffermarsi sulla magnificenza della città di Napoli, questo avrebbe potuto essere un ottimo coro per i tifosi di Inter, Juventus o Torino, tutti vicini – chi prima, chi dopo – ad accogliere il talento di EmreMor, esterno destro d’attacco turco più di una volta accostato con insistenza alla Serie A.

Un trasferimento mai avvenuto, nonostante le ottime premesse e il fascino che i club nostrani potevano vantare sulle concorrenti, non paragonabili in quanto a storia e blasone: eppure l’Italia, per Emre Mor, è sempre rimasta una splendida illusione, il coronamento mai arrivato di una carriera che non si è ancora attestata sui livelli pronosticati in passato. E chissà mai se lo farà.

Il calcio è materia liquida, dove tutto scorre velocemente e i treni, così come nella vita, passano una volta sola: nel caso di Emre Mor il treno è passato addirittura due volte ma, in entrambe le circostanze, il viaggio è stato annullato in favore di una destinazione diversa. Un’eccezione già di per sé unica, un sovvertimento delle regole non scritte che non ha trovato terreno fertile in un mondo che va di fretta. Forse troppa.

  • LA DANIMARCA E LA SCELTA DI GIOCARE CON LA TURCHIA

    Come spesso accade per i giocatori turchi, anche Emre Mor nasce all’estero e precisamente in Danimarca, a Brønshøj, da padre turco e madre macedone, in un melting pot di culture che poi è uno dei tanti effetti della globalizzazione figlia del tanto discusso terzo millennio.

    La passione per il calcio si fa strada già all’età di quattro anni, quando il piccolo Emre si fa notare nelle giovanili della squadra locale, dove resta fino ai nove per poi trasferirsi a quelle del Lyngby, vera e propria palestra di vita ancor prima che di calcio: è qui che da ragazzino diventa adolescente e infine uomo, attraversando le varie fasi della gioventù tra calci al pallone (tanti) e insegnamenti preziosi (idem).

    Nove anni di formazione e apprendimento, decisivi per il passaggio al contesto professionistico nel 2015 al compimento del diciottesimo anno: il primo contratto coi grandi glielo fa firmare il Nordsjælland, proprio quando inizia ad insinuarsi nella mente l’idea di abbandonare le giovanili della nazionale danese per accettare la ‘corte’ dell’Under 21 turca, terra in cui si trovano le sue radici (da parte paterna) e a cui si sente profondamente legato.

    E così effettivamente avviene: Emre Mor fa il suo esordio con la Turchia Under 21 e scorge addirittura la possibilità di giocare con la nazionale maggiore guidata da un ‘santone’, da Fatih Terim, che a quelle latitudini è considerato un’istituzione. Lo switchdefinitivo si concretizza il 29 maggio 2016 con l’amichevole persa dalla Turchia contro il Montenegro: Emre Mor prende il posto di Volkan Şen all’intervallo, il passepartout che gli apre le porte della convocazione agli Europei che si sarebbero tenuti in Francia da lì a pochi giorni.

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  • IL DERBY DI MERCATO TRA JUVENTUS E TORINO VINTO… DAL BORUSSIA DORTMUND

    Negli ambienti del mercato si parla già di questo piccolo funambolo turco, accostato – con molta leggerezza col senno di poi – perfino a Lionel Messi: non sono esenti da questo discorso neanche le italiane, nello specifico Juventus e Torino, che si sfidano in quella che dovrebbe essere una lotta impari. Almeno sulla carta.

    I bianconeri possono contare su una storia che parla da sola e, soprattutto, sul fiuto di Giuseppe Marotta, sensibile al fascino dei giovani talenti come Emre Mor, seguito costantemente dagli osservatori del club che stilano valutazioni positive ogni qual volta si recano allo stadio per ammirarlo.

    Marotta sa bene che bisogna fare in fretta per anticipare la concorrenza ed evitare brutte sorprese, la più classica delle beffe insomma: dopo aver avviato i colloqui col Nordsjælland il grosso sembra essere fatto, ma l’imprevisto è dietro l’angolo e assume la denominazione di Borussia Dortmund, che versa poco meno di 10 milioni di euro nelle casse danesi e si assicura con un gran blitz Emre Mor.

    Tra le due litiganti torinesi, a godere, è il terzo incomodo tedesco, almeno nelle primissime battute del trasferimento: il popolo giallonero non sa ancora che l’acquisto di Emre Mor sarà un flop, certificato da un solo goal in diciannove presenze, molte delle quali da subentrato. Nemmeno la vittoria della Coppa di Germania contribuisce a smorzare la delusione: il turco non fa nemmeno parte dei convocati per la finale contro l’Eintracht e già prospetta l’addio dopo una stagione da gettare nel dimenticatoio.

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  • Emre Mor Celta Vigo 21042018Getty

    L’ILLUSIONE INTER E LA PARABOLA CELTA VIGO

    Ad un anno dall’intrigo torinese, la storia è dunque pronta a ripetersi: stavolta a fare le veci di Juventus e Torino è l’Inter di Suning, che dodici mesi prima ha acquisito la maggioranza della società da Erick Thohir: l’obiettivo della nuova proprietà cinese è chiaro e coincide con la volontà di scalare le gerarchie del calcio italiano ed europeo, dopo la ‘sbornia’ del Triplete e la perdita di posizioni che ne è conseguita.

    Emre Mor è il profilo giusto per perseguire l’ambizioso scopo: giovane, talentuoso e con tanta voglia di riscattarsi dopo l’annata tedesca. 13 milioni il costo del cartellino che, per l’Inter, non rappresentano un problema, anche perché il Borussia Dortmund sarebbe disposto ad accettare una contropartita tecnica nell’affare, individuata in uno tra Brozovic, Jovetic, Gabigol e Vanheusden. Insomma, le condizioni per giungere alla fumata bianca ci sono davvero tutte.

    Lo stesso Emre Mor diserta la foto di squadra con il club della Ruhr e il suo agente fa visita ai dirigenti nerazzurri direttamente in sede, segno che la trattativa è pronta ad entrare nella fase conclusiva: le bancarelle di Appiano Gentile già vendono la nuova maglia dell’attaccante turco e i tifosi sognano, ‘confortati’ dall’omonimia con un altro Emre, Belözoğlu, protagonista ai tempi di Cuper nei primi anni 2000.

    Solo un colpo di scena può far saltare tutto, e questo si verifica ‘puntuale’ il 10 agosto 2017: la visita milanese dell’agente Mustafa Ozcan lascia presupporre una fumata bianca imminente e la dichiarazione rilasciata ai giornalisti presenti è un’ulteriore ‘spinta’ per la vendita del suo gioiello.

    Non posso dire nulla, tra le società c’è un dialogo aperto. E' un giocatore fantastico, un top player. Se resto a Milano? Forse…”.

    La realtà dei fatti, però, è ben diversa: l’Inter si irrigidisce di fronte alle richieste relative alle commissioni avanzate dall’entourage di Emre Mor, ritenendole fin troppo elevate rispetto alla cifra necessaria per l’acquisto del cartellino. La trattativa, ben impostata, naufraga improvvisamente e a beneficiarne è il Celta Vigo, che il successivo 29 agosto accoglie ufficialmente l’attaccante.

  • ALTRO FLOP E UN PRESENTE CHE SI CHIAMA TURCHIA

    Impossibile sostenere con certezza come sarebbe andata in caso di approdo all’Inter ma, i tifosi nerazzurri, possono quantomeno dirsi sollevati a giudicare dal rendimento di Emre Mor in Galizia, tutt’altro che esaltante: in due stagioni festeggia soltanto un goal in trentanove apparizioni, per poi trasferirsi in prestito al Galatasaray e all’Olympiacos.

    Due prestiti all’interno della stessa stagione (2019/2020), accomunate dallo ‘0’ alla voce goal segnati: nemmeno la conquista del campionato greco può essere definita un successo, alla luce delle zero presenze che fanno di Emre Mor una meteora in piena regola.

    Un’altra pessima annata al Celta Vigo e un nuovo prestito, stavolta al Fatih Karagümrük allenato dall’italiano Francesco Farioli che lo mette al centro del suo progetto tecnico: la 2021/2022 è la migliore stagione per distacco nella carriera di Emre Mor, che va a segno in sei occasioni e contribuisce all’ottimo ottavo posto finale in Süper Lig.

    Il premio per questo ‘exploit’ atteso da tempo è la chiamata del Fenerbahce: appena 2 milioni il costo del cartellino, undici in meno rispetto a quella torrida estate del 2017 che mise a dura prova le coronarie di Walter Sabatini, infastidito – a dir poco – dalle richieste economiche dell’entourage di Emre Mor. Col senno di poi, è legittimo parlare di ‘pericolo scampato’.

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